E torniamo a parlare di insetti.

Abbiamo visto come tutte le elite e gli intellettualoni super woke da almeno qualche anno parlano di rivoluzione alimentare orientata verso nuovi e particolari orizzonti culinari. Niente a che vedere con la French cuisine, quanto semmai molto più semplicemente si tratterebbe di rifilarci vermi e scarafaggi pretendendo pure di farceli piacere.

Gli influencer di ogni categoria, attori, cantanti,  si improvvisano entusiasti protagonisti di un altrettanto improvvisato Bizzarre Food, la serie che in assoluto ha sdoganato per conto dei poteri forti il cibo alternativo, e si mostrano con le rispettive famiglie a fare degustazioni di taglieri con cavallette, grilli e bachi da seta, magari accompagnando il tutto con un buon bicchiere di vino.

Ma ci siamo mai davvero chiesti se questo nuovo menù sia salutare e soprattutto sicuro per noi comuni mortali? Perché onestamente, seppur con le migliori intenzioni, risulta piuttosto difficile pensare che questa sia una manovra effettuata esclusivamente per il benessere di arterie e trigliceridi.

Vi sarebbero mille altri modi meno invasivi e sicuramente più accettabili per portare avanti questo tipo di messaggio, dall’esercizio fisico, all’educazione alimentare, o magari, chiedendo uno sforzo più in alto, anche produrre cibo più sano da parte di coloro che si occupano di prodotti su scala industriale.

Alla fine, mangiare meno ma meglio sarebbe qualcosa di fattibile e assolutamente salutare. Eppure l’agenda del WEF spinge verso le falene.

La domanda se questi cibi siano sicuri per l’uomo, forse ragionevolmente la prima da porsi, qualcuno se l’é fatta già qualche anno fa, andando oltre l’idea che, dal momento che gli insetti vengono mangiati in diverse parti del mondo, allora possono transitivamente essere consumati senza problemi da tutti.

Uno studio condotto da Remigiusz Gałęcki, un medico veterinario di una università polacca, pubblicato su PubMed nel 2019, affronta esattamente questa questione. In seguito all’introduzione da parte dell’Unione Europea di un regolamento che parla e definisce cosa si intende per “nuovi cibi“, la n.2015/2238, entrata poi in vigore il 1° gennaio 2018, gli insetti sono divenuti una realtà anche per gli europei.

Il medico polacco ha quindi cercato di valutare come e se questi fossero alimenti sicuri da introdurre nella dieta di tutti i giorni. Per fare questo ha analizzato diversi allevamenti arrivando alla conclusione che gli insetti commestibili siano un bacino sottostimato di agenti patogeni e parassiti potenzialmente dannosi per animali e soprattutto per umani.

Secondo gli studi di Remigiusz Gałęcki quindi la vera sfida riguarderebbe quella di creare un sistema che monitori in maniera costante gli allevamenti, dato che gli insetti si sono dimostrati essere il vettore parassitico più importante tra quelli analizzati dal medico. Allarme ripreso, tra l’altro anche da altri, come Rebel News, ad esempio, ma non solo.

Il problema nasce dal fatto che pare non sia esattamente così semplice trovare un modo per monitorare gli allevamenti ed essere certi di non avere contaminazione di parassiti. Inoltre, visto che l’assenza di contaminazione in termini assoluti pare non essere possibile, a quel punto quale sarebbe il livello numericamente accettabile per l’immissione del prodotto sul mercato? Quali i metodi per mantenere carica batterica (su cui non ci sono studi però, come ammesso dallo stesso medico polacco) e parassiti sotto controllo?

Se poi pensiamo che alcuni potrebbero destinare al consumo animale mangimi al cui interno si riscontra la presenza di insetti, é facile comprendere quanto sia potenzialmente facile avere una eventuale contaminazione anche attraverso il consumo non propriamente diretto del novel food da parte dell’essere umano.

Ecco che la necessità di controlli accurati diviene vitale per il benessere sia degli animali allevati, sia dell’uomo.

Per la commissione europea un “novel food” (cibo di nuova introduzione) deve semplicemente essere sicuro, appropriatamente etichettato, e se si propone come sostituto di un altro cibo, deve avere gli stessi valori nutrizionali, in maniera tale che non si crei confusione e svantaggio ai danni del consumatore.

Se si aggiunge a tutto questo panorama anche i ripetuti richiami radical chic ad applicare tasse e sanzioni su chi consuma carne rossa, si può legittimamente pensare che i signori di Davos stiano pensando a sostituire  proprio questo specifico alimento con i bachi pelosi.

Lo scrittore californiano Michael Shellenberger rimarca nei suoi libri che i signori di Davos, i veri burattinai del mondo, coloro che dal piano di sopra dettano le direttive a tutti gli altri, di certo non mangiano né mangeranno mai vermi o insetti.

Come un cameriere di un ristorante delle elite ha affermato in una intervista “Quando si riuniscono vengono per la carne, ne sono ghiotti”, come dire che i novel food sono giusto per i poveri, non certamente per coloro che contano.

Inoltre, sottolinea come secondo il meccanismo ormai collaudato durante la pandemia, sarà facile additare coloro che si opporranno come i nuovi razzisti, i nuovi intolleranti, i nuovi terrapiattisti, e farli diventare outsiders della società, proprio come i no-vax.

La moglie di Shellenberger é coreana. Un giorno la donna ha chiesto a suo padre perché mangiasse gli insetti quando si trovava ancora in Corea. La risposta avvalora quanto detto sui gusti al WEF.

“Perché eravamo poveri, ora mangio la carne”.

Credo che questa volta, sarà davvero facile organizzare una resistenza al nuovo che avanza, nonostante tutti gli allarmismi lanciati su clima e inquinamento, e nonostante i costi crescenti della carne rossa, soprattutto all’indomani dello studio del medico polacco che dimostra come non sia semplice garantire insetti non infestati e non infestanti.

Nel caso, contatemi pure. Io sono dei vostri.

MARTINA GIUNTOLI

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