Qualche giorno fa il governatore del Wisconsin, Tony Evers, ha allertato truppe della guardia nazionale a Kenosha, Wisconsin, in previsione del verdetto che verrà emesso per il processo che vede come unico imputato il diciottenne Kyle Rittenhouse. Ma perché inviare truppe della Guardia Nazionale? E soprattutto chi è e cosa ha fatto Kyle Rittenhouse di così eclatante da poter scatenare disordini locali legati alle sue vicende legali?

Per comprendere la situazione dobbiamo fare un passo indietro e ricostruire la vicenda a partire dal giorno 23 agosto 2020, data in cui Jacob Blake, un ventinovenne di colore su cui pendeva un mandato di arresto già dal luglio dello stesso anno per crimini di varia natura,   viene ferito gravemente da Rusten Sheskey, un poliziotto di Kenosha. Blake viene raggiunto da diversi colpi di pistola alle spalle mentre cerca di scappare nel SUV della fidanzata.

Sebbene la polizia avesse  il dovere di arrestare Blake secondo mandato, questo episodio alimenta nuovamente la fiamma mai davvero spenta degli animi degli attivisti BLM e conseguentemente delle loro marce di protesta.  I BLM, noti anche per il loro credo ultra progressista concretizzantesi nello slogan “defund the police”, aveva caratterizzato gran parte  dei disordini sociali soprattutto negli stati americani governati dai democratici a partire già dal maggio dello stesso anno, dopo l’omicidio di George Floyd.

Inutile quindi sottolineare come, anche nel caso di Blake,  il cui nome fu utilizzato non solo a Kenosha, ma anche in altre città durante marce organizzate dallo stesso movimento, la sparatoria venne seguita da proteste, atti di vero e proprio vandalismo, nonché pesanti scontri di residenti e non con le forze dell’ordine.   Seguirono giorni “molto caldi” in cui la cittadina venne messa a ferro e fuoco finchè il 23 agosto stesso venne dichiarato lo stato di emergenza e il giorno seguente fu attivata la guardia nazionale.

E’ proprio in questo contesto che si inserisce Kyle Rittenhouse, un diciassettenne residente ad Antioch, Illinois, che si reca a Kenosha, unendosi sul posto ad altri soggetti privati i quali hanno lo stesso suo intento, ovvero quello di proteggere i quartieri dagli atti vandalici subiti nei giorni precedenti. Ma perché un ragazzino dell’Illinois dovrebbe recarsi in Wisconsin per proteggere il “proprio vicinato”? Domanda assolutamente lecita, che trova risposta direttamente in affermazioni fatte da Kyle il quale viveva con le sorelle e la madre separata dal padre, il quale, però, risiedeva a Kenosha, appunto, insieme ai nonni. Kyle, quindi,  seppur non vivendo quei luoghi nella sua quotidianità, li sentiva in qualche maniera legati a sè, e quindi quel 25 agosto si recò  a Kenosha portando con sé un fucile di sua proprietà. Insieme all’arma, il ragazzo aveva con sé anche la valigetta del primo soccorso, “per aiutare feriti in attesa di ambulanza”, affermò il giovane.  Si pensi che solo nei primi due giorni di protesta, il 23 ed il 24 agosto, numerosi furono gli incendi appiccati, i negozi derubati, le vetture prese a sassate, mentre un consistente numero di civili armati vagava per le strade. A gestire i disordini, forze dell’ordine spesso insufficienti e impossibilitate a fare il proprio dovere. Quindi Kyle e gli altri residenti con uguali intenti, autoproclamatisi una “milizia”, un vero e proprio esercito di vigilantes, intendevano aiutare le forze dell’ordine a tenere a bada le folle inferocite (ricordiamo che tutto ciò in Usa è legale). Sebbene lo sceriffo di Kenosha abbia affermato di non essere stato felice di avere gente armata per le strade, ci sono molte scene in cui lo si vede chiaramente complimentarsi con loro e dissetarli passando loro bottiglie d’acqua.

