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Notizie15 Aprile 2022

Boris spedisce i migranti in Ruanda. E’ un modo per impedire il dumping salariale

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la decisione di Boris Johnson di inviare i migranti in Ruanda, evidenziando l'intento di proteggere i lavoratori britannici dal dumping salariale. Si discute anche delle reazioni delle organizzazioni per i diritti umani e delle implicazioni politiche in Europa.
Punti chiave
  • La Gran Bretagna affida al Ruanda la gestione dei richiedenti asilo.
  • L'accordo prevede 120 milioni di sterline per cinque anni di assistenza.
  • Johnson risponde alle esigenze della working class post-Brexit.
  • L'immigrazione provoca dumping salariale, danneggiando i lavoratori locali.
  • L'UE ha già stipulato accordi simili con la Turchia in passato.
L'articolo

La Gran Bretagna di Boris Johnson affida al Ruanda la gestione in outsourcing dei richiedenti asilo che entrano clandestinamente nel Paese. In cambio di 120 milioni di sterline, il Ruanda in teoria fornirà loro per cinque anni alloggio, cure mediche e corsi professionali. Gli effetti pratici che avranno questi impegni al momento sono affidati solo alla fantasia.

La mossa di Johnson  va incontro alle esigenze della poor working class che fu decisiva per il Brexit. Coloro che portano a casa un pezzo di pane con il letterale sudore della fronte sono effettivamente danneggiati dalla presenza di immigrati più o meno regolari. Fra questi ultimi, ci sarà sempre qualcuno ben lieto di conquistare un lavoro accontentandosi di un compenso ancora inferiore.

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Si frega le mani chi è abbastanza benestante da poter offrire dei posti di lavoro lucrando sulle paghe ribassate. Cornuto e mazziato, invece, chi un lavoro lo cerca per campare. La libertà di movimento e di migrazione non va a vantaggio della gente comune, ma dei pochi che si situano ai piani alti della piramide sociale. Non a caso è uno dei capisaldi delle politiche che l’Unione Europea impone agli Stati membri.

L’immigrazione di fatto innesca dumping salariale. Uno dei peccati originali della sinistra è di aver insistito  sugli aspetti umanitari della politica delle porte aperte e di aver chiuso completamente gli occhi sugli effetti economici e sociali.

Le organizzazioni per i diritti umani e per i migranti ora si scandalizzano per l’accordo fra Gran Bretagna e Ruanda. Però cose del genere sono già accadute nel Vecchio Continente.

L’unica volta che l’UE fece uno strappo alla regola della sua politica di porte aperte e dumping salariale fu quando stipulò con la Turchia un patto analogo a quello che ora la Gran Bretagna ha stipulato con il Ruanda. Erano i tempi in cui i migranti arrivavano in Grecia dalla Siria e dal Medio Oriente al ritmo anche di 500.000 al mese. Troppi perfino per il dumping salariale: piuttosto, i migranti erano una bomba sociale da disinnescare rapidamente.

All’interno dell’UE l’anno scorso la Danimarca ha approvato una legge che consente di dare i migranti in outsourcing a vari Paesi, Ruanda compreso. La Commissione Europea però si è indignata e ha bacchettato duramente la Danimarca sulle dita esclamando: un atto del genere è illegale!

Non risultano differenze sostanziali fra la legge danese e la gestione dei migranti che l’UE ha dato in outsourcing alla Turchia. Traspare piuttosto che gli Stati UE devono chiedere il permesso a Bruxelles anche per soffiarsi il naso. La Gran Bretagna non ne ha più bisogno. E può permettersi di difendere i suoi lavoratori dal dumping salariale.

GIULIA BURGAZZI

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