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Notizie24 Gennaio 2022

Quirinale: sarà davvero Salvini il kingmaker?

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Quirinale Salvini
Arnaldo Vitangeli analizza l'elezione del nuovo presidente della Repubblica, evidenziando il ruolo cruciale di Matteo Salvini. Si discute anche delle tensioni tra politica e tecnocrazia, con implicazioni significative per il futuro dell'Italia.
Punti chiave
  • Inizia il voto per il nuovo presidente della Repubblica.
  • Berlusconi ritira la sua candidatura, Draghi in difficoltà.
  • Conte apre a candidati di centrodestra senza veti.
  • Salvini si oppone al trasferimento di Draghi al Quirinale.
  • La Lega cerca di evitare una maggioranza giallorossa per il Quirinale.
L'articolo

E’ iniziato oggi il voto per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, ma ci vorranno diversi giorni e molte votazioni prima di conoscere chi sarà il successore di Mattarella. I veti incrociati e i movimenti frenetici di leader e esponenti politici di spicco rendono difficile prevedere su quale nome convergeranno alla fine i partiti.

Berlusconi ha fatto un passo indietro, vista la palese impossibilità di ottenere i voti necessari, ma ora anche la candidatura di Draghi sembra sempre meno solida; Conte ha oggi chiarito che secondo il M5S Draghi deve rimanere al governo, bocciando la sua candidatura alla presidenza della Repubblica, ed ha aperto a candidati di centrodestra affermando “non poniamo veti su nessuno, se il nome è di alto profilo”.  Il no a Draghi sul Colle lo ha espresso anche Salvini perchè “toglierlo da Palazzo Chigi sarebbe pericoloso” e anche da altre forze politiche e da opinionisti quotati si fa notare che l’operazione di trasloco da Palazzo Chigi al Quirinale avrebbe implicazioni istituzionali gravissime.

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Le istituzioni economiche come Confindustria continuano a caldeggiare l’operazione Draghi ma c’è in queste ore una ribellione della politica davanti alla tecnica, con la volontà di molti partiti di non consegnare l’Italia a Draghi, con una resa del parlamento alle istituzioni tecnocratiche.

Ad avvantaggiarsi di questo tentativo di rivincita potrebbe essere Casini, politico di lungo corso, con rapporti internazionali ed abbastanza trasversale per quanto riguarda la collocazione politica.

Ma c’è anche la ribellione del centrodestra che, dopo decenni in cui la nomina del presidente è sempre stata espressa dalla sinistra, rifiuta categoricamente che in questa legislatura, in cui il PD ha ottenuto una sconfitta di proporzioni storiche, i dem si arroghino il diritto di vedere un loro uomo al Colle.

All’interno del centrodestra il ruolo di kingmaker, che nella scorsa elezione fu di Renzi, lo dovrebbe avere Matteo Salvini, e questo secondo alcuni è il significato profondo della politica di supporto al governo Draghi, che il capo del Carroccio ha potato avanti in questi mesi nonostante le resistenze interne e il costo a livello elettorale.

Lo dice esplicitamente Borghi in un suo recente video, dove sottolinea come, nelle ultime legislature, la presidenza della Repubblica sia diventata il vero centro del potere politico italiano. Borghi lamenta in particolare che la nascita del governo gialloverde, definito “rivoluzionario”, sia stata contrastata da Mattarella che ha snaturato il tentativo di governo dei “populisti”, decidendo ministri e bocciando programmi.

Se Salvini non fosse entrato nel governo, questo il ragionamento del deputato leghista, si sarebbe determinata la nascita di una maggioranza politica “Ursula” anche in Italia, e sarebbe stato il PD, ancora una volta, a condurre i giochi per il Quirinale, con l’effetto di blindare per altri 7 anni le scelte politiche fondamentali del Paese.

Sostenendo Draghi la Lega avrebbe, secondo Borghi, impedito che Forza Italia si fondesse con il blocco giallorosso in un’ammucchiata, che sarebbe stata sconfitta senza dubbio alle urne, ma che nel frattempo avrebbe nominato chi, dal Quirinale, avrebbe potuto imporre anche al prossimo governo la linea politica. Nominato un presidente “super partes” le forze populiste possono progettare un ritorno al governo senza più avere le mani legate da un capo dello Stato nominato dal PD.

Staremo a vedere se Salvini riuscirà a svolgere il ruolo di king maker del Quirinale a cui aspira, e se il nome che alla fine uscirà dall’urna sarà comunque quello di un esponente dello Stato Profondo tecnocratico, come la Belloni o la Cartabia, o di un esponente politico che apra la strada ad un ritorno alla centralità della politica sulla tecnica.

Quello che è certo è che la partita è importantissima e i prossimi giorni saranno cruciali per capire il destino dell’Italia nei prossimi anni.

ARNALDO VITANGELI

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