Dietro la guerra tra Russia e Ucraina si nasconde un conflitto tra l’Occidente a guida militare, economica
e culturale anglosassone, e i Paesi asiatici identitari (Russia, Cina, Iran etc), che sta mandando in soffitta la
globalizzazione, basata proprio sulla sinergia tra capitali e tecnologie occidentali, mano d’opera
cinese e materie prime russe.

La fine della globalizzazione e del mondo unipolare, sancita urbi et orbi dall’invasione dell’Ucraina, è
destinata ad accelerare il declino del dollaro come valuta unica degli scambi internazionali. Già l’arrivo
dell’euro aveva in parte ridimensionato il ruolo di sovrano assoluto del dollaro, con Russia, Cina e diversi
Paesi del Vicino Oriente che hanno da tempo iniziato a diversificare le proprie riserve di valuta estera,
sostituendo in parte il dollaro con l’euro. Le ragioni sono state sia di natura politica che di natura
economica.

Ora con le sanzioni volute dall’Occidente, che dividono il mondo in due blocchi come ai
tempi della guerra fredda, la valuta cinese sta accelerando la sua emersione come moneta globale,
mentre l’euro rischia di vedere frustrate le sue ambizioni di affiancarsi al dollaro negli scambi globali.
Lunedì 14 la Russia ha annunciato che utilizzerà lo yuan cinese negli scambi commerciali con Pechino.
Come se non bastasse l’Arabia Saudita sta tenendo colloqui, a quanto pare molto proficui, per
considerare l’ipotesi di farsi pagare in yuan parte del petrolio che vende ai cinesi. Anche l’India secondo
il Global Times sarebbe in trattative con la Russia per acquistare petrolio a prezzo scontato, sempre con
lo yuan come valuta di riferimento. Dunque la moneta cinese a breve potrebbe diventare la valuta
ufficiale per gli scambi tra due colossi commerciali (la Cina è il maggiore produttore di merci del mondo,
l’India tra i primi cinque), e due dei maggiori esportatori di materie prime.

Si tratta di una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti del dollaro, che proprio dal dominio
del mercato del greggio trae la sua forza.

In questa guerra globale delle valute l’euro rischia di rimanere schiacciato tra i due giganti. Il suo ruolo
“politico” è venuto meno, in quanto i Paesi UE si sono appiattiti totalmente sulla politica imperiale
americana, e dunque i Paesi “non allineati” con Washington non hanno alcun motivo di prediligere la
valuta comune rispetto al dollaro. Dal lato economico poi le sanzioni hanno cancellato il vantaggio che la
Russia traeva nell’utilizzo dell’euro come valuta per gli scambi commerciali tra Mosca e le capitali del
Vecchio Continente.

Anche nella guerra delle monete dunque si va verso la nascita di due blocchi, quello occidentale,
egemonizzato dagli Usa, che utilizza il dollaro e quello asiatico, a guida cinese, che utilizza lo yuan.
L’Europa, in questo scenario, è nient’altro che una colonia americana e le colonie, da che mondo è
mondo, utilizzano la moneta della potenza dominante. L’euro dunque è destinato, se sopravvive, ad
essere semplicemente la moneta utilizzata per gli scambi interni all’UE, mentre il commercio con il resto del mondo lo faremo in dollari, a dimostrazione del fatto che l’emersione dell’UE come potenza
autonoma è sempre stata una pia illusione.

ARNALDO VITANGELI

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