La sera del 25 agosto 2020, nel caos più totale, dopo che la guardia nazionale riuscì a far muovere i manifestanti BLM verso la parte piu’ esterna della cittadina, costruendo vere e proprie barricate atte a delimitare aree consentite ed aree proibite, Kyle Rittenhouse si trovò inseguito dalla folla e sparò a tre soggetti, secondo Kyle esclusivamente per legittima difesa. Due dei soggetti vennero raggiunti da colpi mortali, il terzo fortunatamente uscì solo ferito dalla sparatoria. Il ragazzo, dopo aver inutilmente cercato di consegnarsi alla Polizia (si vede nei video) in nottata ritornò  a casa propria, venne arrestato il giorno seguente e gli vennero contestate varie accuse tra le quali possesso illegale di arma da fuoco, -si ricordi che in Illinois non è legale possedere un’arma da fuoco a 17 anni (l’età di Kyle all’epoca degli eventi)- e omicidio volontario. A corroborare la tesi dell’imputato,  si possiedono fortunatamente  immagini precise di diversi reporter che si erano recati in loco per raccontare in diretta gli avvenimenti in svolgimento, e che hanno fatto il giro del mondo. (Qui dal min. 3.12).


La pubblica accusa ha provato in ogni modo a trasformare il processo nell’ennesima denuncia di supremazia bianca, ritenendo il giovane colpevole di aver intenzionalmente ucciso le due vittime (bianche anch’esse, e con pesanti precedenti inclusa la pedofilia), una scelta forse piu’ legata alla pressione politica subita dal magistrato che ai fatti. La difesa si è invece fermamente opposta a questa ricostruzione, e dalle immagini mostrate durante il processo, la dinamica degli eventi è chiara, supportata anche da testimoni oculari, intervenuti in aula,  ovvero la dinamica di un ragazzo, Kyle, minacciato prima verbalmente e poi fisicamente dalle vittime, Joseph Rosenbaum di 36 anni, che viene visto nell’atto di estrarre una pistola dalla tasca,  e Anthony Huber di 26, ripreso mentre cerca di colpire il ragazzo con uno skateboard in testa.

Tucker Carlson, il noto giornalista di Fox News, ha definito in una delle sue rubriche quello di Kyle Rittenhouse, il processo piu’ bizzarro che abbia visto nella sua vita, e onestamente non ha tutti i torti. E’ infatti il giudice il vero protagonista, tale Bruce Shroeder, un magistrato tanto sbadato da lasciar squillare il telefono in aula con la suoneria “Proud to be an American” a volume molto alto, da tempo canzone di apertura dei rallies di Trump, quanto duro, soprattutto con la pubblica accusa, si ricordi ad esempio la ramanzina che fa all’avvocato poiché egli si permette di questionare la scelta dell’imputato di rimanere in silenzio, cosa che peraltro non solo è prevista ma tutelata dalla legge. Si ha come la sensazione, nel guardare le udienze, che il giudice sia davvero convinto dell’innocenza del ragazzo, e che fin dall’inizio poco gli interessi sapere quello che ha da dire la pubblica accusa.

Nelle ultime due settimane accusa e difesa si sono avvicendate sugli schermi tenendo incollati diversi milioni di spettatori, cosa che però non è stata possibile ieri poiché la diretta dell’udienza delle argomentazioni conclusive è praticamente rimasta non raggiungibile da qualsiasi canale, tranne Law&Order.  Ieri, appunto,  durante la penultima seduta, il giudice ha ritenuto lecito far cadere l’accusa di detenzione illecita di arma da fuoco poiché in Wisconsin l’età legale è di 16 anni e non di 17 anni. Oggi, dovrebbe arrivare il verdetto, e decine di BLM sono in attesa davanti al tribunale: in caso di assoluzione, hanno già dichiarato che metteranno (nuovamente) a ferro e fuoco il palazzo e la città.

Comunque vada, il processo Rittenhouse non finirà qui.

MARTINA GIUNTOLI

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