Zelensky si prepara ad entrare in Europa, e ieri ha dimostrato la sua adesione ai “valori occidentali” intervenendo da prezzemolino anche alla Biennale di Venezia: “Sostenete la nostra lotta con l’arte”, chiede, aggiungendo “Non ci sono tirannie che non abbiano cercato di limitare l’arte”. Colmo del ridicolo, vista la censura verso gli artisti russi che dilaga in tutta Europa.

Ma forse Zelensky dovrebbe cominciare in casa sua ad insegnare cosa sia l’arte, perché gli ucraini che sta spedendo da noi ad indottrinarci sembrano non averne la più pallida idea. La notizia è dell’8 marzo, ma sta girando solo in questi giorni sui social: un “profugo” particolarmente zelante si è messo a pitturare di gialloblu una statua nientemeno che a Piazza della Signoria a Firenze. Così, come se niente fosse, è salito sull’opera bardato in tuta e mascherina tra lo sguardo divertito dei vigili urbani di Nardella e gli applausi di qualche compare presente.

Sui social i sostenitori del vandalismo ucraino si affrettano a rimarcare che vabbè, in fin dei conti non si tratta di un’opera di Donatello o Michelangelo ma di una scultura moderna, cosa vuoi che sia. A parte che sarebbe interessante conoscere l’opinione della Biennale su tali asserzioni, ma Piazza della Signoria è uno dei luoghi artistici più sacri al mondo: consentiamo graffiti politici? E perché non le scritte “Forza Viola” nel Chiostro del Bramante?

Intanto la mania dell’imbratto ucraino dilaga ovunque, dal memoriale all’Armata Rossa di Berlino alla cancellata dell’ambasciata russa a Roma, e persino alle targhe dedicate all’Olocausto in Pomerania. Nei Paesi dell’Est si sta procedendo alla sistematica distruzione dei monumenti ai soldati russi che hanno liberato quei Paesi dal nazismo, si va con la ruspa e tanti saluti. Dovremo subire l’imbrattamento e la devastazione gialloblu senza reagire?

Anni fa, quando Graziano Cecchini lanciò 500mila palline colorate dalla Scalinata di Trinità dei Monti, si gridò allo scandalo finché il poveretto finì condannato ad 8 mesi di carcere. E la sua era un’intenzione davvero artistica, oltre a non danneggiare nulla. Ma Cecchini non era ucraino con tutta la cieca devozione che ne consegue, e quindi non gli era consentito danneggiare a piacimento i beni artistici su e giù per l’Italia tra gli applausi dei compari.

DEBORA BILLI

Invitiamo tutti a iscriversi al canale Telegram di Visione TV, con i contenuti esclusivi del nostro inviato in Ucraina Giorgio Bianchi. Per aiutare Visione TV a sostenere le spese per la missione di Giorgio Bianchi, clicca QUI: anche un piccolo contributo è importante!

  • 2270 Sostenitori attivi
    di 3000
  • 2270 Sostenitori