Chissà, forse le autorità sperano che gli europei e gli italiani, durante i razionamenti invernali di energia, facciano come il Sudafrica ora alle prese con lunghi black-out programmati: sopportazione e fatalistica rassegnazione; tutt’al più un po’ di rabbia sfogata sui social.

C’è però un particolare: in Sudafrica i black-out sono quasi normali. Ora, è vero, l’elettricità generalmente manca anche per sei ore al giorno: ma si tratta di uno dei picchi toccati da una crisi energetica che è praticamente endemica. In Europa, sarebbe invece la prima volta.

Il Sudafrica conta quasi 60 milioni di abitanti ed è la maggiore potenza industriale del continente. Eppure restare al buio è quasi normale. Esistono istruzioni d’annata sul significato e sulle implicazioni del loadshedding. È il vocabolo scelto dalla Eskom, l’azienda elettrica nazionale, per indicare i black-out programmati. Significa “riduzione del carico”.

Per impedire il collasso della rete elettrica, Eskom attua il loadshedding e interrompe l’erogazione dell’elettricità ogni volta che domanda di energia elettrica è superiore alla produzione. E lo fa spesso.

Le statistiche citano picchi di loadshedding nel 2015, 2019, 2020, 2021. Ogni volta, il picco è stato più alto. Altissimo quello del 2021. Questa settimana, il loadshedding ha toccato un’altra vetta raggiungendo il livello 6 su un massimo di 8. Peraltro era già accaduto in giugno. Più il livello è alto, più il distacco è probabile e duraturo. Il livello 6 prospetta la ragionevole possibilità di rimanere senza corrente elettrica per sei ore al giorno.

Le cause del loadshedding a livello 6, a quanto riferiscono i media locali, sono 45 guasti in altrettanti impianti. Tuttavia la distribuzione dei livelli non è omogenea sul territorio nazionale. Fra ieri, lunedì 19 settembre, ed oggi la capitale, Città del Capo, rimane costantemente a livelli compresi fra 3 e 5.


La gente, tutto sommato, è abituata. Si sfoga a commentare quando Eskom fornisce aggiornamenti ai loadshedding su Facebook e su Twitter. La situazione è oggettivamente difficile, ma non si hanno notizie di proteste organizzate.

Tuttavia il Sudafrica ha alle spalle anni e annorum di blackout programmati. In Europa ed in Italia quest’inverno con ogni probabilità li subiremo per la prima volta, e la causa non risiederà in 45 guasti bensì nelle scelte politiche dell’Unione Europea e dei Governi. Chissà se i cittadini accoglieranno la novità con sudafricana rassegnazione.

GIULIA BURGAZZI

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