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Notizie19 Gennaio 2022

Grillo indagato. Si posizionano le forze oscure nella contesa per il Quirinale

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Grillo indagato
Arnaldo Vitangeli analizza l'indagine su Beppe Grillo per traffico di influenze, evidenziando le implicazioni politiche per il Movimento 5 Stelle. Si discute anche del contesto delle alleanze politiche e del ruolo della magistratura nel potere italiano.
Punti chiave
  • Beppe Grillo è indagato per traffico di influenze.
  • Il figlio di Grillo è rinviato a giudizio per stupro di gruppo.
  • Luca Di Donna, collaboratore di Conte, è indagato per lo stesso reato.
  • Il M5S ha cambiato radicalmente le sue posizioni politiche nel tempo.
  • La magistratura è vista come parte del deep state italiano.
L'articolo

Il padrone e garante del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, è indagato per traffico di influenze. Si tratta della seconda tegola giudiziaria che colpisce la famiglia del comico, dopo che suo figlio è stato rinviato in giudizio per stupro di gruppo. Per lo stesso reato di traffico di influenze è indagato anche Luca Di Donna, stretto collaboratore di Giuseppe Conte, il capo politico pentastellato.

Secondo la procura di Milano, l’armatore Onorato “ha richiesto a Beppe Grillo una serie di interventi in favore di Moby spa che Grillo ha veicolato a esponenti politici trasferendo quindi al privato richiedente le relative risposte”.

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I guai giudiziari degli esponenti pentastellati sono, dal un punto di vista simbolico, il naufragio definitivo del movimento che voleva fare la “rivoluzione degli onesti”. Da un punto di vista politico il naufragio era già avvenuto, dopo che la forza che rivendicava il rifiuto assoluto a fare allenza con i partiti che “avevano distrutto l’Italia” si è alleato con tutti, partendo da Salvini per finire con Leu e passando da Renzi e Berlusconi.

Ma non si tratta solo delle allenze. Su tutti i temi politici (libertà vaccinale, riforma del Mes, rapporto con l’Unione Europea e con la finanza) e su molti di quelli simbolici (restituzione di parte dello stipendio, vincolo dei due mandati, vitalizi e privilegi) il partito di Grillo ha fatto un inversione a U, cancellando tutto quello che aveva promesso agli elettori in nome di una asserita “maturazione” che assomiglia tanto alla marcescenza. Ma l’attuale indagine a carico del Fondatore ha una potenza emotiva di portata devastante.

Sull’ Huffington post Federica Oliva scrive che si tratta di una “doppia nemesi”, sia perché appena 5 anni fa proprio il Movimento chiedeva le dimissioni in massa di tutto il governo per l’accusa di traffico di influenze illecite dell’allora ministra Federica Guidi, considerando le dimissione dell’interessata insufficienti per la gravità del fatto, sia perché proprio il ministro della Giustizia grillino Bonafede (in arte DJ Foffo) ha modificato la fattispecie di reato, rendendola vaga e indimostrabile in maniera tale che è possibile applicarla in modo molto discrezionale. E questo concede ulteriore potere alla magistratura, fulcro del deep state italiano, nei confronti della politica.

Ed appunto la magistratura come parte del deep state è la chiave per comprendere quello che sta succedendo con Grillo indagato e inserirlo nel quadro dello scontro epocale che avviene in Italia, specialmente ora che c’è da eleggere il nuovo presidente della Repubblica.

Sono mesi che il clan del M5S manda siluri al regime di Draghi attraverso quello che si può definire il suo organo di propaganda mediatica, ovvero Il Fatto Quotidiano. La ragione di questa guerra interna non è dovuta a velleità patriottiche: si tratta semplicemente di due clan che si scontrano per spartirsi influenze e potere. Il M5S è legato alla dittatura cinese con la quale Grillo e Casaleggio hanno intessuto stretti rapporti dal 2013. L’assalto finale al Paese, in occasione del voto per il Quirinale, deve però avvenire sotto l’egida delle élite globaliste europee e non della dittatura cinese, perciò i referenti e servi di tali poteri stranieri hanno iniziato a farsi una guerra senza quartiere.

Per i contendenti l’Italia è una preda ambitissima e strategica, anche per la sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo tornato nuovamente l’ombelico del pianeta. Le forze politiche attualmente presenti in parlamento, la magistratura, la stampa, sono tutte pedine controllate da soggetti stranieri che combattono senza esclusione di colpi per il dominio sul Bel Paese.

Va però detto che nella squallida parabola politica del Movimento buona parte della colpa ce l’ha il popolo italiano, che si è innamorato di parole d’ordine facili e prive di vero senso politico (servono gli onesti, i politici fanno tutti schifo, mandiamoli a casa) e quando Grillo ha iniziato a deviare dai propositi strettamente politici (e quindi più difficili da comprendere senza un minimo di studio) come la sovranità monetaria, la lotta contro la sovrastruttura finanziaria globale o la collocazione geopolitica del Paese, hanno continuato ad acclamarlo al grido di “io mi fido di Beppe”. Ora capiscono che quella fiducia era mal riposta, ma senza un cambio di atteggiamento profondo degli italiani è solo questione di tempo prima che qualche altro imbonitore al servizio di interessi occulti li inganni di nuovo.

ARNALDO VITANGELI

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