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Notizie29 Agosto 2022

Dove l’energia costa poco: il tessile italiano va in Turchia, Paese NATO che non applica sanzioni alla Russia

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la migrazione delle aziende tessili italiane verso la Turchia, evidenziando i costi energetici favorevoli. Si discute anche del contesto geopolitico e delle sanzioni alla Russia.
Punti chiave
  • Le aziende tessili italiane cercano energia a basso costo in Turchia.
  • In Turchia, l'energia costa un quarto rispetto all'Italia.
  • Il comparto tessile è altamente energivoro, con bollette elevate.
  • Erdogan mantiene una posizione di neutralità nella guerra in Ucraina.
  • Le sanzioni alla Russia hanno causato una crisi economica in Europa.
L'articolo

Le aziende tessili italiane, strozzate dal prezzo insopportabile del gas e dell’elettricità, sono in partenza per la Turchia. Un altro tassello della demolizione dell’economia e della società.

Perché proprio la Turchia? Risposta: pur facendo parte del blocco occidentale e della NATO, la Turchia non applica sanzioni alla Russia, che continua a rifornirla regolarmente di energia. Così elettricità e gas là costano un quarto o poco più  – un quarto! – rispetto all’Italia.

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Oggi, lunedì 29 agosto, in Turchia il prezzo dell’energia elettrica oscilla, a seconda delle ore, fra circa 138 e 220 euro al MWh (2.250 e 4.000 lire turche) mentre in Italia il PUN, Prezzo Unico Nazionale, è compreso fra  583 e 867 euro al MWh. Il gas in Turchia viene commercializzato in migliaia di metri cubi; in Europa, viene commercializzato MWh come l’energia elettrica. Venerdì 26, in Turchia mille metri cubi di gas valevano 1.013 euro (18.347 lire turche), cioè grossomodo 100 euro al MWh, contro i 341 euro al MWh raggiunti lo stesso giorno dal gas europeo. Il prezzo europeo si è ulteriormente impennato nel fine settimana anche se nelle ultimissime ore sembra essersi dato una calmata.

Il comparto tessile è altamente energivoro, come dimostra la bolletta per l’elettricità da 1,6 milioni di euro contro gli abituali 350-400 euro ricevuta dalla Tirso di Trieste Muggia, che ha messo in ferie tutti i 270 dipendenti e a settembre si vedrà.

Comprensibile la tentazione di migrare in Turchia, dove il presidente Erdogan avrà tutti i difetti di questo mondo e sarà anche un sultano dal pugno di ferro: ma sa come muoversi per salvaguardare gli interessi nazionali. A proposito della guerra in Ucraina, ha ritagliato una posizione di neutralità fra Russia e Stati Uniti: un ruolo che sarebbe stato naturale per l’Unione Europea. Questo gli ha consentito fra l’altro di fare da mediatore agli accordi per sbloccare la partenza del grano ucraino dai porti sul Mar Nero. In cambio, USA ed UE hanno silenziosamente ritirato le sanzioni che rendevano molto difficile alla Russia esportare il suo grano.

L’ultima mossa di Erdogan? Archiviare sostanzialmente alla voce “chissenefrega” la lettera con cui il Governo statunitense lo minaccia di applicare sanzioni alla Turchia se la Turchia, a sua volta, continuerà a fare affari con la Russia.

Forse la minaccia di applicare sanzioni all’Unione Europea è stato uno degli elementi su cui gli Stati Uniti hanno fatto leva per azzerbinare ai loro interessi la stessa Unione Europea e i suoi Stati membri. Però in seguito alle sanzioni alla Russia è finita in Europa l’era dell’abbondanza, come ammettono pubblicamente vari leader. Non dicono che la prosperità del continente è momentaneamente in crisi: dicono proprio che è finita. Bisognerà tenerlo presente il 25 settembre, al momento di votare.

GIULIA BURGAZZI

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