Il processo a Ghislaine Maxwell, la famosissima socialite britannica, é dunque giunto al termine martedì scorso. La donna é stata condannata a 20 anni di carcere, oltre ad essere stata messa sotto sorveglianza speciale perché, si dice, abbia sviluppato tendenze suicidiarie.

La Maxwell, nonostante le evidenze, ha sempre sostenuto la propria innocenza durante tutto il dibattimento e non ha mai una volta ammesso di aver procurato ragazzine al compagno di una vita, nonché suo partner in crime, Jeffrey Epstein, né di aver partecipato ad altro dei crimini di cui era accusata.

Fine.

Come fine? Tutto qui? E della lista dei nomi che il giudice avrebbe chiesto alla Maxwell, patteggiando in cambio con la donna una pena meno pesante che cosa ne é stato? Ed i personaggi del jet set che dovevano essere messi alla pubblica gogna in TV in prima serata per la gioia del palinsesto del fortunato canale ospitante?

Molto si diceva sarebbe diventato di dominio pubblico dopo il processo, o almeno così si pensava. Ma in realtà nulla é mai uscito dalle quattro mura del tribunale di New York.

E poi, siamo davvero così sicuri che la donna voglia suicidarsi? Perché i suoi avvocati giurano invece che la Maxwell non ci pensi proprio a togliersi la vita. Non é che qualcuno stia pensando a toglierla di mezzo per mettere un punto alla faccenda proprio come sarebbe avvenuto al finto suicida Epstein?

Alcuni diranno, “che ti aspettavi? una come lei é già tanto che ci sia finita a processo. Quindi 20 anni sono già abbastanza”.

Beh, certo, non é cosa da tutti i giorni vedere una persona come la Maxwell in galera, tuttavia non é impossibile ricostruire cosa sia avvenuto prima e dopo uno dei processi più boicottati degli ultimi anni. Vediamo meglio.

La Maxwell é stata processata a New York, in un distretto il cui pubblico ministero assegnato al caso é stato niente meno che Maurene Comey, la figlia di James Comey, il noto ex direttore dell’FBI fino al 2017. Maurene era sicuramente a conoscenza dei rapporti del padre con tutti gli amici della Maxwell, ci sarebbe stato da meravigliarsi del contrario.

Comey, é utile ricordarlo, era infatti molto legato alla Clinton ed  a Anthony Weiner (ed al suo laptop) e sapeva quasi sicuramente del traffico di minori. Ma non solo. Comey fu anche colui che decise che l’FBI non avrebbe mai indagato la Clinton per l’utilizzo del server pubblico per le sue email private.

Quindi, seppur in qualità di pubblico ministero e pertanto in un ruolo assolutamente ufficiale, siamo sicuri che la scelta di assegnare la Comey a questo caso sia stata del tutto casuale?  O forse é lecito pensare che la donna sia stata messa lì apposta per indorare in ogni modo la pillola alla Maxwell e aiutarla a uscirne con meno effetti collaterali possibili?

Vent’anni, dopo tutto, se interviene qualche riduzione di pena, con facilità divengono la metà.

Possibilissimo, anzi, quasi certo che sia andato così. Tuttavia, queste sono ipotesi e tali restano, visto che esattamente di come si sia svolto il processo in dettaglio nessuno sa nulla, a parte i presenti.

Nessun giornalista, nessuna telecamera, nessun reporter: é vero, nei processi federali così funziona, ma inutile nasconderlo, mentre sappiamo davvero tutto di Amber Heard e Kyle Rittenhouse, nulla ci é dato sapere di Ghislaine Maxwell, nonostante l’innegabile rilevanza processuale.

Giusto per complicare la faccenda, c’é anche chi ha provato ad invalidare l’intero processo. 

I giurati, prima dell’inizio del procedimento, hanno dovuto compilare un questionario in cui dichiaravano di non aver mai subito abusi sessuali in maniera tale da essere assolutamente imparziali nella gestione emotiva e giurisprudenziale delle loro esternazioni.

Scotty David, uno dei giurati, aveva sostenuto nel questionario di non aver mai conosciuto un abusato o di non aver subito in prima persona abusi, mentre agli altri membri della giuria avrebbe raccontato delle vicende personali legate a maltrattamenti da bambino.

Così David ha dichiarato:

“L’ho fatto per far capire agli altri come ci si sente, l’errore nel questionario é stato compiuto assolutamente senza secondi fini di sorta”. 

Sia l’accusa che la difesa hanno chiesto al giudice Alison Nathan di indagare sulla faccenda. Ottimo assist per gli avvocati di Maxwell che hanno contestualmente chiesto un nuovo processo, sostenendo che David non avrebbe dovuto far parte della giuria, e che la credibilità della giuria era stata così minata alle fondamenta.

Tuttavia il chiaro tentativo di boicottaggio non ha avuto successo, poiché il giudice ha comunque deciso di tenere per buono il verdetto e di non aver bisogno di mettere insieme un’altra giuria per ripetere il processo.

E adesso?

Beh, adesso manca ancora un tassello. 

Il tassello che forse potrebbe essere davvero il colpo di scena tanto atteso.

Proprio ieri Jesse Watters nel suo show serale ha ricordato ai telespettatori che le indagini stanno valutando ancora una terza persona coinvolta oltre a Ghislaine Maxwell e Jeffrey Epstein, anche se i dettagli non sono mai stati resi pubblici.

Come ha dichiarato pubblicamente l’Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti,  Distretto Sud di New York, l’indagine sulla condotta degli imputati in questo caso e di altri possibili co-cospiratori di Jeffrey Epstein rimane attiva. Tuttavia, l’intera portata e i dettagli di questa indagine non sono stati resi pubblici “.

Qualcuno é convinto di sapere chi sia questo terzo indagato.

C’é chi é pronto a giurare che si tratti di Rachel Chandler. 

Rachel Chandler, anch’essa (sembra) proveniente da una storia di violenza e molestie da bambina, aveva ed ha unagenzia di modelle, utilissimo bacino a cui attingere per il duo Epstein e Maxwell, ma non solo.  La donna vantava e vanta amicizie davvero molto influenti. La Chandler aveva infatti un accesso privilegiato al mondo delle élite grazie alla sua amicizia storica con le sorelle Hilton ed in particolare con Nicky Hilton, la sorella della più nota Paris, sposata con un Rotschild.

Se poi contiamo che il nome della Chandler compare per decine di volte sul Lolita Express, impossibile non percorrere questa pista.

Nessuno a questo punto sa come si evolverà la cosa.

La Maxwell per adesso é viva e vegeta e si trova in carcere, niente affatto in modalità suicidio.  E se altri sono coinvolti nel caso, aprendo in questo modo ad un trio criminale, lo sapremo presto. Forse.

MARTINA GIUNTOLI

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