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Notizie29 Dicembre 2022

Pesaro, arriva il biolaboratorio di livello 3

Di ·450 contenuti pubblicati
Pesaro, arriva il biolaboratorio
Martina Giuntoli analizza l'arrivo di un biolaboratorio di livello 3 a Pesaro, evidenziando le preoccupazioni dei residenti. Si discute anche del rischio potenziale per la salute pubblica e delle implicazioni economiche per il territorio.
Punti chiave
  • Pesaro ospiterà un nuovo biolaboratorio di biosicurezza di livello 3.
  • Il Comune ha ceduto un terreno di 2985 metri quadrati per la costruzione.
  • Residenti e attivisti esprimono preoccupazioni per la sicurezza della struttura.
  • Il laboratorio potrà condurre ricerche su patogeni pericolosi per la salute.
  • L'assessore Pozzi minimizza i rischi, promettendo opportunità economiche per la città.
L'articolo

Dopo il biolaboratorio di Sigonella e quello di Trieste, ecco che l’Italia è pronta ad ospitarne un terzo. Questa volta siamo nelle Marche, a Pesaro.

Con la deliberazione numero 98 del 24 ottobre 2022, il Comune ha dato il via libera alla costruzione di nuove strutture per l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche “Togo Rosati” (IZSUM), completando la cessione di un terreno di ben 2985 metri quadrati.

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L’istituto, già in possesso di una piccola sede non lontana dal luogo destinato alla nuova edificazione, da tempo desiderava spostarsi, per loro stessa ammissione, in luoghi più “consoni e sicuri” per le attività svolte dal centro.

Lo ha stabilito l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Matteo Ricci (Pd), con 24 voti favorevoli, uno contrario (Lisetta Sperindei, Gruppo misto) e un astenuto (Andrea Marchionni, Lega).

Nella deliberazione di cui sopra si legge che il lotto di terreno ospiterà un nuovo laboratorio di biosicurezza (BSL3).

Per capirsi, un laboratorio con livello di biosicurezza 3 è una struttura in cui sono presenti gli agenti patogeni trasmissibili per via aerea. Questi possono causare gravi malattie, per le quali però esistono vaccinazione o trattamento farmacologico.

Gli stessi agenti patogeni contenuti nella struttura non rappresentano un rischio solo per i ricercatori. Il BSL3 prospetta un rischio almeno moderato per la collettività.

Giusto per avere un’idea, un BSL3 può studiare  tubercolosi, alcuni virus influenzali, così come i coronavirus della Sars, della Mers e il Covid19.

La nuova struttura di Pesaro, come si legge dal sito dell’IZSU, sarà in grado di permettere sperimentazioni e manipolazioni – in vivo e in vitro – di agenti virali pericolosi per la salute animale e dell’uomo.

La nuova sede tuttavia consentirà sperimentazioni e manipolazioni in condizioni di massima sicurezza e contenimento biologico, si garantisce.

Saranno inoltre costruite stalle contumaciali per la stabulazione di grandi e piccoli animali in grado di garantire misure di biocontenimento e biosicurezza nei confronti di agenti infettivi.

L’assessore al Fare Riccardo Pozzi, contraddicendo non solo quanto dichiarato nell’atto pubblico ma anche dall’IZSUM stesso, si è affrettato a dichiarare:

Zero rischi e zero esperimenti, di contro, una grande opportunità per Pesaro. 

E ancora:

Abbiamo completato la cessione di un terreno tra via Furiassi e Via Torino. Nello stesso sarà realizzata la nuova struttura dell’Istituto che sarà più grande, sicura e moderna. Per accogliere al meglio le attività del centro delle regioni Marche e Umbria secondo le indicazioni del Ministero della Salute.

Sempre lo stesso Pozzi ha dichiarato che dal 2018 (anno in cui le trattative per la cessione del lotto di terreno sono iniziate) ad oggi l’istituto ha trovato fondi per un ammontare complessivo pari a quattro milioni di euro.

