Non ci sono solo i venti di guerra che spirano in Ucraina: la Russia sta portando avanti anche un’altra battaglia, quella contro le criptovalute. Sì, perché la Banca Centrale Russa ha proposto di vietare gli investimenti in bitcoin.

Non è la prima volta che la Russia dichiara guerra alle criptovalute. Sono anni che Mosca vuole chiudere la partita col bitcoin, dicendo che è all’origine del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo. La realtà è un’altra: le criptovalute stanno preoccupando il governo anche per la loro crescente popolarità presso i russi.

Il volume attuale di transazioni in crypto fatte dai russi ammonta a cinque milioni di dollari. Il governatore della Banca Centrale Russa Ksenia Yudaeva sostiene che il governo è seriamente preoccupato per la crescente popolarità del bitcoin e si propone di seguire l’esempio cinese di rendere totalmente illegali le crypto. Ma il bando cinese non ha intaccato più di tanto le criptovalute. Ma a questo giro le criptovalute sono crollate, per una combinazione di eventi: non solo il ban russo, ma anche la Fed che alza i tassi d’interesse.

Come detto la Yudaeva ha parlato di crescente popolarità del bitcoin tra i russi. Tutto ciò ricorda la guerra di Putin a Telegram: una guerra che il Cremlino perse. In realtà è un segno della lotta impari tra lo Zar e una parte del suo popolo: Putin è notoriamente un dinosauro tecnologico (in ambienti vicini al Cremlino si dice che neppure usi la mail) mentre i russi sono oramai completamente abituati alla tecnologia. Sono anni che il Roskomnandzor, l’agenzia federale sulle Telecomunicazioni, tenta di bandire i social occidentali. Sono altrettanti anni che questo ban resta sulla carta e basta, mentre i russi fanno uso compulsivo di Instagram e Facebook. L’unico ban parzialmente riuscito è quello su Telegram, che però è un’applicazione Made in Russia.

I bitcoin non sono ancora ufficialmente banditi in Russia: i rappresentati della Banca Centrale stanno cercando il modo per riuscirci. Con quanto successo, visti i precedenti, non sappiamo. I ragazzi russi, che hanno continuato ad usare Telegram anche quando era oscurato (i dipendenti di Yandex lo usavano proprio per sfuggire alle orecchie del governo), probabilmente troveranno una scappatoia anche con le criptovalute?

ANDREA SARTORI

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