Dopo la sparata di Monti, arrivano i primi roghi: tocca a Mario Giordano (Bruno)

Non passano che poche ore dalla sparata del senatore Mario Monti sulla necessità di una “somministrazione meno democratica dell’informazione” che ecco che cominciano a cadere le prime teste: quelle di Mario Giordano, con la sua trasmissione “Fuori dal coro” e di Paolo Del Debbio con “Dritto e rovescio”.

E’ in particolare il caso di Mario Giordano ad essere interessante, in quanto la sua trasmissione era realmente “fuori dal coro” (eco della montanelliana “stecca nel coro”) e aveva già avuto problemi coi vertici Mediaset. Il giornalista si era già visto minacciare la trasmissione di chiusura nel recente passato. De Debbio ha invece mantenuto sempre una linea meno dissidente, pur dando la parola anche ai no vax.

Berlusconi è stato chiaro: basta no vax in tv, che sono “un pericolo per la salute e per la ripresa”. E forse anche per la sua corsa al Quirinale, per la quale il Cavaliere sarebbe pronto anche a vendere l’anima e addirittura a flirtare coi grillini.

Anche senza Monti, comunque, la libertà di stampa in Italia era già praticamente morta. Lo dimostra anche il recentissimo caso dello scandalo ad orologeria contro Sigfrido Ranucci dopo che aveva osato insinuare che la Pfizer agisse per soldi e non per amore verso il genere umano. Monti ha solo ufficializzato quel che era nell’aria

La scusa di “sospensione temporanea” non regge, e se la ricorda anche il sottoscritto che si vide “sospesa temporaneamente” la sua rubrica sul settimanale locale “L’Informatore vigevanese” ufficialmente per mancanza di fogli, in realtà per gli articoli critici sul defunto governo Conte. Quel che fu nel piccolo accade ora nel grande, le scuse sono le medesime. Non si disturba il manovratore

ANDREA SARTORI

Andrea Sartori

Andrea Sartori (Vigevano, 20 febbraio 1977), diplomato presso il liceo classico "Benedetto Cairoli" di Vigevano, si laurea in Lettere Classiche presso l'Università degli Studi di Pavia con una tesi sull'Egitto greco-romano.

Giornalista pubblicista, insegna per qualche anno presso una scuola privata vigevanese prima di intraprendere la carriera giornalistica prima come corrispondente locale presso i giornali L'Informatore Lomellino, La Lomellina e La Provincia Pavese per poi trasferirsi a Mosca dove insegna la lingua italiana presso la scuola steineriana di Laryushino (Oblast' di Mosca) e collaborare con la facoltà di medicina dell'Università Statale di Mosca per la cura dell'opera di Galeno.

Continua a collaborare giornalisticamente col Giornale di Reggio per il quale recensisce alcune mostre a Mosca.

E' autore di due romanzi: Dionisie: la prima inchiesta di Timandro il Cane (IBUC edizioni 2016) e L'Oscura Fabbrica del Duomo (IBUC edizioni 2019), "Acheruntia" (Kraken edizioni, 2021) ed è stato finalista ai premi di poesia "Settembre a Milano" (1998) e "Val di Magra" (1999).

Parla tre lingue (inglese, francese e russo). Sposato, ha un figlio

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