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Visione TV

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Fabiuccio Maggiore28 Dicembre 2020

Tuteliamo la salute…dei nostri affari!

Con questo documento audio-visivo analizziamo lo strano modo di intendere, da parte del Governo, la tutela della salute cittadina, mentre tutto il sistema economico e sociale versa in uno stato di assoluto abbandono. La ricetta di Mario Draghi esposta al G30 è chiara e mira ad accrescere le sperequazioni emarginando gli anelli deboli della catena produttiva da una parte, per concentrare le risorse finanziarie statali nei settori in espansione dall'altra.
Tra questi troviamo la "white economy", ovverosia l'economia prodotta nel settore sanitario.
Analizziamo, dunque, chi guadagnerebbe all'interno di questa industria e quanto perda lo Stato-Comunità nel vedere canalizzare un faraonico potere capitale nelle mani di una élite degli affari "scientifici".
Per Uomini Liberi e Sovrani!

📺 Pubblicato su YouTube · Canale Visione TV
Il video analizza le contraddizioni nella gestione della salute pubblica e dell'economia da parte del governo. Si evidenziano le sperequazioni sociali e il potere concentrato nelle mani di pochi, in particolare nel settore sanitario, e si invita a riflettere sulle conseguenze di tali scelte.

La recente analisi sul modo in cui il Governo italiano interpreta la tutela della salute pubblica ha suscitato un acceso dibattito. In un contesto economico e sociale in crisi, con molti settori in difficoltà, la proposta di Mario Draghi al G30 sembra privilegiare un approccio che esclude i più vulnerabili, concentrando le risorse finanziarie statali in settori in espansione, come la "white economy" legata al settore sanitario. Questa strategia suscita interrogativi sulla reale intenzione di proteggere la salute dei cittadini, mentre si ignora il collasso di molte piccole imprese e attività commerciali.

Draghi, con la sua proposta, sembra voler abbandonare gli anelli deboli della catena produttiva, riducendo i sussidi e i ristori, che già si sono dimostrati insufficienti per risarcire i danni subiti da molti imprenditori costretti a chiudere. Questa visione, definita da alcuni come "darwiniana" e "machiavellica", porta a una riflessione profonda sulle conseguenze di tali scelte economiche, che non solo minacciano la sopravvivenza delle aziende, ma anche il benessere sociale e psicologico dei cittadini.

Il paradosso è evidente: mentre si proclama l'importanza della salute pubblica, si trascurano le condizioni di vita dei cittadini che, privati di sostegno, affrontano il rischio di una crisi economica e sociale senza precedenti. Le affermazioni secondo cui la salute economica e quella fisica siano interconnesse vengono trascurate in un piano che sembra favorire un'elite di interessi economici, piuttosto che la collettività. La salute non può essere vista in modo isolato; è un concetto complesso che abbraccia aspetti economici, sociali e psicologici.

In questo contesto, la critica alla gestione della crisi e alle scelte politiche diventa cruciale. Si evidenzia la mancanza di un intervento statale attivo, capace di riequilibrare le risorse e garantire un profitto sociale condiviso. Al contrario, si assiste a un'ulteriore concentrazione del potere economico nelle mani di pochi, mentre il resto della società è lasciato a fronteggiare le conseguenze di politiche che, anziché tutelare, emarginano i più deboli. Questo scenario solleva interrogativi su chi realmente beneficerà delle scelte governative e sulla direzione che prenderà il Paese.

La questione centrale è quindi la necessità di una riflessione collettiva su come costruire un modello economico e sociale che non solo tuteli la salute pubblica, ma che garantisca anche un equo accesso alle risorse e un sostegno concreto a chi si trova in difficoltà. La salute dei cittadini non può e non deve essere sacrificata sull'altare degli interessi economici, ma deve essere considerata in un'ottica di sostenibilità e giustizia sociale.

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