C'e' un nesso tra i fanatici euroentusiasti e gli ultravax, feticisti del vaccino? Si, eccome. Entrambi rappresentano un medesimo 'tipo umano'. Sono assolutisti, non tollerano il dibattito, e hanno un problematico rapporto con la libertà personale, l'autodeterminazione e lo spirito critico. Sono tutti cultori di un nuovo modello umano e sociale: quello del 'pensiero collettivo' e della 'mente alveare'. Coltivano il mito dell'unanimismo tipico dei regimi totalitari. E hanno il sacro terrore di chi ha il coraggio di pensare con la propria testa. Il ribelle, di cui parlava Junger, e' davvero l'ultimo uomo in grado di impedire una deriva altrimenti inarrestabile.
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Il legame tra gli euroentusiasti e gli ultravax si fa sempre più evidente, rivelando una tipologia umana e sociale caratterizzata da un approccio assolutista e da una scarsa tolleranza per il dibattito critico. Entrambi i gruppi sembrano condividere una visione del mondo che privilegia il pensiero collettivo, in netta contrapposizione con la libertà individuale e l'autodeterminazione. Questo fenomeno si manifesta attraverso un'adesione a miti moderni, come l'Unione Europea e la scienza, considerati quasi come dogmi indiscutibili.
La connessione tra euroentusiasmo e fervore vaccinale è sostenuta dall'osservazione che i sostenitori di una maggiore integrazione europea tendono a essere anche sostenitori convinti delle campagne vaccinali. Questo legame non è casuale, ma riflette una sfiducia radicata nella libertà individuale e nell'autodeterminazione, elementi che sono spesso sacrificati in nome di un bene collettivo percepito. La critica a questa mentalità evidenzia un problema di dissonanza cognitiva, in cui le convinzioni personali si scontrano con la realtà dei fatti, creando un conflitto interno che può portare a una negazione delle evidenze.
In questo contesto, emerge la figura del ribelle, colui che ha il coraggio di dissentire e di pensare in modo autonomo. Questa figura è vista come una minaccia per il pensiero unico che caratterizza gli euroentusiasti e gli ultravax, i quali tendono a demonizzare chiunque osi esprimere opinioni divergenti. La logica di questo gruppo non ammette contraddittori, e chi non si allinea con le loro convinzioni è spesso etichettato come ignorante o in malafede.
Le conseguenze di questa mentalità si riflettono anche nel modo in cui i media mainstream trattano le questioni legate all'Europa e alla salute pubblica. Le affermazioni che circolano nei principali quotidiani, spesso prive di fondamento critico, contribuiscono a un clima di paura e di coercizione, dove la libertà di espressione è limitata da un consenso imposto. Questo porta a una società in cui il dissenso è visto come una deviazione pericolosa, minacciosa per l'unità collettiva.
In conclusione, il nesso tra euroentusiasti e ultravax non è solo un fenomeno politico, ma rappresenta un cambiamento profondo nella nostra società, dove il pensiero critico e la libertà individuale rischiano di essere soppiantati da un'uniformità di pensiero che ricorda i regimi totalitari del passato. La sfida è quindi quella di preservare e promuovere il dibattito aperto e la pluralità di idee, elementi essenziali per una democrazia sana e funzionante.
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