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Notizie30 Gennaio 2023

Suicidio assistito, il dibattito in Scozia

Di ·450 contenuti pubblicati
Suicidio assistito, il dibattito in Scozia
Martina Giuntoli analizza il dibattito sul suicidio assistito in Scozia, evidenziando le preoccupazioni del reverendo Iain Greenschield. Si discute anche il contesto legislativo e le implicazioni etiche legate alla proposta di legge.
Punti chiave
  • La Scozia discuterà il suicidio assistito a livello parlamentare.
  • Il reverendo Iain Greenschield avverte sui rischi etici della proposta.
  • Liam McArthur sostiene la legalizzazione del suicidio assistito.
  • Greenschield critica la lobby internazionale del suicidio assistito.
  • In Canada, il suicidio assistito ha portato a prelievi di organi.
L'articolo

La Scozia a breve discuterà il suicidio assistito a livello parlamentare. Istituzioni e opinione pubblica sono profondamente spaccate.

Il reverendo Iain Greenschield mette in guardia la Chiesa di Scozia nel momento in cui il dibattito si scalda: “Non si può far passare il concetto del suicidio assistito come qualcosa di ordinario. Se così fosse, si passerebbe quel limite per cui conviene sbarazzarsi dei più deboli per tagliare la spesa dell’Nhs (National health service, il servizio sanitario pubblico del Regno Unito)”.

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Il parlamentare liberaldemocratico Liam McArthur, che più di tutti si è battuto per avere una legge sulla morte assistita, ha vinto la sua battaglia lo scorso settembre.

La sua proposta sarà discussa ed eventualmente approvata o scartata dal Parlamento scozzese nei primi mesi del 2023.

Secondo quanto si legge nella proposta, si vuole poter prescrivere un cocktail letale a chi è affetto da una patologia fisica terminale. Serviranno soltanto il consenso personale e la firma di un altro paio di medici.

IL MONITO DEL REVERENDO GREENSCHIELD

Greenschield così risponde a questa proposta di legge: “Il fatto che la società accetti il concetto di morte legalmente assistita non solo cambia i rapporti che vi sono tra medici e pazienti ma anche all’interno delle stesse famiglie”.

Per non parlare del fatto che ciò cambierebbe profondamente il modo in cui la società considera gli anziani, una volta fonte di preziosa saggezza. Oggi, costosi fardelli di cui sbarazzarsi.

McArthur si difende sostenendo che comunque le persone che desiderano porre fine alla loro vita cercano altre strade.

Spesso fanno lunghi ed estenuanti viaggi per raggiungere luoghi dove il suicidio assistito è legale, mettendo a rischio i propri cari.

Non è infatti raro che le famiglie o gli accompagnatori vengano poi attenzionati dalle autorità del Paese di origine con pesanti accuse.

La donna che guida il governo scozzese, Nicola Sturgeon, ha mostrato in più occasioni più dubbi che certezze.

Al contempo Greenschield, nel criticare profondamente la lobby internazionale del suicidio assistito, ricorda come sono andate le cose in Canada. E non solo: “I fatti dimostrano che i Paesi dove eutanasia e suicidio assistito sono divenuti legali non hanno saputo fermarsi. Di fatto quello è divenuto solo il primo passo verso cose peggiori. Coloro che difendono queste procedure legalizzate di morte sostengono che i più deboli sono protetti. Siamo sicuri? Le cose sono andate diversamente. Si guardi, ad esempio Belgio e Olanda, dove i confini si sono assottigliati fino a permettere che si praticasse l’eutanasia sui più piccoli”.

IL SUICIDIO ASSISTITO IN CANADA E USA

Ma non sono solo i fatti europei a spaventare Greenschield. Le cose non sembrano infatti andare molto meglio negli Usa o in Canada.

In Oregon, uno degli Stati americani dove il suicidio assistito è legale, la pratica inizialmente veniva rigorosamente applicata solo in caso di pazienti con diagnosi di patologie terminali.

Ora invece un report mostra che la legge è stata applicata anche ad anziani i cui unici problemi erano l’artrite o la rottura del femore.

In Canada, dove per marzo era prevista l’inclusione delle malattie mentali all’interno della legge già esistente, almeno per adesso la macchina burocratica si è fermata.

Il Paese ha un triste primato. Il mese scorso uno studio dell’American Journal of Transplantation ha rivelato che il Canada è in testa per numero di organi donati, ottenuti con il suicidio assistito.

Sembra proprio si sia passati dalla compassione per il dolore altrui al legalizzare la morte, per finire con il prelievo di organi.

Ecco che Greenschield ha tutto il diritto di mettere in guardia la Scozia.

Nessuno può garantire che le cose non scapperanno di mano, una volta fatto il primo passo.

MARTINA GIUNTOLI

 

 

 

 

 

 

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