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Speciali6 Dicembre 2020

Censis: “Meglio sudditi che morti”

Dal 54°rapporto del Censis emerge che il 38,5% dei cittadini italiani sarebbe pronto a rinunciare ai propri diritti civili per un maggiore benessere economico, accettando limiti al diritto di sciopero, alla libertà di opinione e di iscriversi a sindacati e associazioni.
Il commento di Enrica Perucchietti
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Il 54° rapporto del Censis rivela che molti italiani sono disposti a sacrificare i propri diritti civili per sicurezza e benessere economico. I dati mostrano una crescente accettazione di misure severe e una spietatezza nei confronti di chi non rispetta le regole.

Il 54° rapporto del Censis ha suscitato un ampio dibattito in merito alla condizione sociale ed economica degli italiani, rivelando dati inquietanti riguardo alla disponibilità dei cittadini a sacrificare i propri diritti civili in cambio di maggiore sicurezza e benessere economico. Secondo il rapporto, il 38,5% degli italiani si dichiarerebbe disposto a rinunciare a libertà fondamentali come il diritto di sciopero, la libertà di opinione e la possibilità di iscriversi a sindacati e associazioni. Questa tendenza, che potrebbe sembrare un paradosso in una democrazia, è esemplificata dalla frase “meglio sudditi che morti”, che riassume una mentalità emergente tra i cittadini.

Il rapporto mette in luce una società sempre più disposta ad accettare misure restrittive in nome della sicurezza. Un dato significativo è che il 77,1% della popolazione è favorevole a pene severe per chi non rispetta le norme sanitarie, come l'uso delle mascherine e il distanziamento sociale. Inoltre, il 56,6% degli intervistati chiede il carcere per coloro che violano la quarantena, mentre il 31,2% non desidererebbe che venissero curate le persone che si ammalano a causa di comportamenti irresponsabili. Questi atteggiamenti pongono interrogativi sulla direzione in cui si sta muovendo la società italiana, lasciando intravedere un crescente clima di intolleranza e punizione.

La situazione descritta dal Censis non è solo il riflesso di una crisi sanitaria, ma di un profondo cambiamento culturale. La paura e l'incertezza generate dalla pandemia hanno spinto molti a cercare rassicurazione in forme di controllo più severe, accettando di fatto una limitazione delle libertà personali. Questo fenomeno di accettazione passiva delle restrizioni può essere interpretato come una risposta a una narrativa dominante che ha instillato l'idea che la sicurezza debba prevalere su ogni altra considerazione. La conseguenza è un progressivo svuotamento della democrazia, dove la volontà di conformarsi a un pensiero unico diventa un elemento centrale della vita pubblica.

In questo contesto, il rapporto del Censis serve da monito: la storia insegna che le misure di emergenza, una volta adottate, possono diventare permanenti. La legittimazione di restrizioni alle libertà civili, giustificate da situazioni eccezionali, rischia di trasformarsi in un nuovo paradigma di governance, dove i diritti individuali sono sacrificati sull'altare della sicurezza collettiva. La sfida per la società italiana sarà quella di riaffermare il valore della libertà e della dignità umana, contrastando la tentazione di accettare passivamente un futuro in cui la democrazia potrebbe diventare solo un simulacro privo di sostanza.

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