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Notizie2 Febbraio 2022

Sanremo, ovvero lo specchio della propaganda globalista pandemica

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Andrea Sartori analizza il festival di Sanremo, evidenziando la sua funzione di propaganda globalista. Si discute anche della satira unidirezionale e del cambiamento dei valori culturali italiani.
Punti chiave
  • Djokovic è stato trattato come un paria per la sua posizione sul vaccino.
  • Sanremo riflette le ipocrisie della società italiana contemporanea.
  • Fiorello critica i 'complottisti' invece di affrontare il potere.
  • La nuova Sanremo promuove ideologie contrarie al cristianesimo.
  • Ornella Muti elogia la cannabis in linea con il partito radicale al potere.
L'articolo

Quelli che chiamavano Djokovic “il Marchese del Grillo” per via della sua lotta per gareggiare agli Australian Open pare non abbiano nulla da dire sul fatto che non vi sia obbligo di vaccino per i cantanti di Sanremo, mentre Amadeus ha fatto capire che “non ci pensa proprio” a condurre il festival in smart working in caso di positività . Il campione serbo fece di tutto per essere in regola e venne trattato come un paria, questi canterini e quel tizio che usurpa il nome del grande Mozart invece pare non abbiano problemi. “Io so io e voi nun siete un c…” come diceva il Marchese (riprendendo in realtà un verso del Belli).

Ma c’é un motivo: Djokovic andava contro la narrazione di regime, e ci andava apertamente. Questi no, perché il festival di Sanremo è stato sempre uno specchio del regime vigente in Italia: prima dei mutandoni democristiani, con Pippo Baudo e “non ho l’età” per cui Elio e le Storie Tese parvero una rottura. Oggi è il contrario: la vera rottura sarebbero Toto Cutugno e Mietta.

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Vediamola questa propaganda: innanzitutto nella satira a senso unico di Fiorello. Non è vero che nei regimi la satira non esista: esiste eccome. Ma non è mai rivolta, come dovrebbe fare il vero satirico, contro il potere. E’ contro i nemici del potere. E quindi ecco Fiorello che “prende in giro i complottisti” come titola il Corriere della Sera, principale organo della propaganda del regime mattarellian-draghian-sanitario. “Il mio braccio non smette di muoversi, è il grafene!”. Una battutina innocua su Draghi che non è riuscito a diventare presidente della Repubblica per non dare proprio a vedere che siamo in dittatura, ma gli strali più feroci sono stati rivolti ai “complottisti”. Una battuta su Mattarella manco a parlarne, sia mai, vilipendio, mica abbiamo gli attributi di Tognazzi e Vianello che sbertucciarono Gronchi. Ma parliamo di giganti a petto di un nano: facile prendersela coi “no vax” sotto il benevolo sorriso del potere

E facile prendersela con Cristo. Il nuovo bigottismo è anticristiano: ed ecco quindi che Achille Lauro, un tizio che si chiama come una nave e un sindaco che comprava i voti regalando scarpe, inscena una parodia del sacramento del Battesimo: una provocazione che avrebbe avuto senso cinquant’anni fa, e che cinquant’anni fa sarebbe magari stata fatta da gente che sapeva cantare e suonare. Oggi la vera provocazione sarebbe salire sul palco dell’Ariston e parlare di Gesù in senso cristiano. E’ un bigottismo speculare, ma con meno contenuti, perché i “vecchi bigotti” di arte ne hanno regalata, piaccia o meno.

Se la vecchia Sanremo era democristiana, la nuova Sanremo è piddina. Il Partito Democratico mira a divenire la nuova DC, solo con valori esattamente opposti: anticristianesimo, scientismo, ideologia LGTB, ideologia liberal (che è diverso da “liberale” nel senso di Einaudi e Benedetto Croce). E quindi ecco che Ornella Muti fa un bell’elogio della cannabis in piena conformità col “partito radicale di massa” al potere e si fa l’elogio del “look genderless” come se non fosse mai esistito prima il glam rock, da Freddie Mercury (che a Sanremo si esibì, e non ebbe una buona esperienza) a David Bowie. Ma mentre per quei cantanti quella era eccentricità artistica, qui sta diventando ideologia, la stessa ideologia che sta crocifiggendo personaggi come J.K. Rowling: e ricordiamo che questi del passato quantomeno sniffavano davvero, qui si fa l’elogio della trasgressione senza mai realmente trasgredire, se non nel prendersi gioco della Fede cristiana.

Sanremo è “l’autobiografia della Nazione” e solitamente lo specchio delle sue ipocrisie. Anche questa finta trasgressione, assieme alla satira contro l’opposizione, lo conferma: e pensare che Sanremo negli anni 80 fu un fenomeno popolarissimo in Unione Sovietica perché finalmente era permesso ascoltare qualcosa che non fosse propaganda comunista…

ANDREA SARTORI

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