Sostieni il canale
1.534 di 2.000 sostenitori questo mese 76%
Dona
Salta al contenuto principale

Visione TV

a
Notizie7 Aprile 2022

Musica e potere, un pendolo che oscilla

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Gennaro De Mattia analizza il rapporto tra musica e potere, evidenziando la sua ambivalenza storica. Si discute anche della trasformazione della musica da arte rivoluzionaria a prodotto commerciale nelle società contemporanee.
Punti chiave
  • La musica è intrinsecamente legata alla natura umana.
  • Il potere ha sempre cercato di sfruttare la musica a proprio vantaggio.
  • Artisti come Bach e Mozart erano legati ai loro committenti potenti.
  • Oggi la musica è diventata un prodotto industriale sotto il capitalismo.
  • Resta una forza imprevedibile capace di risvegliare la libertà umana.
L'articolo

L’uomo è stato sempre accompagnato da suoni e melodie fin dalla notte dei tempi. Cos’altro possono essere stati il canto degli uccelli, lo stormire delle foglie al vento, il suono delle onde del mare, lo scroscio dell’acqua? Quindi il rapporto dell’umano con la melodia è intrinsecamente inestinguibile con la sua stessa natura, tant’è  che anche il suono della parola può ammaliarci al punto da trasformare il nostro stesso modo di  percepire e comprendere. Stiamo evidentemente parlando di uno strumento importante ed imprescindibile nell’organizzazione sociale della comunità umana. Il potere, ed il suo esercizio e consolidamento, non poteva certo restare indifferente alla potenza di questo medium e utilizzarlo a proprio vantaggio. Senza addentrarsi in un excursus  storico possiamo dire che la musica ha sempre accompagnato le gesta ed il racconto della storia umana. 

Il rapporto tra musica e potere, così come quello dell’espressione artistica in generale, a me ricorda il movimento del pendolo e quindi oscilla tra dipendenza dal potere e il rifiuto di questo. Immaginare di uscire da questa dinamica, per quanto auspicabile e affascinante, è difficile, se non impossibile da praticare nella realtà della organizzazione sociale umana. 

Pubblicità

Quello che vorrei provare a sottolineare è questa relazione ambigua, spuria ed inestricabile tra musica e potere. Come definire la relazione ad esempio tra le grandi case reali europee dei secoli passati e la grandezza di compositori come Bach o Beethoven o Mozart, solo per citarne tra i più comunemente conosciuti? Costoro non erano certo “musicisti indipendenti” perche’ erano dipendenti dai loro potenti committenti. Dovremmo dedurre da ciò una loro supina e acritica accettazione dello status quo? Dove si trova allora il punto di rottura col potere, laddove ci fosse?

Da nessuna parte probabilmente, perché cercare il punto di rottura sarebbe fuorviante non essendo quegli artisti interessati ad una “guerra di posizione” con esso. Ecco allora che i grandi musicisti, Mozart non Salieri, trascendevano quella che era la relazione determinata dal mero rapporto di forza, traslandola nel mito e nell’archetipo, così trascendendo e superando quella che sarebbe stata un’impari lotta. In quell’ambito la forza, la potenza rivoluzionaria della musica può esprimersi compiutamente e denudare l’arroganza e la miseria del potere, la sua caducità e temporanea potenza, che sempre finisce nella miseria del decadimento fatale, nel suo vanesio quanto spietato desiderio di dominio (tutti gli imperi crollano, tutti i regni periscono in questo mondo). Ecco che il musicista può quindi operare la distruzione del potere, mostrare i suoi limiti e mettere davanti agli umani la realtà profonda della propria natura destinata invece a trionfare sul potere, per elevarsi ad uno stato di libertà assoluta, che trova nell’opera, musicale in questo caso, la sua sublime rappresentazione compositiva.

Questa potenza rivoluzionaria, sovversiva non poteva lasciare indifferenti le élite del potere che, comprendendo questa capacità aggregante e fascinativa della musica hanno sempre cercato di usarla a proprio vantaggio. La musica quindi come musa disvelatrice che si fa testimone delle ingiustizie subite dagli oppressi, ma anche suono ammaliante del potere.

