Quello dei microchip sottocutanei è uno dei temi più delicati e controversi nel campo della controinformazione. Per anni è stato un argomento tabù, tanto scivoloso quanto pericoloso: chi ne parlava veniva screditato, deriso e additato come un pazzo visionario.

La tematica è infatti sempre stata trattata come una paranoia “cospirazionista”: come succede spesso in questo settore, le notizie scomode che inizialmente vengono liquidate come “bufale” si confermano poi “vere” dopo qualche anno, dando ragione a quei ricercatori che nel frattempo, come delle novelle Cassandre, sono stati screditati come dei pazzi visionari. L’idea era che i chip fossero una bufala (come tanti altri argomenti scomodi) e che non esistesse nessun piano segreto per impiantarli nella popolazione (o spingere i cittadini a farseli impiantare volontariamente) per controllarla. Chi provava a proporre un dibattito era liquidato come un visionario.

Negli anni la tematica è tornata più volte alla ribalta, venendo sempre tacciata come l’emblema delle paranoie cospirazioniste.

Oggi, invece, i media mainstream hanno sdoganato la tematica, rendendola, non solo “reale” ma persino alla moda: “Perché non farsi impiantare un chip?”, è il messaggio che filtra da sempre più canali di massa, “è comodo!”. E’ innovativo, è segno di progresso.

Vi ricorderete che qualche mese fa la BBC celebrava il fenomeno dei microchip sottopelle con l’intervista a Patrick Peuman, addetto alla sicurezza olandese di 37 anni che si definisce un biohacker. Peuman ha 32 chip impiantati sotto pelle, per pagare avvicinando mano al Pos, aprire le porte e fare molto altro ancora. Prima bollato come “delirio cospirazionista”, la tematica viene trattata dai media mainstream con un misto di fascino e curiosità, portando al graduale sdoganamento del biohacking.

Si fa leva infatti sulla comodità del dispositivo e sulle implicazioni legate per esempio all’identità digitale o alla lotta contro l’evasione fiscale.

Ebbene un altro articolo che viene questa volta dal Corriere della Sera e pubblicato il 16 giugno, dal titolo: “Addio a carte e contanti, il chip per pagare con la mano si può acquistare a 199 euro”. Nel pezzo si parla della società anglo polacca Walletmor, che ha ideato un chip da impiantare sottopelle. Una volta collegato a un conto in banca, rende possibili transazioni immediate contactless.

Ora è evidente che si stia abituando per gradi l’opinione pubblica ad accettare una nuova modalità per il controllo e la sorveglianza tecnologica, perché il chippaggio apre a conseguenze e modalità che non sono state adeguatamente prese in considerazione e discusse.
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