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Notizie4 Giugno 2021

Scientocrazia: la censura e il silenziamento dei dissidenti

Visione TVDi Visione TV·8671 contenuti pubblicati
Enrica Perucchietti analizza la censura crescente nel contesto della scientocrazia, evidenziando l'uso della tecnologia per silenziare i dissidenti. Si discute anche dell'impatto della pandemia sulla libertà di espressione e sull'informazione.
Punti chiave
  • Censura di contenuti non allineati da parte delle piattaforme digitali.
  • La pandemia ha accelerato la repressione delle voci dissidenti.
  • Il potere cerca di rieducare le menti anziché creare martiri.
  • La battaglia contro le fake news è una moderna caccia alle streghe.
  • I social network esercitano un controllo autoritario sul dibattito pubblico.
L'articolo

Canali YouTube cancellati o demonetizzati, profili social, siti e blog chiusi, video oscurati, persone a cui viene impedito di commentare o pubblicare. La furia censoria iniziata nel 2020 con l’oscuramento dei contenuti non allineati da parte dei grandi colossi della rete è diventata oggi conclamata. Persino sfacciata, come se dovesse fungere da un lato come arma contro coloro che osano dissentire o esprimere ancora il proprio pensiero, dall’altra come gesto intimidatorio per spingere le masse a una forma di autocensura

Complice la pandemia che viene strumentalizzata con la creazione di task force sulle fake news fino alla proposta di introduzione di disegni di legge contro la disinformazione e di regolamentazione comunitaria della rete, i casi di censura si sono moltiplicati negli ultimi mesi, rendendo evidente come il potere si avvalga della censura per inibire il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero e persino di fare informazione. 

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Il potere non ha più interesse a uccidere in pubblica piazza i propri nemici, come avveniva in passato durante le persecuzioni o l’Inquisizione, rischiando pertanto di creare dei martiri; il potere adesso vuole invece rieducare e convertire le menti di costoro al proprio volere. Curarli, se possibile. E se la rieducazione di costoro dovesse risultare impraticabile, “vaporizzarli”, cancellandone ogni traccia in una moderna forma di damnatio memoriae.

È in atto una campagna che, da un lato, strumentalizza la violenza e il cyberbullismo e, dall’altro, con piena modalità schizoide, fa uso di questi metodi per attaccare, dileggiare, censurare, denigrare e screditare i giornalisti indipendenti e tutti coloro che non si allineano al catechismo del pensiero unico.

Questo processo ha avuto inizio qualche anno fa, è rimasto sottotraccia, imponendosi gradualmente, finendo per divenire negli ultimi mesi un efficace grimaldello per le multinazionali del Big Tech che sono finite a dettare le regole e a imporre la censura. 

La battaglia contro le fake news, infatti, è una moderna caccia alle streghe che ha un duplice scopo: da un lato portare alla creazione di una informazione certificata, dall’altro ottenere la legittimazione morale della censura.

Si è partiti con la graduale costituzione di siti atti allo smascheramento di bufale, per arrivare a una loro autoinvestitura a novelli censori del web e alla autoproclamazione dei “professionisti dell’informazione”: secondo il principio di autorità, quello che essi scrivono dovrebbe essere accolto in modo acritico come dogma. 

Nei mesi passati, per sostenere e legittimare di fronte all’opinione pubblica la censura di Donald Trump, taluni sono arrivati a parlare di “censura costruttiva spiegando come in una situazione di emergenza sanitaria sia “etico” e doveroso oscurare i contenuti “pericolosi” per salvaguardare la collettività dal rischio di disinformazione. Sorvolando sull’aspettando paternalistico di tale atteggiamento autoritario, molti si sono fatti convincere da questo argomento, arrivando a sostenere che sia lecito silenziare le voci controcorrente che dissentono e mettono a rischio la liturgia del pensiero unico, discostandosi per esempio dai “dati ufficiali” e dalla scienza. Scienza, però, che viene piegata al biopotere e che insieme ai suoi dogmi è finita per assumere un’aura di religione con i suoi feticci e i suoi culti superstiziosi, divenendo l’esatto opposto di quello che dovrebbe essere: un culto dogmatico, infallibile, inviolabile, manicheo. Una scientocrazia.

In una società che critica e contesta qualsiasi tema e mette sotto esame qualsiasi autorità, da quelle politiche a quelle religiose, le uniche autorità che restano inattaccabili sono quelle identificate come le ancelle della “scienza”, le cui voci si diffondono e dispiegano attraverso i media di massa, entrando quotidianamente nelle nostre case tramite televisione, radio e quotidiani, con il chiaro intento di imporci cosa pensare in base al nuovo catechismo scientocratico

Scacciata infatti la religione da una società sempre più laica, si è fatta strada la scientocrazia con i suoi pilastri e i suoi diktat, con la sua furia censoria e la volontà di piegare e soggiogare chiunque metta in discussione le sue verità di fede ed eserciti ancora il pensiero critico. Soprattutto, con la sua psicopolizia assetata di censura. 

I social network e la loro censura privata rappresentano oggi una delle più potenti armi a supporto del discorso politicamente corretto e contro la diffusione di qualunque idea alternativa a quelle che quel discorso ammette. YouTube, Facebook, Twitter, Google stanno diventando sempre più potenti, trasformando spesso le loro azioni in atti autoritari nei confronti degli utenti, con conseguenze che pesano sul dibattito di una società democratica, andando a ledere lo stesso diritto di pluralismo e di informazione.

ENRICA PERUCCHIETTI

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