All’ospedale di Pregliasco si sceglie chi curare. E lo stagno dei diritti si prosciuga in silenzio

ospedale Pregliasco

In altri tempi ci sarebbero state lenzuolate di articoli indignati sui giornaloni: ma come, un ospedale accreditato presso la Regione Lombardia sceglie quali pazienti curare e quali no? Un silenzio quasi tombale ha invece accolto il servizio relativo all’ospedale Galeazzi di Milano, quello di Pregliasco, andato in onda ieri sera, martedì 18 gennaio, durante la trasmissione “Fuori dal coro” su Rete 4.

Il conduttore, Mario Giordano, ha sempre usato verbi al condizionale. Ma di condizionali, nel servizio, ce ne sono ben pochi. Comunque, usiamo anche qui il condizionale: al Galeazzi verrebbero operati soltanto coloro che hanno ricevuto tre dosi di vaccino anti Covid.

La disposizione discenderebbe da una circolare interna firmata dal direttore sanitario dell’ospedale Fabrizio Pregliasco. Non sei vaccinato? Niente operazione.

La storia del Galeazzi non è neanche l’unica. Un fatto analogo è accaduto anche al Policlinico Gemelli di Roma, che però poi si è scusato e ha fatto dietrofront. Non risulta invece che l’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano abbia cambiato idea. Alcuni commenti su Twitter invocano di conseguenza manette, denunce e carabinieri. Ma al Galeazzi avranno ben consultato l’ufficio legale interno. Non è questo il punto.

Il punto è piuttosto il silenzio in cui è caduta la decisione del Galeazzi di scegliere chi curare e chi no. Questo silenzio indica l’accettazione collettiva della crescente stratificazione dei diritti e della loro contestuale riduzione.

Non ci sono più diritti uguali per tutti o universali. I diritti si ottengono, o si perdono,  in base al proprio comportamento. Qualcuno ne ha di più, qualcuno ne ha di meno. Ma diritti frazionati e distribuiti in modo ineguale sono diritti indeboliti: anche per coloro che li conservano.

Oggi la discriminante è costituita da un trattamento sanitario  facoltativo per il quale bisogna firmare una liberatoria.  Domani, chissà. Il corpaccione dell’Italia sembra averlo metabolizzato.

La stratificazione  e la riduzione dei diritti è avvenuta goccia a goccia. Sempre molto implicita, sempre semmai suggerita ma mai dichiarata e mai ufficialmente riconosciuta. Però è avvenuta. L’Italia è diventata un Paese di kapò.

C’è un particolare interessante. La stratificazione e la riduzione dei diritti sono crescenti. L’asticella  via via si alza. Solo due dosi? Ora sei un no vax. Chissà dove si fermerà l’asticella. Chissà se mai si fermerà, oltretutto. Hanno trasformato l’Italia in uno stagno di diritti che si prosciugano. Si godono lo spettacolo dei pesci che si azzannano per continuare a respirare.

Dimenticano un particolare. Non è scritto da nessuna parte che chi ci ha cacciato in questa situazione riuscirà ad annidarsi fino all’ultimo dove lo stagno contiene ancora acqua. E prima o poi, in ogni caso, l’acqua finirà per tutti: anche per loro.

GIULIA BURGAZZI

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