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Notizie29 Settembre 2021

Green pass: dal porto di Trieste ai Cobas, cominciano gli scioperi

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
DON QUIJOTE analizza gli scioperi indetti dai portuali di Trieste e dai Cobas contro il green pass. Si evidenzia il malcontento crescente tra i lavoratori e le preoccupazioni dei datori di lavoro per le assenze dal lavoro.
Punti chiave
  • I portuali di Trieste avviano scioperi veri contro il green pass.
  • Un quarto dei lavoratori del settore privato non è vaccinato.
  • Confindustria Udine chiede un green pass aziendale per la continuità produttiva.
  • I Cobas hanno indetto uno sciopero generale contro il green pass per l'11 ottobre.
  • Le piccole imprese temono di dover fermare l'attività per assenze di lavoratori.
L'articolo

I portuali di Trieste e i Cobas hanno indetto i primi scioperi veri contro il green pass: scioperi veri, perché stavolta si muovono i sindacati, a differenza di quanto è avvenuto coi camionisti i cui annunciati blocchi spontanei sono sostanzialmente abortiti. Anzi: si tratta di scioperi verissimi, dal momento che i portuali triestini stanno già servendo l’antipasto sotto forma di sciopero bianco.

E’ lecito aspettarsi che sia solo la prima onda di una marea montante  contro un provvedimento bollato come incostituzionale dagli avvocati napoletani.

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Secondo la CGIA Mestre (Associazione Artigiani e Piccole Imprese), un quarto dei lavoratori del settore privato non ha  effettuato la vaccinazione Covid che dal 15 ottobre sarà indispensabile per accedere al posto di lavoro: l’alternativa è procurarsi il green pass sottoponendosi ai continui tamponi prescritti dalla sadicocrazia. I tamponi oltretutto implicano la necessità di pagare per andare a lavorare: in un mese, il costo è pari a 180 euro circa.

NaturaSì, che offre i tamponi  ai dipendenti non vaccinati, è l’eccezione e non la regola: o almeno non lo è ancora, perché qualcosa sembra muoversi anche su questo fronte. Lo testimonia la richiesta di Confindustria Udine che invoca un green pass aziendale valido per andare a lavorare ma non per entrare al cinema, al ristorante e negli altri luoghi chiusi. Sarebbe utile per la “continuità produttiva”, dice Confindustria, nell’evidente timore che tanti dipendenti stiano a casa.

La preoccupazione dei datori di lavoro per la possibile assenza dei dipendenti aumenta con il diminuire delle dimensioni delle imprese. Artigiani e piccoli imprenditori sono particolarmente sulle spine: CGIA Mestre rileva che temono di dover bloccare l’attività perché tecnici e operai specializzati sono l’asse portante di queste imprese e sono pressoché impossibili da sostituire; lo stop di uno  di essi significa lo stop aziendale.

Difficile prevedere cosa concretamente accadrà il 15 ottobre all’interno delle piccolissime imprese che costituiscono il nerbo dell’economia nazionale e che tradizionalmente sono poco sindacalizzate. Però i sindacati sono presenti nelle realtà produttive di dimensioni maggiori: CGIL, CISL e UIL al momento al momento tacciono, ma i Cobas hanno indetto per lunedì 11 ottobre uno sciopero generale contro il green pass.

Almeno nelle intenzioni, la protesta dei Cobas è di carattere nazionale e va ben al di là delle agitazioni che si sono verificate finora e che sono state per così dire puntiformi: ad esempio, le scuole bloccate a Piacenza, a Porto Potenza, Susa…

Allo sciopero dell’11 ottobre hanno già aderito i portuali di Trieste che – come recita il loro comunicato sindacale –  saranno in piazza anche il primo ottobre e che già ora hanno rallentato il lavoro – lo sciopero bianco, appunto – “per segnalare concretamente il malcontento”. Un malcontento del quale non sono certo gli unici portatori.

DON QUIJOTE

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