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Notizie23 Febbraio 2022

Niente più tampone e quarantena per i turisti. Verranno? Ma neanche per sogno

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
tampone turisti
Debora Billi analizza le nuove misure per il turismo in Italia, evidenziando la frustrazione dei cittadini italiani. Si discute anche delle difficoltà che i turisti affronteranno nonostante la rimozione di tamponi e quarantene.
Punti chiave
  • Niente più tampone né quarantena per turisti in ingresso in Italia.
  • Turisti non tridosati non potranno accedere a servizi e attrazioni.
  • Controlli continui e rischi di multe per turisti vaccinati.
  • Situazione attuale minaccia la sopravvivenza delle aziende turistiche.
  • Critiche alle associazioni turistiche per il loro allineamento alle politiche governative.
L'articolo

Dopo la grandiosa concessione generosamente elargitaci dal regime, ovvero il permesso di mangiare il popcorn al cinema (solo i tridosati e solo dal 10 marzo, sia chiaro, non vorrete mica abbassare la guardia), arrivano finalmente i provvedimenti per “salvare il turismo”.

Forse a Chigi è giunta un’eco degli alti lai levati dal comparto, dove chiudono aziende a raffica e dove i gestori sono costretti ad assistere impotenti alle folle di villeggianti che si assiepano in Irlanda o in Spagna. Così, si viene loro incontro: niente più tampone né quarantena per l’ingresso in Italia dall’estero, contenti? Ora per favore smettetela di lagnarvi però.

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Sui social si lamenta la grandissima ingiustizia che si sarebbe perpetrata ai danni dei cittadini italiani, considerati di “serie B” rispetto ai turisti. Cosa peraltro non vera: anche agli italiani in viaggio non vengono richiesti tamponi e quarantene per entrare in altri Paesi. Viceversa, una volta all’interno dei nostri confini, i turisti saranno sottoposti esattamente alle stesse vessazioni che dobbiamo subire noi. E infatti, è proprio per questo motivo che non verranno.

Un turista non tridosato (e all’estero ce ne sono parecchi) non potrà fare nulla: niente hotel, dormirà sotto i ponti; niente ristorante, panino del supermercato; e soprattutto niente musei, eventi, siti archeologici, impianti di risalita, piscine, treni, bus. Ma anche un turista vaccinato sa che dovrà sottoporsi a controlli continui, col rischio di multe e pubblica gogna se qualcosa dovesse andare storto. Con un documento emesso all’estero si sa che può succedere: in alcuni Paesi, tra cui gli Usa, hanno certificati di vaccinazione cartacei ad esempio. Per tacere dell’atmosfera ospedaliera che qui si respira per le strade, tra gente mascherinata e terrorizzata, mentre in Spagna ci si diverte in discoteca.

Quale pazzo sarebbe disposto a ritrovarsi in un incubo simile, durante le sue sospirate e costose vacanze? Venire in Italia è ormai come andare in Birmania o in Corea del Nord, una roba per avventurieri disposti a controlli polizieschi continui su regole demenziali e impossibili da ricordare.

Le associazioni del comparto sono pure costrette a ringraziare, ben sapendo che il permanere di questa situazione anche a Pasqua certificherà la loro morte. Ma se la sono voluta: i vari leaderini delle associazioni alberghiere e turistiche, spesso aspiranti a candidature politiche e vicini a questo o quel partito, si sono sempre affrettati ad allinearsi alle politiche governative chiedendo pass e obblighi vaccinali. Hanno brillato per menefreghismo nei confronti dei loro associati, un po’ come hanno fatto i sindacati dei lavoratori, e ora raccolgono quello che hanno seminato.

Nel frattempo, hotel, ristoranti e spiagge vanno all’asta. Saranno contente le multinazionali straniere: con l’aria che tira, potranno portarseli via per quattro bruscolini. Tutto torna, nevvero?

DEBORA BILLI

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