Usa: la Fema in riunione Zoom per analizzare scenari di “detonazioni nucleari globali”

Nel 1979, in piena guerra fredda, l’allora presidente degli Stati Uniti d’America Jimmy Carter creò l’Ente Federale per la Gestione delle Emergenze, quell’agenzia governativa meglio conosciuta per il suo acronimo di FEMA, che fa parte del Dipartimento di Sicurezza interna e svolge una funzione simile alla nostra Protezione Civile.

La FEMA può essere chiamata in supporto ogni volta che un governatore dichiari lo stato di emergenza e dopo che lo stesso ne ha fatto esplicita richiesta sia al governo federale sia al direttore dell’agenzia stessa.

Il governatore del New Hampshire, ad esempio, ha recentamente dichiarato lo stato di emergenza relativo alla mancanza di staff  medico e ha chiamato in soccorso sia la FEMA che la Guardia Nazionale, in maniera tale da poter supplire alle carenze e superare la crisi ospedaliera invernale relativa al previsto aumento di casi di covid-19.

La FEMA tuttavia gestisce ogni tipo di emergenza sul territorio, dalla pandemia,  al disastro ambientale, fino ad arrivare alla completa gestione di un attacco nucleare, ciò che verosimilmente spinse Carter a dar vita  all’agenzia in uno scenario politico internazionale a dir poco particolare ove il rischio atomico rappresentava una minaccia concreta.

Tuttavia, dopo che sono trascorsi anni da quando la guerra fredda è ufficialmente terminata, i corsi e ricorsi della storia sembrano oggi  riportare il nucleare al centro del dibattito internazionale. Domani, 6 gennaio 2022, la FEMA propone infatti un webinar dal titolo davvero  molto interessante “Guida alla gestione di una detonazione nucleare“.

In teoria è un evento pubblico, infatti sul sito dell’agenzia governativa ci sono tutti i dettagli utili per l’accesso alla riunione Zoom, ma di fatto è espressamente indirizzato a specialisti del settore, come medici, soccorritori in genere, trasporti pubblici e tutti coloro che in caso di attacco nucleare sono in grado di aiutare la popolazione a gestire l’emergenza nel miglior modo possibile.

Un evento simile venne organizzato nel 2009, ma  in quella circostanza venne trattato solo il caso di una circoscritta detonazione in area urbana. L’incontro di domani invece verterà sulla disamina di uno scenario coinvolgente detonazioni su scala globale, ed il preciso  coinvolgimento delle autorità locali nel fornire messaggistica utile su telefoni e tv alla popolazione locale, elementi che sono già disponibili nel pdf che la FEMA ha messo a disposizione sul sito.

Che strana tempistica per una riunione del genere. Che gli Stati Uniti si siano resi conto di aver toccato i tasti sbagliati? Che lo scenario geopolitico sia forse cambiato e che gli equilibri tra Stati Uniti e Russia si siano  deteriorati?

In una lettera di dicembre, circa 700 scienziati chiedevano a Biden di smantellare l’arsenale nucleare a disposizione degli Stati Uniti, o per lo meno di mettere nero su bianco che non avrebbe mai utilizzato armi atomiche per primo in caso di conflitto. Questa esplicita richiesta nasceva dall’idea che non sia eticamente accettabile che sia il presidente da solo a poter e dover decidere come e quando utilizzare l’arsenale atomico a sua disposizione. Biden sul momento è sembrato far sua quest’idea,  proponendo anche di cambiare la politica di utilizzo del nucleare.

Tuttavia Biden ha mostrato di non essere affatto affidabile in ciò che afferma. Le sue intenzioni e la sua visione dei potenziali conflitti non sono chiare e ferme, quanto piuttosto mutevoli e spesso poco ragionate. Se da un lato Biden ha più volte sostenuto che nessuna opzione debba essere eliminata quando si tratta di negoziare con paesi come la Russia, contraddicendo palesemente  la sua  proposta di dicembre, poi dall’altro, in occasione della sua ultima  telefonata con il Cremlino ha ripetuto a Putin che “una guerra nucleare non si può cominciare perchè non si può vincere”, e anche “se succederà non saranno gli Stati Uniti i primi ad attaccare”.

Contrariamente a Biden, Putin invece non ha mai avuto difficoltà a far sapere o ad  affermare personalmente che Mosca risponderà militarmente schierando l’arsenale nucleare nel caso in cui la NATO non arresti la propria espansione verso est, e nel caso in cui l’Ucraina venga toccata dagli alleati per qualsiasi motivo. Se da un lato Biden temporeggia e si muove per tentativi, dall’altro il Cremlino ha idee molto chiare.

Non è dato sapere se davvero un attacco nucleare mai avrà luogo ed è oltremodo auspicabile che non avvenga. Ma intanto gli Stati Uniti, almeno per domani, giocano in difesa.

MARTINA GIUNTOLI

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