Quell’immensa prigione chiamata Australia

Fino al 2019 vivere in Australia era il sogno di molti: sole, mare, spiagge. Dal 2020, ovvero dall’anno del fatal Covid, la terra dei canguri è ritornata di fatto ad essere quel che era nell’Ottocento, ovvero un gigantesco bagno penale. Con la differenza che a quei tempi era l’Impero Britannico a vederla come prigione, oggi persino Sua Maestà accusa la sua colonia di essere una prigione Covid a causa dei suoi infiniti lockdown.

Il caso Australia è fra i più interessanti in quanto abbiamo assistito alla trasformazione di una fra le nazioni più libere del mondo in una dittatura militare. Perché oramai così la vedono gli osservatori esterni. “Per quanto tempo una democrazia può mantenere restrizioni emergenziali e definirsi un Paese libero?” si domanda Conor Friedersdorf sulle colonne di The Atlantic. La risposta è che solo una delle restrizioni australiane imposte anche sul breve periodo non possono più definire quel Paese libero.

“The land down under” cantata nel celebre pezzo anni ’80 del Men At Work, ha imposto misure degne del 1984 di George Orwell. Misure “cinesi”, avremmo detto in passato, come una app per tracciare la gente. Questa applicazione dal premier dell’Australia del Sud Steven Marshall usa il famigerato riconoscimento facciale tanto comune nella vicina Asia oltre ovviamente alla geolocalizzazione delle persone in quarantena. E poi, a random, chiede a chi è in quarantena di fornire prove di non essersi mossi. Ah, la quarantena è per chiunque semplicemente si sposti da una parte all’altra dell’Australia. L’Australia ha da sempre avuto una delle più rigide politiche di controllo dei confini al mondo, ma l’attuale situazione ha portato a ulteriori restrizioni. Non solo per gli stranieri, ma anche per gli australiani, con conseguenze ai limiti del crimine contro l’umanità: una donna di Victoria di è vista negare la possibilità di tornare a casa per accedere ad un trattamento oncologico. La risposta del ministro della Salute Martin Foley è agghiacciante: sapeva che molte persone di Victoria non potevano tornare alle loro case, e che alcune storie sono “strazianti”. Ma pochissime eccezioni sono ammesse. Evidentemente un cancro al pancreas non è considerato abbastanza grave per risultare un’eccezione.

L’Australia sta mostrando tutte le caratteristiche di un regime sudamericano in maniera anche più marcata (per ora) rispetto all’Italia. Ad esempio la militarizzazione per rafforzare il lockdown. Mai ci saremmo aspettati di vedere un Paese anglosassone trasformato in una dittatura militare come il Cile di Pinochet. Come non ci si sarebbe aspettare la militarizzazione del web in stile cinese: il governo australiano potrà hackerare i computer dei suoi cittadini e prendere il controllo degli account sui social. Il  Surveillance Legislation Amendment (Identify and Disrupt) Bill 2020  che prevede tali cose è stato votato dai partiti liberale (che oramai liberale non lo è più) e da quello laburista, ovvero dalla sinistra. Un atto gravissimo che nemmeno le più terribili dittature hanno messo in atto.

Vi sono anche misure paradossali, ma che rendono la drammaticità della situazione: a Sydney i residenti in un grattacielo si sono visti persino il controllo della polizia sulle birre che arrivavano attraverso delivery.

Il caso Australia insegna una cosa: che la libertà, cosa che noi davamo per scontata, può essere perduta con estrema facilità. E questo non solo in Paesi dalla democrazia fragile come l’Italia, dove la dittatura è sempre dietro l’angolo anche perché spesso invocata dai cittadini, ma persino in Paesi dalla democrazia fortissima come quelli della tradizione anglosassone.

Riconquistare la libertà poi diventa durissimo, e questo anche in Australia. Il Cts australiano è stato chiaro: il Covid non sarà mai eliminato e bisognerà vaccinarsi per sempre.  Kerry Chant, il capo del Cts australiano, ha inoltre dichiarato che “il tracciamento sarà parte del Nuovo Ordine Mondiale”: della serie, te lo sbatto brutalmente in faccia.

New World Order o meno, gli australiani non sono certo contenti di tutto questo. Abbiamo iniziato dicendo come l’Australia sia stata per tanto tempo il sogno di tutti. Oggi è l’incubo, nessuno vuole viverci. Nemmeno gli stessi australiani, che stanno cercando in tutti i modi di fuggire dal Paese: ma non è facile evadere da quello che oggi è il lager più grande del mondo.

ANDREA SARTORI

Visione TV

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