L’assessore tuttavia non specifica chi direttamente o indirettamente ha fornito quei fondi.

Ne va dell’economia del nostro territorio, una grande opportunità che non potevamo lasciarci sfuggire. L’obiettivo è quello di creare un centro d’eccellenza e punto di riferimento in Italia.

Pozzi sottolinea anche che all’interno dei laboratori verranno svolte le consuete attività previste dalla legge che già si svolgono nella sede attuale, e negli altri centri italiani simili esistenti. Inoltre, ricorda:

Il fatto che sarà un centro più innovativo non significa che all’interno verranno eseguiti esperimenti in laboratorio e manipolazioni genetiche. 

Ciò che però si legge sul sito dell’istituto racconta tutta un’altra storia.
L’IZSUM è un’azienda sanitaria pubblica che opera nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale e che con due distinti decreti del Ministero della Sanità del 1995 ha ricevuto il riconoscimento come centro di riferimento per lo studio e la diagnosi delle pesti suine.
Più recentemente, sempre IZSUM ha assunto una nuova denominazione come “Centro di referenza nazionale per lo studio dei retrovirus correlati alle patologie infettive dei ruminanti”. Poco dopo è arrivato un altro riconoscimento come “Centro di referenza nazionale per lo studio delle malattie da pestivirus e asfivirus”.
Non solo. Come si legge dal sito:

L’istituto è autorizzato dal Ministero della Salute alla creazione, produzione e commercializzazione di vaccini e di strumenti diagnostici per malattie infettive e per la sanità pubblica veterinaria ed è “(…) compito dell’istituto svolgere attività di ricerca, collegata alle tradizionali attività diagnostiche (…) ed intrattenere rapporti di collaborazione tecnico-scientifica con istituzioni di ricerca nazionali ed internazionali”.

Difficile pensare che il laboratorio BSL3 di Pesaro, che per sua stessa ammissione avvierà attività di ricerca e sperimentazione su patogeni e vaccini, rappresenti un rischio pari a zero per la popolazione.

Molti infatti si sono definiti contrari alla costruzione della nuova struttura. Alcuni hanno protestato singolarmente, altri stanno pensando di fare manifestazioni organizzate.

I residenti della zona Torraccia, e non solo, hanno lamentato l’eccessiva vicinanza della struttura a case, palazzi, aree destinate ai bambini.

Luigi Tagliolini, volto noto della Pesaro ecologista, esponente di Europa Verde, ha dichiarato:

Nella delibera si legge chiaramente che il laboratorio sarà di livello 3, (…) non dobbiamo dimenticare che il laboratorio di Wuhan è di livello 4, quindi appena superiore a quello che vogliono costruire qui. (…) Non si può pensare di costruire una struttura del genere, che fa aperta menzione di sperimentazioni in vivo ed in vitro, in una città. (…) Non sappiamo cosa possa capitare là dentro, come la depurazione di aria e acqua.

Di fatto costruire un laboratorio come questo ad appena 100 metri dal fiume Foglia non sembra essere una cosa da fare a cuor leggero. La contaminazione delle acque potrebbe risultare davvero troppo facile e incredibilmente disastrosa.

Istituzioni e IZSUM minimizzano, ma la gente ha paura. Il 7 dicembre Vincenzo Caputo, direttore dell’istituto, ha incontrato i pesaresi e ha definito il laboratorio in quella occasione come “uno Spallanzani per gli animali”.

Queste affermazioni non hanno affatto tranquillizzato gli abitanti del posto, anzi.

Basta leggere attentamente la delibera, così come quanto dichiarato sul sito di IZSUM. Tutto nero su bianco.

La vera paura è che Pesaro diventi un’altra Mecca del guadagno di funzione.

Ovvero quegli esperimenti volti a consentire ai virus animali di infettare anche l’uomo, per poi studiarne il comportamento.

Insomma, un’altra Wuhan.

MARTINA GIUNTOLI

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