Violenze in Australia: contractors, o polizia addestrata da un programma globale?

L’Australia, come abbiamo raccontato qualche giorno fa, è un altro degli Stati che sembrano far parte di un grande esperimento sociale su scala globale. Se in Israele si sperimenta la vaccinazione a tappeto, e in Italia l’obbligo del pass sanitario, l’Australia sta subendo una repressione feroce al limite della dittatura militare. In vaste regioni sono ancora in vigore coprifuoco e lockdown, con regole strettissime; per chi trasgredisce, o peggio per chi protesta, ci sono in serbo brutalità e violenze inaudite. Le immagini che arrivano ricordano certe scene viste solo in luoghi come Tripoli o Falluja.

Hanno fatto il giro del mondo video dove quelli che sembrano corpi speciali di Polizia sparano proiettili di gomma ad altezza d’uomo, durante una protesta al Parco della Rimembranza di Melbourne.

Anche le attrezzature, i veicoli e le divise delle forze dell’ordine (qui siamo a Melbourne) ricordano quelle di una zona di guerra più che una città in preda all'”epidemia” e dove i cittadini andrebbero anzitutto protetti. Qualcuno, sui social, sta denunciando come sulle divise di alcuni reparti di Polizia campeggi uno strano simbolo, che non sembra appartenere alle Forze dell’Ordine.

Il simbolo è il celebre marchio usato nel film “Predator” con Arnold Schwarzenegger, ma è anche il logo di molte compagnie di sicurezza private in giro per il mondo. Perché si trova sulle divise di alcuni poliziotti australiani? L’Australia sta forse usando contractors privati per mantenere l’ordine pubblico? Non c’è da meravigliarsi poi se i cittadini di Melbourne vengono trattati per le spicce come terroristi afghani.

Naturalmente, non ci sono prove (per il momento). Ma lo stato di Victoria è entrato a far parte, nel 2018, di Strong Cities Network, un’iniziativa globale la cui mission è:

lavorare per prevenire le sfide di odio, polarizzazione ed estremismo nelle città

Tra foto di bimbi e del Dalai Lama, il succo della missione è controllare le proteste e il dissenso dal pensiero unico imposto. E lo si fa con il “training alla Polizia locale”, già avviato in 62 città di 20 Paesi del mondo. Non solo chiacchiere insomma, ma fatti concreti e training militare.

Ma chi è davvero lo “Strong Cities Netwok”? E’ una entità importante, e spiace dover constatare che siamo sempre alle solite. La lista di partner e finanziatori è infinita: ci sono i consueti think tank con base a Londra, le organizzazioni non governative di mezzo mondo, l’ONU, le big tech come Facebook e Google, molti governi europei inclusa la Commissione Europea, e ciliegina sulla torta l’immancabile Open Society di George Soros.

L’ordine pubblico è evidentemente una questione di importanza pressante, per i globalisti. E chissà se la nuova Public order response unit” australiana, che stiamo vedendo all’opera in questi giorni con tanto di divise tecnologiche e persino fucili, è davvero composta da contractors o da normali poliziotti “addestrati” dal progetto Strong Cities. In ogni caso, dai risultati non pare esserci molta differenza.

DEBORA BILLI

 

 

Debora Billi

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