E così adesso dobbiamo farci carico dell’Ucraina anche per le questioni relative all’energia elettrica. Questo può equivalere all’ingresso di un cavallo di Troia nella rete elettrica europea.

In prospettiva, la novità configura infatti la presumibile necessità di produrre energia elettrica anche per l’Ucraina e di averne di meno per noi. Soprattutto, la novità già ora fa aumentare i rischi di un blackout europeo del quale da tanto tempo si parla. Ma che sarà mai, un cavallo di Troia! E poi, di farlo entrare ce lo chiede l’Europa.

La grana dell’elettricità in Ucraina è una questione poco nota, ma non è una questione da poco. Con l’inizio della guerra, l’Ucraina si è disconnessa dalla rete elettrica legata alla Russia e si è collegata a quella europea.

Ufficialmente, disconnessione e connessione dovevano essere solo un’esercitazione di 72 ore in vista del complicato passaggio dell’Ucraina alla rete elettrica europea, previsto per i prossimi anni. Guarda caso, l’esercitazione si è svolta proprio il 24 febbraio, giorno in cui sono iniziate le ostilità. Così l’esercitazione di 72 ore si è trasformata in una situazione permanente. Questo passaggio ha fatto venire i sudori freddi ad ENTSO-E, il network europeo degli operatori che si occupano della trasmissione di energia elettrica.

Coordinare le diverse reti elettriche nazionali europee, fra loro strettamente interconnesse, è sempre un’operazione complicata. Infatti nell’intero sistema deve essere costantemente in equilibrio l’energia immessa nella rete elettrica e quella prelevata dalla rete elettrica stessa. Figuriamoci poi – e di qui i sudori freddi – quando si tratta di inserirne nell’insieme delle reti nazionali una rete ulteriore, quella appunto dell’Ucraina, che ha caratteristiche tecniche diverse dalle altre.

Comunque il risultato di questo passaggio è che ora l’Ucraina può scambiare energia elettrica solo ed esclusivamente con gli Stati UE o satelliti dell’UE, come la confinante Moldova. Con la guerra, l’economia dell’Ucraina è semiparalizzata e la necessità di energia elettrica è molto ridotta. Ma in prospettiva sarà una grana per noi europei.

Infatti oltre la metà dell’energia elettrica prodotta dall’Ucraina proviene da 15 reattori nucleari. Di essi, sei sono già sotto il controllo russo: quelli di Zaporizhzhia, la centrale nucleare più grande l’Europa. Altri tre sono nella centrale nucleare Sud Ucraina, alla quale le truppe russe sono ormai relativamente vicine. A guerra finita, dunque, c’è la possibilità che il resto dell’Europa debba produrre energia elettrica anche per l’Ucraina. Il ridotto approvvigionamento di gas nell’UE suggerisce che questo potrebbe essere non proprio facilissimo. Se la coperta diventerà troppo corta, ci razioneranno magari l’elettricità?

Ma questo riguarda il futuro. A causa dell’inserimento dell’Ucraina nella rete elettrica europea, sul presente incombe l’aumento di rischi di un blackout continentale.

Una spiegazione è necessaria per capire. In Europa, le reti elettriche nazionali sono fortemente interconnesse. Di conseguenza, la necessità di mantenere in costante equilibrio l’energia elettrica prelevata e quella immessa nel sistema fa sì che un blackout locale possa provocare un “effetto domino” via via geograficamente più esteso, fino a raggiungere anche l’intero continente. E più un blackout è esteso, più sono necessari giorni di tempo per riparare i guasti.

Ad esempio, nel 2003 un temporale in Francia e un albero caduto in Svizzera innescarono un “effetto domino” che lasciò a lungo l’Italia priva di energia elettrica. Alcune zone rimasero al buio per 24 ore.

Ora le reti nazionali sono molto più interconnesse che nel 2003: dunque un “effetto domino” avrebbe verosimilmente un più ampio raggio. Inoltre in Europa, come disse un esperto prima che l’Ucraina entrasse nel network elettrico, si sta spingendo “al limite della capacità” il sistema di produzione e distribuzione dell’energia elettrica.

Facendo i debiti scongiuri, l’Ucraina potrebbe essere la goccia in grado di far traboccare il vaso e di scatenare “l’effetto domino”.

Gli attacchi informatici fanno parte delle vicende belliche, e l’Ucraina solo grazie alla fortuna è riuscita a sventarne recentemente uno diretto contro la sua rete elettrica. Avrebbe causato un esteso blackout locale, più il suo eventuale “effetto domino”. Ci saranno ulteriori attacchi di questo genere? E come si comporterà la fortuna?

E poi c’è un altro problema. I quotidiani bollettini delle autorità ucraine (qui l’ultimo) parlano regolarmente di estesi black out locali e di infrastrutture elettriche danneggiate a causa delle vicende belliche. Si produrrà mai l’equivalente di un albero caduto in Svizzera e di un temporale in Francia?

GIULIA BURGAZZI

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