Il Vaticano ha risposto con un insieme di luoghi comuni alla lunga e dolente lettera inviata a Papa Francesco dal Comitato Nazionale Familiari Vittime Covid. Il Comitato ha chiesto fra l’altro appoggio politico della Santa Sede per l’istituzione di una commissione d’inchiesta e per la riforma della sanità pubblica. Ha poi inserito sulla sua pagina Facebook ciò che è pervenuto da Oltretevere.

Ovvero: la benedizione apostolica, l’invocazione dell’intercessione della Madonna e l’auspicio di “una più serena lettura degli eventi”. Il tutto da parte della Segreteria di Stato vaticana.

L’auspicio ha bisogno di una traduzione. Suona del tipo: levatevi dalla testa le vostre idee balzane. Infatti la risposta del Vaticano, invece di raccogliere i rilievi dei parenti delle vittime, cita il “corale e generoso impegno” contro il Covid: “il mondo della sanità si è mobilitato […] così come le Autorità politiche, che hanno dovuto adottare notevoli misure in termini di organizzazione e gestione dell’emergenza”.

Praticamente, la benedizione apostolica – oltre e forse più che ai familiari dei morti – è andata al modo in cui l’epidemia è stata gestita dal governo italiano. Del resto, cosa poteva aspettarsi il Comitato? Davanti al Covid, il Vaticano si è comportato come l’Italia, l’Unione Europea e, più in generale, come i governi occidentali.

A suo tempo, per entrare non solo negli uffici di Curia ma addirittura in Vaticano ci voleva isuper green pass, ossia il certificato di guarigione o la vaccinazione. Una moneta vaticana ha di fatto benedetto gli hub vaccinali. Il Vaticano somministrava a residenti e dipendenti solamente vaccino Pfizer e pare che Bergoglio abbia incontrato in segreto l’amministratore delegato di Pfizer.

A fronte di tutto questo, il Comitato ha diffuso una contro-risposta in cui nota che la missiva della Segreteria di Stato vaticana ha addirittura storpiato il nome del Comitato stesso. Soprattutto, nella contro-risposta il Comitato rileva come non si possano liquidare in questo modo centinaia di migliaia di vittime. Ma si può aggiungere che non meritano di essere liquidate così nemmeno le istanze che il Comitato ha espresso a papa Francesco.

La lettera alla quale il Vaticano ha risposto con un insieme di luoghi comuni sottolineava infatti che il sistema sanitario nazionale “si è rivelato inadeguato” a fronteggiare il Covid anche dopo mesi e anni dal primo caso. “Nulla è stato fatto per adeguare ospedali e per implementare l’organico”. Chi potrebbe mai negarlo?

Nello stesso modo, non si può negare che la gestione del Covid “ha messo in evidenza quanto di più negativo esista in questo sistema economico e sociale”. La “sbandierata normalità” alla ricerca della crescita del Pil. L’organizzazione dei viaggi Covid free mentre la gente continuava a morire. Ospedali e Rsa trasformati in bunker e inaccessibili a familiari ed amici dei ricoverati: inaccessibili a tutti, tranne che al virus. I vaccini che “hanno causato danni e che troppo spesso non hanno salvato”, ma che sono stati occasione di competizione e di business come se fossero stati una crema di bellezza. Le classi sociali più deboli che hanno pagato il prezzo più alto. La caccia all’untore e la disumanizzazione nei rapporti sociali.

A fronte di tutto questo, il Comitato ha chiesto – invano – a papa Francesco di gettare il suo peso a favore di una commissione di inchiesta su gestione dell’epidemia, long Covid, danni da vaccino. Inoltre, sostegno psicoteraputico gratuito ai familiari delle vittime. Sostegno anche economico alle famiglie che, a causa del Covid, hanno perso colui (o colei) che procurava reddito per tutti. Un ricordo concreto delle vittime, qualcosa come una Giornata della Memoria e un lutto nazionale. Infatti, nota il Comitato, il lutto collettivo “non è mai stato elaborato, ma solo rimosso dalla parola normalità”.

Ma la richiesta più importante è l’ultima. “Una riforma della sanità pubblica che permetta a tutti di curarsi in sicurezza, avendo vicino i propri cari, in ambienti confortevoli. Mai più i familiari dovranno essere separati dai malati”. Chi ha avuto un parente o un amico ricoverato lo sa: la separazione è stata totale, disumana, bruciante.

Papa Francesco non ha ascoltato queste richieste. Ma, come disse padre Cristoforo a Don Rodrigo, verrà un giorno…

GIULIA BURGAZZI

 

 

 

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