Oltre 122 milioni di dosi (probabilmente molte di più) e miliardi di euro buttati nella pattumiera dall’Italia: è l’enorme spreco di denaro pubblico dovuto all’acquisto dei vaccini Covid.

Secondo il quotidiano La Stampa, che fino all’altro giorno glorificava sieri e green pass, le dosi recentemente buttate via in Italia valgono 2 miliardi. I dati pubblici suggeriscono tuttavia una realtà peggiore: l’Italia potrebbe aver speso in vaccini oltre 9 miliardi di euro. Significherebbe che, se anche 55 dei 60 milioni di italiani avessero ricevuto tre dosi a testa, circa 6 miliardi di euro finirebbero nella pattumiera sotto forma di fiale inutilizzate. Ma andiamo con ordine.

L’ANALISI DE LA STAMPA

La Stampa ha pubblicato lunedì scorso, 30 gennaio 2023, un articolo il cui titolo recita “Covid, dalla grande paura al grande spreco”. Sebbene riservato agli abbonati, lo si può trovare altrove.

L’articolo della Stampa stima che le dosi italiane ultimamente avviate alla pattumiera siano 122 milioni, per un valore appunto di due miliardi. Significa – ma non lo specifica – che una dose costerebbe 16 euro. Questa cifra però è troppo bassa.

L’Unione Europea, che ha stipulato i contratti per conto degli Stati membri, ha tenuto segreto il prezzo di acquisto delle fiale. Tuttavia secondo il Financial Times nell’estate 2021 una dose di Moderna costava 25,5 euro e una dose di Pfizer 19,5 euro. In un caso e nell’altro, più dei 16 euro calcolati dalla Stampa.

Questi 122 milioni di dosi sprecate, nella ricostruzione della Stampa, comprendono 15 milioni di dosi aggiornate contro Omicron 4 e 5; 19 milioni di dosi aggiornate contro Omicron 1; 28 milioni di dosi scadute a fine 2022. Comprendono anche 60 milioni di dosi donate all’Africa. Sono sostanzialmente inutilizzate anch’esse, rileva il quotidiano. Infatti nei Paesi poveri gli indispensabili impianti di refrigerazione costituiscono un miraggio.

122 MILIONI DI DOSI O 315?

Fin qui l’articolo. Però è riduttivo e parziale anche il calcolo delle dosi sprecate. In realtà sono molte di più. Infatti è ufficiale che, fino all’ottobre 2021, l’Italia aveva ordinato 350 milioni di dosi: quasi sei per ogni cittadino, neonati compresi. Difficile ipotizzare la spesa, dal momento che le diverse marche di vaccini hanno prezzi diversi. Allora, nel gran mucchio c’erano ancora gli Astrazeneca e gli Jannsen.

E dopo l’ottobre 2021 cosa è accaduto? Con ogni probabilità, legioni e legioni di fiale inutili e costose hanno continuato ad affluire verso lo Stivale.

Infatti l’Unione europea ha stipulato contratti che, considerando anche le opzioni, arrivano a prevedere ua spesa di 71 miliardi di euro per acquistare 4,5 miliardi di dosi destinate ai 450 milioni di cittadini europei. Dieci dosi a testa. Di recente è emerso che la Germania ha acquistato circa otto dosi per ciascuno dei suoi 80 milioni di cittadini, spendendo 13 miliardi di euro: in media, ogni dose è costata circa 19 euro. Si tratta di una congrua proporzione dei contratti Ue.

Se anche l’Italia ha rispettato la proporzione tedesca, cioè otto dosi per cittadino pagate circa 19 euro l’una, ha speso oltre 9 miliardi di euro acquistando 480 milioni di dosi.

Ammesso e non concesso che 55 milioni di italiani abbiano accettato tre dosi, resterebbero da buttare 315 milioni di dosi: sarebbero ben più dei 122 milioni calcolati dalla Stampa. Qualora il costo fosse pari a quello tedesco, cioè 19 euro per dose, i vaccini anti-Covid inutilmente acquistati dall’Italia corrisponderebbero a 6 miliardi di euro finiti in pattumiera.

GIULIA BURGAZZI

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