Wuhan, i 27 scienziati del “pangolino” avevano tutti un legame con il lab

Non uno soltanto, come si diceva finora. Hanno legami con i ricercatori cinesi di Wuhan addirittura 26 dei 27 scienziati che, con la famosa lettera pubblicata sul prestigioso Lancet all’inizio del 2020,  sono riusciti per lungo tempo a far sì che l’ipotesi della fuga del virus Sars-CoV-2  dal laboratorio di Wuhan venisse etichettata come un’idea da terrapiattisti che vanno in giro col cappellino di stagnola.

La lettera del 27 scienziati su Lancet – la Bibbia della medicina – ha orientato per un lungo periodo il comune consenso sull’origine del virus verso lo spillover: un salto di specie probabilmente dal pipistrello all’uomo e con eventuale passaggio intermedio in un pangolino.

Ora un’inchiesta del quotidiano britannico Telegraph ha appurato che i legami con Wuhan dei firmatari della lettera andavano bel oltre quelli di Peter Daszak,  gli unici finora resi noti e sui quali Lancet ha poi tardivamente recitato un mea culpa. Daszak è presidente di EcoEalth Alliance, un’organizzazione statunitense che, anche attraverso denaro pubblico, ha finanziato le ricerche del laboratorio cinese di Wuhan sui virus animali e sulla loro capacità di infettare l’uomo.

L’inchiesta del Telegraph ha ora appurato gli ulteriori e non dichiarati legami fra la quasi totalità dei firmatari della lettera e le ricerche di Wuhan. A volte si tratta oggettivamente di poca cosa – essere stato relatore ad un convegno – ma in altri casi no: partecipazione ad organizzazioni che in passato hanno finanziato le ricerche di Wuhan, incarichi a Wuhan, collaborazioni con Wuhan. Un altro quotidiano britannico, il Daily Mail, ha messo bene in fila tuti questi elementi.

Curioso notare che nulla di tutto ciò è emerso quando il Lancet, in calce al suo mea culpa sul caso di Daszak, ha invitato gli altri firmatari della lettera a riconsiderare i loro conflitti di interessi. Forse qualcosa già si sospettava? L’esortazione comunque non ha sortito effetti.

Se non i legami ora svelati dal Telegraph, una cosa da sempre era nota. Fin dall’inizio si sapeva bene che, a Wuhan e non solo, sono stati condotti esperimenti per manipolare i virus animali  mettendoli in grado di infettare l’uomo.

Fin dall’inizio si sapeva anche – ed è il particolare più inquietante – che gli scienziati sono in grado di “cancellare” dal patrimonio genetico di un virus le tracce della manipolazione: eppure quante autorevoli voci si sono levate a dichiarare impossibile che il Sars-CoV-2  sia stato modificato in laboratorio, dal momento che non si vedono i segni del “taglia e cuci” conseguente all’operazione.

Qui un riassunto datato aprile 2020 delle ricerche di Wuhan e  delle manipolazioni dei virus: contiene i link alle pubblicazioni scientifiche ed è effettuato da uno scienziato non propriamente digiuno della materia.

Si sapeva bene tutto questo, ma la lettera su Lancet a firma di 26 scienziati (su 27) variamente legati al laboratorio di Wuhan è riuscita a far sì che per molto, molto tempo sembrassero terrapiattisti tutti coloro che avanzavano un’ipotesi diversa dallo spillover. E se mai quell’ipotesi fosse fondata, se mai esistesse addirittura una pistola fumante, ebbene: quella pistola ormai ha avuto tutto il tempo per raffreddarsi.

DON QUIJOTE

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