Nel caso degli autori classici della musica napoletana, per esempio, questi bene descrissero il sentimento dei milioni di persone costrette a lasciare il proprio Paese, denunciando così l’usurpazione e il delitto sociale perpetrati a danno delle popolazioni del Sud dopo il processo unitario costituitosi nel Regno d’Italia dei Savoia.

Il potere ha cercato in ogni modo di distruggere la valenza rivoluzionaria della musica, la potenza trasformativa del legame tra questa e il bisogno di libertà dell’umanità. Oggi sembrerebbe essere riuscito nell’intento, la musica è stata via via trasformata da arte espressiva e rivoluzionaria in fenomeno di costume, i musicisti da antagonisti  sono divenuti protagonisti, schiavi del proprio narcisismo, spesso prede di un folle egocentrismo, rappresentativi di modelli sociali imposti e non più medium, interpreti della natura incoercibile di una umanità che aspira a liberarsi dal giogo del potere.

Si è trattato di un processo lunghissimo che ha trasformato, ad esempio, le grandi opere degli autori del passato in realizzazioni virtuosistiche lontane dalle masse, alle quali invece queste opere si rivolgevano. Ne siano d’esempio le stucchevoli passerelle che sono diventate le prime alla Scala di Milano, tanto per dire, o la riduzione in mera propaganda di regime del Festival di Sanremo.

Con l’avvento del capitalismo le élite, anche attraverso l’uso sempre più massiccio delle tecnologie, hanno ridotto la musica in un prodotto industriale da vendere sul mercato e quindi anch’esso sottoposto alla legge del profitto. In questo modo il musicista cessa di essere il medium tra l’umano e il trascendente per assumere il ruolo di personaggio dello spettacolo, in tal modo trasformandosi in modello culturale che, una volta svuotato di quei contenuti, puo’ finalmente essere riempito con l’ideologia e i desiderata delle élite neo-liberiste al potere. Così hanno costruito una musica addomesticata che, grazie alla elettronica  computerizzata, riproduce e ripete ipnoticamente gli stessi medesimi stilemi. Resta pero’ sempre una nota imprevedibile e incoercibile, destinata a ri-sorgere in forme espressive che ancora non siamo in grado di intravvedere al momento. È così che la musica sarà capace ancora e di nuovo di manifestare quella forza devastante, per il potere, in grado di trascendere l’immanente e ri-svegliare gli umani, affinche’ possano ricordare quale sia la loro vera natura ed il destino di libertà verso cui tendere e da raggiungere.

GENNARO DE MATTIA

Invitiamo tutti a iscriversi al canale Telegram di Visione TV, con i contenuti esclusivi del nostro inviato in Ucraina Giorgio Bianchi. Per aiutare Visione TV a sostenere le spese per la missione di Giorgio Bianchi, clicca QUI: anche un piccolo contributo è importante!

Visione TV
AUTORE
Visione TV
Visione Tv nasce per difendere la libertà di pensiero e di espressione oggi più che mai minacciata dal pensiero unico imposto da un sistema mediatico prevalente che ha perso il senso del limite e della misura
★ Sostieni il giornalismo indipendente

Hai trovato valore in questo video?
Aiuta a tenere viva questa voce indipendente.

Visione TV non ha investitori né sponsor. Esiste solo grazie ai sostenitori. 25€ al mese — meno di un caffè al giorno — per garantire un'altra settimana di lavoro indipendente.

★ Diventa sostenitore
📚 Lettura consigliata · Visione Editore
Governare con la paura - Visione 04/2023
Governare con la paura - Visione 04/2023
Perché leggerlo: Esamina come il potere utilizza tecniche per controllare la società, in linea con il tema della musica e del potere nell'articolo.
Scopri il libro →

Discussione

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Geopolitica e informazione libera. Una televisione indipendente sostenuta da chi la guarda.

Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità
Sostieni Visione TV