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Notizie14 Settembre 2021

Wuhan, i 27 scienziati del “pangolino” avevano tutti un legame con il lab

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
L'inchiesta del Telegraph rivela che 26 dei 27 scienziati della lettera su Lancet hanno legami con il laboratorio di Wuhan. Questo mette in discussione l'ipotesi dello spillover e solleva interrogativi sui conflitti di interesse e sulla manipolazione dei virus.
Punti chiave
  • 26 dei 27 scienziati della lettera su Lancet legati a Wuhan.
  • La lettera ha influenzato il consenso sull'origine del virus.
  • Peter Daszak ha finanziato ricerche al laboratorio di Wuhan.
  • Gli scienziati possono 'cancellare' tracce di manipolazione dai virus.
  • L'inchiesta ha rivelato conflitti di interesse non dichiarati.
L'articolo

Non uno soltanto, come si diceva finora. Hanno legami con i ricercatori cinesi di Wuhan addirittura 26 dei 27 scienziati che, con la famosa lettera pubblicata sul prestigioso Lancet all’inizio del 2020,  sono riusciti per lungo tempo a far sì che l’ipotesi della fuga del virus Sars-CoV-2  dal laboratorio di Wuhan venisse etichettata come un’idea da terrapiattisti che vanno in giro col cappellino di stagnola.

La lettera del 27 scienziati su Lancet – la Bibbia della medicina – ha orientato per un lungo periodo il comune consenso sull’origine del virus verso lo spillover: un salto di specie probabilmente dal pipistrello all’uomo e con eventuale passaggio intermedio in un pangolino.

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Ora un’inchiesta del quotidiano britannico Telegraph ha appurato che i legami con Wuhan dei firmatari della lettera andavano bel oltre quelli di Peter Daszak,  gli unici finora resi noti e sui quali Lancet ha poi tardivamente recitato un mea culpa. Daszak è presidente di EcoEalth Alliance, un’organizzazione statunitense che, anche attraverso denaro pubblico, ha finanziato le ricerche del laboratorio cinese di Wuhan sui virus animali e sulla loro capacità di infettare l’uomo.

L’inchiesta del Telegraph ha ora appurato gli ulteriori e non dichiarati legami fra la quasi totalità dei firmatari della lettera e le ricerche di Wuhan. A volte si tratta oggettivamente di poca cosa – essere stato relatore ad un convegno – ma in altri casi no: partecipazione ad organizzazioni che in passato hanno finanziato le ricerche di Wuhan, incarichi a Wuhan, collaborazioni con Wuhan. Un altro quotidiano britannico, il Daily Mail, ha messo bene in fila tuti questi elementi.

Curioso notare che nulla di tutto ciò è emerso quando il Lancet, in calce al suo mea culpa sul caso di Daszak, ha invitato gli altri firmatari della lettera a riconsiderare i loro conflitti di interessi. Forse qualcosa già si sospettava? L’esortazione comunque non ha sortito effetti.

Se non i legami ora svelati dal Telegraph, una cosa da sempre era nota. Fin dall’inizio si sapeva bene che, a Wuhan e non solo, sono stati condotti esperimenti per manipolare i virus animali  mettendoli in grado di infettare l’uomo.

Fin dall’inizio si sapeva anche – ed è il particolare più inquietante – che gli scienziati sono in grado di “cancellare” dal patrimonio genetico di un virus le tracce della manipolazione: eppure quante autorevoli voci si sono levate a dichiarare impossibile che il Sars-CoV-2  sia stato modificato in laboratorio, dal momento che non si vedono i segni del “taglia e cuci” conseguente all’operazione.

Qui un riassunto datato aprile 2020 delle ricerche di Wuhan e  delle manipolazioni dei virus: contiene i link alle pubblicazioni scientifiche ed è effettuato da uno scienziato non propriamente digiuno della materia.

Si sapeva bene tutto questo, ma la lettera su Lancet a firma di 26 scienziati (su 27) variamente legati al laboratorio di Wuhan è riuscita a far sì che per molto, molto tempo sembrassero terrapiattisti tutti coloro che avanzavano un’ipotesi diversa dallo spillover. E se mai quell’ipotesi fosse fondata, se mai esistesse addirittura una pistola fumante, ebbene: quella pistola ormai ha avuto tutto il tempo per raffreddarsi.

DON QUIJOTE

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