Aleksandr Dugin fa il punto sulla scomparsa dell'unipolarità, la fine della società aperta con il trionfo delle società chiuse e la distruzione dell'Unione Europea.

La pandemia di Coronavirus ha segnato un punto di svolta nella storia contemporanea, portando a una trasformazione radicale dell'ordine mondiale. Secondo Aleksandr Dugin, il mondo sta assistendo alla scomparsa dell'unipolarità, un fenomeno che ha caratterizzato la globalizzazione degli ultimi decenni. Dugin sottolinea come, in questo contesto, si stia assistendo a un ritorno alle "società chiuse", in contrapposizione all'ideale della "società aperta" che aveva dominato il panorama politico e culturale globale.
Il pensatore russo evidenzia che la crisi sanitaria ha reso evidente la necessità di chiudere le frontiere e di adottare misure più restrittive per fronteggiare le emergenze. Questa tendenza è stata accettata da molti Stati, che hanno abbandonato l'approccio inizialmente aperto e inclusivo, per abbracciare soluzioni più autoritarie. Dugin fa riferimento a esempi come la Cina e la Russia, dove le misure di chiusura e controllo sociale erano già parte integrante della governance, suggerendo che tali approcci potrebbero diventare la norma anche in Occidente.
In Europea, la risposta alla pandemia ha messo in luce le fragilità dell'Unione Europea, che, secondo Dugin, ha dimostrato di essere incapace di offrire un supporto efficace ai suoi membri durante la crisi. L'Italia, in particolare, ha vissuto una situazione drammatica, ricevendo poca assistenza dall'Unione e trovando aiuto in paesi considerati "non allineati" come Russia e Cina. Questo ha portato a una rivalutazione delle relazioni internazionali e a una crescente diffusione di sentimenti nazionalisti, in contrapposizione all'ideale di solidarietà europea.
Dugin avverte che il ritorno a società chiuse non deve essere visto come un esito inevitabile, ma piuttosto come un'opportunità per ripensare e ristrutturare le relazioni globali. Egli invita a riflettere criticamente sulla natura del capitalismo e sulla sua responsabilità nella crisi attuale, suggerendo che un'analisi più profonda delle strutture economiche e politiche possa portare a una nuova forma di ordine mondiale, che non si limiti a riprodurre le logiche del passato.
In conclusione, la pandemia ha aperto un dibattito cruciale sulle future direzioni della politica globale. Dugin sostiene che, sebbene il mondo sembri orientarsi verso un ritorno al nazionalismo, è essenziale sviluppare una visione alternativa che possa superare le semplicistiche risposte autoritarie e promuovere un nuovo paradigma di cooperazione internazionale.
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