Ricordate quando vi abbiamo raccontato di Boris Johnson, che in mezzo a mille polemiche, aveva preso una delle decisioni più coraggiose e al contempo inaspettate degli ultimi tempi?

Si trattava di spedire in Ruanda, con voli diretti a spese dei contribuenti  britannici, gli immigrati clandestini, arrivati nel Regno Unito in gran numero e con i mezzi più disparati, con la finalità primaria di evitare il dumping salariale vertiginoso che l’immigrazione spesso irregolare avrebbe causato.

E in conseguenza a questo, preservare un livello minimo di retribuzione per gli inglesi.

La faccenda, che all’epoca fu subito bollata dai soliti come sovranista ed etichettata come destinata al fallimento dai global-elitari, si sta ad oggi evolvendo e torna a far parlare di sé a due mesi esatti di distanza.

Ci giunge notizia dal Regno Unito che proprio nella giornata di ieri il primo volo pronto a rispedire immigrati clandestini in Ruanda sia stato fermato nonostante l’accordo in essere tra Johnson ed il governo di Kigali.

L’accordo prevede che le autorità britanniche rispediscano indietro un certo numero di migranti, i quali poi attenderanno in Ruanda l’esito della richiesta di asilo, prima di far eventuale ritorno in UK.

Ma non solo. Il Ruanda si impegna a prendere migranti illegali di qualsiasi nazionalità dietro diretto compenso in Sterline, suddivise su un arco temporale di cinque anni.

Il piano ovviamente non é piaciuto a tutti, fatto salvo sicuramente il Ruanda. Come dire che questa volta Boris ha fatto i conti senza l’oste e di osti al bancone questa volta ne ha trovati diversi.

Sicuramente gli esponenti del partito di opposizione, i Laburisti, che non hanno affatto gradito, invocando la violazione dei diritti umani. Poi stessa storia le Nazioni Unite, che hanno lamentato gravi problemi inerenti all’etica.

E come se non bastasse, vi sono poi alcuni dei passeggeri dell’aereo, i quali hanno prontamente avviato un’azione legale contro il governo di Downing Street, visto che a loro dire erano assolutamente legittimati a rimanere in UK poiché provenienti da paesi di guerra come Siria e Afghanistan.

Anche in Gran Bretagna, nelle manifestazioni e sui media non si respira proprio un’aria solidale con Boris, complice la solita sinistra ultra radicale.

I soliti che a comando si muovono da Seattle a Washington, da Roma fino a Sidney, per ridicolizzare ogni cosa non sia assolutamente woke.

I soliti che potrebbero tranquillamente scrivere sui loro cartelloni presumibilmente stampati dal ciclostile di Soros che “Johnson é il primo a ripristinare una tratta di schiavi legalizzata” nel mondo contemporaneo (se non lo hanno già fatto) e sfilare fieri per le strade di Londra.

E la gente comune? Quella che rappresenta al meglio il popolo sovrano britannico cosa dice? Molto probabilmente é felice di poter avere dei criteri secondo cui accettare i migranti o meno. D’altra parte i clandestini sono gli stessi che poi vagano la notte (o anche di giorno) per le loro case derubandole, quando va bene, o molestando con varie finalità i cittadini.

E tutto ciò oltre ad avere un indubbio costo sociale, hanno anche un costo sicuramente economico non da poco.

Nel mentre, ancor prima che il volo inaugurale si alzasse dalla pista, già altre centinaia di clandestini stavano approdando in Gran Bretagna, giusto per peggiorare una situazione tutt’altro che tranquilla.

Gli stessi inoltre vanno nonché ad ingrossare ulteriormente le fila dei migranti di cui non si sa assolutamente nulla, e che spesso non fanno in tempo a mettere piede su suolo britannico che già scompaiono nel niente.

La politica immigratoria di Johnson é stata pensata proprio con questa finalità, cercando di privilegiare individui con competenze e con l’effettiva possibilità di contribuire allo sviluppo del Regno Unito, soggetti che conoscano bene la lingua del posto e che abbiano un’idea di come il paese funziona.

Inoltre, il contratto d’affitto, oppure un contratto di lavoro ed il livello salariale sono requisiti imprescindibili in un sistema a punti che dà conto matematico della possibilità o meno di accedere legalmente come migranti nel Regno Unito.

Questa strategia, tutt’altro che sbagliata, razzista o addirittura un richiamo alla tratta degli schiavi, ha invece come fine primario, oltre alla “selezione dei migliori“, anche quella di disincentivare al massimo la migrazione. Chi, sapendo di dover sapere trascorrere un tempo indeterminato in Ruanda in attesa di una non sicura ammissione in UK si muoverebbe dal proprio paese? Il Ruanda non é certo New York o Parigi.

Eppure, nonostante tutto, quel volo non é partito, quel volo che con appena 7 immigrati avrebbe inaugurato l’accordo bilaterale UK – Ruanda. In un primo momento la richiesta di stop all’aereo era stata rifiutata dai giudici britannici della Corte Suprema, mentre poi la sospensiva é stata accordata last minute dalla Corte Europea dei Diritti Umani.

Ci chiediamo a questo punto due cose.

Innanzitutto ci domandiamo quanto gli organismi sovranazionali rappresentino davvero le popolazioni degli stati sovrani.

I soprusi e gli abusi subiti durante la pandemia da Covid 19 hanno visto molto di rado, per non dire mai, il coinvolgimento di questi enti. Viene piuttosto in mente che il CEDU, quanto l’ONU o simili rispondano ad ordini provenienti da altri e che facciano anche gli interessi degli stessi per i quali lavorano davvero. Uno su tutti la migrazione selvaggia e incontrollata.

Una decisione come quella presa dal CEDU ieri ha ad esempio un vago sapore sorosiano, e si configura come l’ennesima intromissione di un ente sovranazionale nella politica di un popolo sovrano.

Inoltre ci chiediamo se un provvedimento come questo potrebbee mai essere portato sul tavolo del nostro Ministro degli Interni, visto che anche l’Italia ad immigrazione clandestina non é messa benissimo.

E mentre la Chiesa d’Inghilterra se la prende con il governo definendo la politica immigratoria “una vera e propria politica immorale che fa vergognare il paese intero”, arrivando persino a scriverlo in una lettera aperta al Times, BoJo non sembra disposto a rimescolare le carte, rivendicando la sovranità dell’accordo.

E come ha dichiarato “Sono disposto a far di tutto perché la cosa prosegua come il Regno Unito ha deciso“. A dispetto anche di leggi che potrebbero essere cambiate.

Che sia finalmente un primo passo verso un ritorno alla sovranità dei popoli?

MARTINA GIUNTOLI

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