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Notizie31 Gennaio 2022

Cosa hanno in comune Trudeau, Macron e Leonardo di Caprio? Tutti a scuola da Klaus Schwab

Di ·450 contenuti pubblicati
Martina Giuntoli analizza il ruolo di Klaus Schwab nella formazione di leader globali come Trudeau e Macron. Si discute anche dell'influenza delle élite nella politica e delle conseguenze delle loro scelte sui diritti civili.
Punti chiave
  • Klaus Schwab ha fondato l'associazione Young Global Leaders nel 2004.
  • Leader come Trudeau e Macron sono scelti dalle élite, non dal popolo.
  • Il programma di Schwab ha influenzato la gestione della pandemia.
  • Politiche restrittive come quelle della Nuova Zelanda sono esempi di controllo.
  • La censura sui social media riflette l'agenda globalista in atto.
L'articolo

Quanto ci piacerebbe pensare che giovani leader come Trudeau oppure Macron, giusto per citarne un paio, arrivano al posto di comando dopo una lunga e sudata gavetta, nonché per meriti personali dovuti alla raffinata tecnica politica e alla sapiente dialettica con il popolo elettore. Questo ci darebbe il confortante senso di vivere in un mondo che si fonda sulla qualità dell’individuo e sul merito per il suo impegno nella società.

Peccato rompere l’incantesimo però, perché qui di indipendente e di improvvisato non c’è proprio nulla. Anzi c’è di mezzo uno dei soliti noti , ovvero Klaus Schwab del World Economic Forum di Davos, che nel 2004 con 1 milione di dollari ottenuto attraverso il premio Dan David lancia la sua nuova iniziativa e fonda un’associazione volta al reclutamento e alla formazione dei leader di domani, la cosiddetta Young Global Leaders, una associazione di giovani virgulti che nel 2005 contava già 237 membri.

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Schwab, già anima fondante del globalismo nella sua accezione più sfrontata e perversa, è proprio così che sceglie  i suoi adepti che devono essere tanto devoti alla (sua) causa, tanto giovani, molto giovani, da programmare proprio come si vuole.

Ecco che quindi, questi uomini e queste donne che rivestono posizioni chiave non sono stati affatto scelti dal popolo elettore e sovrano, ma proprio dalle élite che li piazza laddove serve qualcuno che porti avanti l’agenda di Davos.

Tra i nomi in lista troviamo oltre  a Trudeau e a Macron, anche il primo ministro neozelandese Jacinda Ardern e l’ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Ma non solo. Della serie piccoli globalisti crescono, ci sono anche altri appartenenti ai mondi più disparati, soprattutto media e cinema. Si va da Mark Zuckerberg, al noto anchorman della CNN Anderson Cooper,  ma anche da nomi come Charlize Theron a Leonardo Di Caprio, a testimoniare che il progetto si estende e si spalma su ogni aspetto dell’agenda globalista.

Gli effetti del programma e del reclutamento si sono resi palesi soprattutto negli ultimi due anni, proprio quando la psicopandemia aveva bisogno  dei programmi di Schwab per reggersi. Lockdown, mascherine, omologazione, disumanizzazione, distanziamento, azioni di forza sui cittadini. Se  pensiamo alla Nuova Zelanda, ad esempio, non si può non ricordare la “politica casi zero” messa in atto dalla Ardern, con restrizioni estreme delle libertà personali.

Kurz in Austria si è dimesso (deludendo probabilmente le aspettative di Klaus), ma non l’ha fatto Trudeau in Canada: obblighi vaccinali, pass, tamponi, una vita infernale per tenere il timone e continuare a seguire l’agenda.

Ecco che allora molto ha senso. Ha senso Facebook che censura la libertà di espressione, ha senso la CNN che mette letteralmente il veto sulla libera informazione, ha senso Hollywood che distrugge famiglia e spirito religioso. Ma come sempre accade, se per ottenere il potere può anche non servire il sostegno del popolo, per mantenerlo sicuramente si. E questo sarà il destino di chi si impone anche contro la volontà della sua gente, attaccandosi a risultati elettorali sospetti o fughe in zone protette.

Tempo scaduto.  La gente se ne è accorta.

MARTINA GIUNTOLI

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