Il Covid va a braccetto con l’opacità. E non solo per via dello stato di emergenza con cui è stato a lungo gestito e dei conseguenti poteri speciali. L’invio e poi il ritiro dei militari nel primo focolaio bergamasco di Alzano e Nembro senza che fosse istituita una zona rossa fu un atto ordinario nell’ambito dell’operazione Strade Sicure, ora si scopre. Non vi fu una decisione del Governo. C’entrano invece la programmazione strategica della lotta al terrorismo e alla criminalità. Da questo discende un opportuno velo di riservatezza.

Nembro ed Alzano, all’inizio del marzo 2020,  furono uno dei primissimi epicentri dell’epidemia in Italia e in Europa. Chissà che piega avrebbero preso gli eventi se in quella zona fosse subito entrato in vigore un lockdown. Del resto, il lockdown fu istituito nei centri del Lodigiano colpiti dall’epidemia. Perché il Lodigiano sì e il Bergamasco no?

Fra il 5 e l’8 marzo vennero inviati ad Alzano e Nembro  400 soldati, che tuttavia si ritirarono senza l’istituzione di una zona rossa, per usare la stessa terminologia di allora. Chi decise prima di mandarli e poi di richiamarli, quali ordini avevano, chi li impartiva…

E’ proprio quello che non sapremo. Lo stabilisce una sentenza del Consiglio di Stato che, al momento, non è linkabile. Si può ugualmente leggerla in una sorta di preview sul portale della giustizia amministrativa, cercando le sentenze del Consiglio di Stato del 12 aprile e scegliendo di visionare quella con il numero 202202722. La sentenza in pratica accoglie le richieste del Governo. Qui sotto, lo screenshot del passo saliente. Ad Alzano e Nembro

mancata zona rossa bergamasco sentenza

E’ stata una giornalista dell’agenzia AGI, Manuela D’Alessandro, a chiedere l’accesso agli atti per ricostruire cosa avvenne ad Alzano e Nembro. Le è concesso di conoscere soltanto il motivo per cui non può effettuare alcuna ricostruzione.

Chi potrà occuparsene? Probabilmente nessuno. La commissione parlamentare d’inchiesta sull’epidemia Covid esiste, ma è stata evirata all’atto stesso della nascita. In base alla proposta di istituzione, doveva occuparsi anche delle misure di contrasto decise dagli Stati, Italia dunque compresa. In realtà, per effetto di emendamenti approvati nelle commissioni parlamentari Esteri ed Affari sociali, le sue competenze si limitano a ciò che accadde prima del 30 gennaio 2020. Allora, di Covid si parlava praticamente solo a Wuhan e in Cina.

E così dovremo tenerci tante curiosità. La faccenda delle mascherine, ad esempio. All’inizio, ricordate?, i cosiddetti dispositivi di protezione erano introvabili. I medici si riparavano come potevano, usando addirittura i sacchi di plastica per l’immondizia. Però il 15 febbraio 2020 il ministro degli Esteri, allora ed ora Luigi Di Maio, spedì in Cina due tonnellate di materiale sanitario, mascherine comprese.

Perché lo fece? Perché né il ministro né altri considerarono che un’epidemia non conosce confini? E che tutto quel bendidio poteva servire in Italia? Ecco. Neanche la commissione parlamentare d’inchiesta potrà domandare conto di questo e della mancata istituzione della zona rossa  ad Alzano e Nembro .

GIULIA BURGAZZI

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