Vaccino Covid ai bambini: una questione rischi/benefìci. Manipolati

Con l’approvazione della FDA al vaccino mRna per i bambini dai 5 agli 11 anni, la vaccinazione Covid per quelle fasce di età è ufficialmente entrata nel dibattito mainstream. Dibattito si fa per dire: forse è più appropriato definirlo propaganda. Ieri sera, in un’intervista televisiva, la giornalista ha chiesto a Giorgia Meloni se vaccinerà la sua bambina. La risposta della leader di FdI è stata: E’ una questione di rischi/benefìci. La mortalità o il ricovero di bambini piccoli è pari a zero, quindi se col vaccino c’è anche un rischio microscopico di effetti avversi, perché vaccinarla?

Questa risposta, di normale buonsenso materno, è la stessa che probabilmente darebbero milioni di genitori italiani. All’inizio della pandemia, nel vedere cinesi che cadevano morti in strada, il terrore più grande per la popolazione è stato proprio: “Cosa succederà ai bambini?”. Gli scienziati fecero a gara per tranquillizzarci, asserendo con ferma certezza che i bambini sono praticamente immuni dalle conseguenze del Covid, che al massimo possono contagiarsi ma restando asintomatici, e che nessun bambino muore o contrae il virus in forma grave. Sollievo generale, poi confermato nel tempo dai dati ISS: i ragazzi vittime del Covid si contano nell’ordine delle unità, ed erano tutti sfortunati bambini con gravissime patologie che avrebbero posto la loro vita a rischio anche con un raffreddore.

Tabella dell’Istituto Superiore di Sanità, 3 novembre 2021

Tutto a posto, quindi? Con una letalità inferiore allo 0,01%, il conto rischi/benefìci è presto fatto? Purtroppo, no. Ora arriva il vaccino, e dopo un anno e mezzo di notizie tranquillizzanti in cui a nessun genitore è mai passato per l’anticamera del cervello che il Covid potesse essere un problema per i propri figli, parte la campagna terroristica sui bambini.

Basta guardare i titoli di prima pagina dei giornali. Corriere della Sera: Un contagiato su 4 ha meno di 20 anni; ADNKronos: Al Bambin Gesu reparti e Pronto Soccorso affollati; Corriere della Sera: L’aumento dei contagi dipende dai bambini non vaccinati; La Stampa: Viaggio nel reparto pediatrico, contagiati 8 bambini; La Nuova Sardegna: Covid a Olbia, crescono i casi tra i bambini; Fanpage: Influenza e Covid tra i bimbi, è allarme; Il Messaggero: Ora i bambini sono i più colpiti, vacciniamoli; Huffington Post: Il Covid non è più clemente con i bambini, dobbiamo vaccinarli.

Non continuo perché non ne posso più, ma ce ne sono altre decine e decine. E siamo solo all’inizio: questa campagna, una vera campagna pubblicitaria studiata a tavolino da qualche celebre agenzia di PR, si intensificherà man mano che si avvicina la data fatidica di dicembre in cui comincerà la vaccinazione a tappeto per i bambini. L’obiettivo di marketing? E’ sradicare ad ogni costo la convinzione di cui si parlava all’inizio, e cioè che i rischi superino i benefici. Convinzione che, è utile ribadire, ci è stata inculcata dagli scienziati di tutto il mondo nel momento in cui faceva comodo tranquillizzare e non gettare tutti nel panico più totale.

Così, con la stessa sfacciataggine con cui si sono già smentiti centomila volte, da “abbraccia un cinese” a “Astrazeneca è innocuo” a “il vaccino protegge per sempre o quasi, toglietevi il pensiero”, si procede nuovamente a sostenere il contrario: ora il Covid fa malissimo ai bambini, gli ospedali sono pieni, è una tragedia, correte a vaccinarli perché i benefìci superano i rischi.

Il popolo, si sa, ha scarsa memoria. Chissà se la (probabilmente costosissima) campagna funzionerà anche stavolta, e nel giro di qualche settimana riuscirà a convincere tutti dell’opposto. L’opposto di ciò che, come sempre, ci ha detto la scienza.

DEBORA BILLI

 

Debora Billi

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