Quirinalissimo: nel caos totale dei partiti si nasconde la “sorpresa”?

Mancano appena 6 giorni dall’inizio della votazione per eleggere il nuovo presidente della Repubblica e il parlamento e i partiti arrivano a questo appuntamento nel caos più totale.

D’altronde una classe politica di livello così basso non si era mai vista in tutta la storia repubblicana, e questo anche grazie a una legge elettorale che prevede che deputati e senatori non siano eletti dai cittadini, ma nominati dai capi dei partiti, e dunque scelti tra i mediocri più ubbidienti.

Il centrodestra, che teoricamente è il gruppo determinante nell’elezione del successore di Mattarella, ufficialmente è unito sul nome di Berlusconi, ma  Salvini e Meloni non muovono un dito e rimangono alla finestra in attesa di capire se il Cavaliere riuscirà a trovare i numeri, impresa che appare piuttosto disperata, visto che parliamo della figura più divisiva di un’epoca. D’altronde le dichiarazioni di Salvini sul fatto che la Lega farà una proposta convincente a breve per un piano B dimostra che crede poco nel piano A, cioè l’elezione di Berlusconi.

In effetti anche contando su qualche acquisto dell’ultima ora B. può raggiungere al massimo quota 460 voti, che non bastano.

Nel campo avversario Letta punta sul nome di Draghi, ma è un nome indigesto ai 5 stelle, non tanto per ragioni politiche (ormai la poltrona è l’unica stella polare per i grillini) quanto perchè temono che Draghi al Quirinale significhi elezioni anticipate. Spadafora ha avvisato Conte, se si candida l’ex capo della Bce il movimento esplode. Anche parte del PD (Orlando, Franceschini ed altri) sono contrari a supermario sul colle, e molti dei peones piddini, come i loro colleghi a 5 stelle, temono che non saranno ricandidati, non essendo espressione dell’attuale segreteria, e non vogliono andare al voto.

Si fanno poi altri nomi (Casellati, Casini, Cartabia) che però sembrano avere davvero poche possibilità.

Il rischio è la paralisi da cui, inevitabilmente, si potrebbe uscire solo con il nome di Draghi, che d’altronde come capo del governo è sostenuto da quasi tutti i partiti. Sarebbe un disastro per il Paese, ma anche la definitiva rinuncia dei partiti a fare politica e la dimostrazione del totale commissariamento del nostro Paese. Ma non esiste solo la paura: nel totale caos e si potrebbe trovare un accordo dell’ultimo momento (o magari tenuto coperto da tempo), su un nome inedito e quindi non bruciato in questi giorni. Non perdiamo la speranza.

ARNALDO VITANGELI

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