“Se i ragazzi non possono fare sport finiranno sulla strada. Voglio lottare, voglio guardare mia figlia negli occhi e dirle che ci ho provato a darle un futuro. La libertà è un diritto, dobbiamo riprendercelo. Ho deciso di espormi perché non ho più nulla da perdere.”

Così il campione di motociclismo Marco Melandri in un recente post su Instagram che ha fatto molto discutere. La situazione in cui sono stati infilati i giovani che praticano sport, dagli ultimi decreti governativi, ha davvero del surreale: se non sono punturati non possono più allenarsi, partecipare alle gare, persino mettere piede in palestra o sui campi. E questo malgrado ci siano ormai continue notizie di atleti che hanno subìto pesanti conseguenze dopo la vaccinazione. Si assiste a scene da film in cui la Polizia va per campetti di periferia a chiedere i lasciapassare a ragazzini delle medie, come se fosse una cosa normale.

Ma quello dello sport è però il settore dove forse appare un primo embrione di resistenza. Genitori e ragazzi si sono riuniti in associazione e hanno lanciato l’hashtag #sportnegato dove raccolgono la loro protesta, a cui si uniscono i ragazzi vaccinati che rifiutano di scendere in campo senza i loro compagni. Un dirigente del basket in Abruzzo si è dimesso, dopo 12 anni di attività, perché non vuole sottoporre i suoi giovani all’umiliante rito del controllo, e ben dieci società sportive della provincia di Forlì Cesena si sono alleate pubblicando un comunicato stampa al vetriolo con il quale dicono basta alle regole che discriminano tra i ragazzi. Anche la Polisportiva di Riccione è uscita allo scoperto. Ne arriveranno probabilmente altre.

Persino i media mainstream si accorgono della demenzialità delle nuove norme Draghi: sul Fatto Quotidiano, in un lungo articolo a favore dello sport libero, due scienziate si definiscono esterrefatte. Lo siamo davvero un po’ tutti. Intanto il ministro della scuola Bianchi fa proclami sull’importanza della pratica sportiva contro il bullismo e le discriminazioni: si tratta di certo, e come sempre, di discriminazioni selezionate ad hoc. Ovvero quelle di serie A, tanto care a lorsignori.

DEBORA BILLI

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