Ma non ci sarà mica per caso anche stavolta un’ombra di interesse? Gli Stati Uniti stanno pressando l’Unione Europea. Desiderano che si unisca a loro nell’istituire sanzioni anche contro la Cina.

Gli effetti delle sanzioni occidentali contro la Russia sono noti: a patirne, è innanzitutto l’Unione Europea, che a differenza degli Stati Uniti è povera di risorse naturali e importava molta energia dalla Russia. Ora non ne importa quasi più. Deve perciò razionarla e finirà verosimilmente in recessione, cosa che potrebbe essere vantaggiosa per gli stessi Stati Uniti.

Le sanzioni alla Cina avrebbero verosimilmente effetti analoghi: ricadute più gravi sull’Unione Europea che sugli Stati Uniti, la cui economia è meno dipendente dagli scambi con la Cina. Il chiodo definitivo sulla nostra bara.

È la prestigiosa e solitamente ben informata agenzia di stampa Reuters a rivelare che bollono in pentola sanzioni occidentali anche contro la Cina. Scrive che esse avrebbero lo scopo di dissuadere la Cina dall’invadere Taiwan.

Si potrebbe obiettare che gli Stati Uniti dovrebbero innanzitutto evitare di soffiare sul fuoco: e invece proprio questo è accaduto con il viaggio a Taiwan di Nancy Pelosi. Ma tant’è.

A quel che scrive Reuters, anche Taiwan preme sull’Unione Europea per le sanzioni. L’azione diplomatica è soltanto allo stadio iniziale. Non è chiaro quali sarebbero le merci delle quali cesserebbero gli scambi commerciali con la Cina, ma si parla delle tecnologie con applicazioni militari.

Anche se la Cina è la fabbrica del mondo, gli Stati Uniti sono in una posizione di relativa indipendenza. Infatti si sono già sentiti in grado di minacciarla di sanzioni qualora essa avesse appoggiato in qualsiasi modo la Russia contro l’Ucraina. Inoltre hanno inserito cinque società cinesi nella lista nera: vietato vendere loro qualsiasi cosa. Il presidente Biden sta anche meditando di ridurre considerevolmente le esportazioni statunitensi verso la Cina di materiali utili per la fabbricazione di chip e di intelligenze artificiali.

L’agenzia Reuters sottolinea che la dipendenza dell’Unione Europea dagli scambi con la Cina l’ha finora dissuasa dall’incrinare in qualsiasi modo i rapporti commerciali.

Si può aggiungere che l’Unione Europea importa dalla Cina soprattutto macchinari, manufatti, prodotti chimici: si tratta di beni decisamente essenziali. Importa dalla Cina anche una gran quantità di pannelli solari che producono energia e che possono almeno in parte lenire i dolorosi effetti delle sanzioni alla Russia. In caso di sanzioni, la Cina verosimilmente ne bloccherebbe immediatamente l’esportazione verso l’Unione Europea. Lo strangolamento energetico diventerebbe così completo.

Una botta di buonsenso impedirà all’Unione Europea e ai governi nazionali di lasciarsi coinvolgere in sanzioni contro la Cina? O invece, come è accaduto per la Russia, si accoderanno allo Zio Sam senza fiatare?

GIULIA BURGAZZI

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