Povero Papà Banchiere, di questi tempi sembra proprio che non gliene vada bene una. Dopo la bruciante sconfitta della sua autocandidatura per la presidenza della Repubblica, mentre la sua maggioranza è a pezzi come il partito di maggioranza relativa, dilaniato da faide e vendette, ci si mette pure l’Europa a complicare la vita del Presidentissimo.

Il falco Dombrovskis alla riunione della commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo ha bacchettato l’Italia dei migliori. “Nel caso dell’Italia – e in misura minore di Lettonia e Lituania – abbiamo fornito una nota di cautela sulla rapida crescita della spesa corrente nazionale” afferma il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, che rincara poi la dose: “abbiamo sottolineato che è importante che Belgio, Francia, Grecia, Italia e Spagna mantengano finanze pubbliche sostenibili dato il loro alto livello di indebitamento“.

Non è ancora la famosa “letterina” ma poco ci manca.

Dombrovskis prevede che la clausola di salvaguardia generale sarà disattivata a partire dal 2023. E che “quando le condizioni lo permetteranno, i Paesi dovrebbero iniziare a ridurre i propri disavanzi e riportare il debito su un percorso discendente”.

Insomma chi pensava che il nuovo volto buono dell’Europa post covid e la presenza dell’ex capo della BCE alla presidenza del Consiglio avrebbero mandato in soffitta l’austerità si sbagliava e di grosso.

“All’inizio di marzo la Commissione fornirà orientamenti per il 2023. Ciò faciliterà i preparativi degli Stati membri per i programmi di stabilità e convergenza. Infine, presenteremo raccomandazioni specifiche per Paese a maggio, nell’ambito del semestre europeo di primavera.”

Una volta a scuola si veniva rimandati a settembre, ora Draghi e il suo governo sono rimandati a maggio, ma è difficile che, nonostante gli osanna della stampa nazionale, il premier passi la prova a pieni voti.

I trattati europei non sono stati modificati e rimangono recessivi e, soprattutto per l’Italia, insostenibili. Dopo una fase eccezionale, in cui le clausole dell’UE sono state sospese, era inevitabile il ritorno alle vecchie abitudini, ed ora, con un debito pubblico lievitato oltre il 150% del Pil, per il nostro Paese sarà ancora più difficile rimanere nell’UE senza adottare un modello di macelleria sociale stile Grecia.

ARNALDO VITANGELI

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