Molto si parla del report dei servizi segreti all’origine di quell’ignominioso articolo del Corriere. All’origine in teoria, perché leggendo quelle pagine si scopre che le persone accusate dal quotidiano di via Solferino -con tanto di foto segnaletiche in prima pagina- non sono neppure presenti. Oggi il giornale tenta di salvarsi in corner sostenendo che esistono altri dossier, che quei nomi sono comunque “attenzionati” da tempo, ma in molti resta il dubbio che siano stati inseriti nell’articolo inventandoli di sana pianta oppure -peggio mi sento- qualcuno li abbia passati sottobanco. Un qualcuno che magari appartiene sì a servizi segreti, ma sotto altre bandiere.
Fatto sta che il report è stato desecretato, e tra le infinite osservazioni possibili su cotanta sfilza di assurdità ce n’è una che proprio salta agli occhi: come ha (giustamente, per una volta) sottolineato anche Floris, più che un documento di intelligence sembra una rassegna stampa.
Ogni personaggio di spicco ha un proprio ufficio stampa, che tra le altre cose si incarica di compilare una rassegna giornaliera riportando tutte le citazioni relative al personaggio in questione. E riportando, ovviamente, anche le citazioni negative: è giusto che il personaggio sappia chi lo critica o chi lo attacca, per poter rispondere nel merito e potersi difendere. E’ una normalissima prassi di lavoro, dai presidenti alle star del cinema.
Quel report è compilato allo stesso modo. Una lunga lista di critiche all’operato di Mario Draghi, con tanto di nomi e cognomi dei responsabili scritti in maiuscolo. Ma la differenza, enorme, è che gli autori non sono gli addetti stampa personali del Presidente: sono i servizi segreti della Repubblica. Ovvero l’istituzione dedicata a proteggere lo Stato da chiunque, interno o esterno, ne minacci l’esistenza. Questi uomini considerati estremamente competenti e capaci, la creme de la creme come suol dirsi, anziché dedicarsi all’analisi delle minacce verso la Repubblica Italiana sono stati messi a tavolino a fare il lavoro di un addetto stampa di terzo livello. A ravanare sul web e sui canali social per riportare certosinamente chi ha osato criticare (e anche molto all’acqua di rose, tipo “è troppo atlantista”) il Presidente del Consiglio.
Ma tra i circa 25 addetti a comunicazione e stampa di Palazzo Chigi non c’era nessuno che potesse assumersi il gravoso incarico? Hanno altro da fare?
Servirsi dei servizi in questo modo è davvero scandaloso. L’istituzione non può essere messa agli ordini del Presidente, del caro leader o del caudillo del momento come accade nelle repubbliche delle banane. Gli uomini dell’intelligence non sono galoppini di quart’ordine che possono passare il tempo a leggersi Facebook onde riportare le critiche al regime ad opera di Fragolina86. Anche perché, poi, quale sarà la conseguenza di tale attività? Andare ad arrestare Fragolina86 perché ha scritto che Draghi è atlantista?
Qualcuno fermi questa deriva, prima che sia troppo tardi e la tempesta ci travolga tutti.
DEBORA BILLI
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