Ormai poco o nulla é lasciato all’immaginazione. I signori dei piani alti ci avvisano con ampio margine di quel che accadrà, lasciano che il pubblico (mal) digerisca la cosa e poi magicamente il predetto accade. Pensiamo alle pandemie, pensiamo ai blackout, pensiamo alla crisi alimentare. E non si tratta di far terrorismo, o meglio, anche quello, ma essenzialmente si tratta di raccontare letteralmente quel che avverrà.

D’altra parte sembra davvero poco realistico pensare che, giusto per prendere uno degli elementi sopra citati, la crisi alimentare ad esempio, esca fuori magicamente dal cappello proprio adesso.  Stiamo sperimentando sulla nostra pelle quella che il WEF ha definito l’era del Great Reset, come appunto raccontato da Schwab nel suo libro, e il cibo fa verosimilmente parte del grande disegno.

Pensiamo ad esempio al solo fatto di propagandare ormai da anni video e informative sulle qualità nutrizionali degli insetti, proponendoli come gustosissima alternativa alla proteina animale classica e anche senza grassi, giusto per accaparrarsi il consenso anche dei fissati con la dieta. Poi, pensate alla genialità: sempre i soliti portano in onda uno show televisivo come Bizzarre Food, in cui il protagonista sconfigge ogni senso di repulsione verso l’immangiabile e anzi viene invitato poi nelle tv nazionali come un eroe illuminato per far passare la nostra avversione per bachi e ragni pelosi come raffinato razzismo occidentale nei confronti di chi quella roba la mangia davvero. E se in Tailandia possono, possiamo anche noi.

Oppure, pensiamo alla tassa sullo zucchero, teoricamente interessante per abbassare i livelli glicemici di bevande gassate e soft drinks in generale, utilizzata tuttavia dalle case produttrici e soprattutto i consumatori per orientarsi verso la versione light che costa meno, é promossa come più salutare, ma poi in realtà contiene edulcoranti, sostanze che sulla lunga distanza si sono dimostrate molto più dannose dello zucchero semplice.

O ancora pensiamo agli OGM e alla campagna massiva di normalizzazione del mondo vegetale ingegnerizzato. Anche qui l’operazione venduta come “stiamo attenti all’ambiente, useremo meno fertilizzanti e soprattutto meno diserbanti“, si é poi convertita in “manteniamo gli OGM ma dobbiamo comunque utilizzare i diserbanti perché gli insetti che mettono in pericolo le colture sono diventati resistenti alla nostra ingegneria“.

Ed in Italia almeno é ancora obbligatorio riportare sull’etichetta il contenuto OGM, mentre si pensi che in paesi come gli occidentalissimi Stati Uniti, questo non avviene. Oltre oceano si compra letteralmente a scatola chiusa. Nonostante rassicurazioni da fonti ufficiali, molti acquirenti italici tra i più scettici ed i più attenti controllano ciò che comprano visto che qui lo possono ancora fare, ma tra quanto l’EU ci chiederà di togliere l’etichetta non é dato saperlo. E proprio come accaduto per i vaccini Covid 19, mentre quotidiani ed esperti tv tutti spingono l’OGM, il mondo accademico invece non é affatto concorde nell’affermare con unica voce che il cibo così prodotto non abbia conseguenze dannose sulla salute umana.

Per non parlare poi della carne sintetica, un’altra trovata geniale per convincere anche gli animalisti più estremi che questo sia l’unico modo per interrompere lo stress animale legato all’allenamento e alla conseguente macellazione. E, nemmeno a dirlo, sui quotidiani gli esperti si mostrano ovviamente tutti esaltati per la nuova frontiera culinaria, per la qualità inarrivabile e per le proprietà nutritive impareggiabili del prodotto.

Ma scordiamoci le varietà del tipo Chianina o altri marchi del genere, il sintetico, in generale, sia esso carne, OGM, o bevanda, é nato per avere protetto da brevetto e per non poter essere coltivato o prodotto in casa.

Ovvio che per far accettare falene notturne di contorno alla coscia di pollo plastificata con sonaglio di fantozziana memoria, su un letto di insalata arcobaleno e una bevanda light come il miglior pasto della propria vita bisogna che in giro non vi sia davvero nient’altro, ma proprio niente, e quindi per ripensare il cibo, la sua produzione e distribuzione secondo le loro regole, evidentemente ci vuole uno tsunami che imponga il cambiamento.

La solita grande occasione che dobbiamo sfruttare altrimenti perdiamo questa opportunità di una vita.

Altrimenti non si capisce come la gente potrebbe mai accettare un menù come quello di cui sopra, seppur proposto come trendy, alternativo ed esotico.

Intanto da un lato Bill Gates acquista terra come non ci fosse un domani, e fa la sua parte diventando il proprietario terriero dell’anno in USA, mentre dall’altro aziende alimentari in USA continuano a bruciare sterminando migliaia (se non milioni) di galline e uova.

E nessuno si oppone a questo? Beh non proprio.

Sempre più canali social si sono orientati verso il cosiddetto Grow Your Own Food, (basta cercare l’hashtag #GYOF) una maniera diametralmente opposta di ricostruire e ripensare la catena alimentare, in modo davvero meno dannoso e soprattutto controllato dal produttore, che in questo caso specifico é l’utente stesso.

Corsi tutorial, indipendenza dalla catena imposta e/o carente per lungo tempo, una vera e propria rete di conoscenza trasmessa e condivisa che sta rendendo l’utenza sempre più consapevole che per uscire dal modello imposto, dovremo sorprendere i nuovi ristoratori con una semplice frase:

“No, grazie, ho già io quel che mi serve”.

MARTINA GIUNTOLI

 

 

 

 

  • 3501 Sostenitori attivi
    di 10000
  • 3181 Sostenitori