La civiltà del denaro ha bisogno di espandersi e, al contempo, procura i mezzi per farlo: il denaro fittizio serve innanzitutto per pagare eserciti, flotte, armamenti. Nell’età moderna le guerre delle potenze europee divengono in tal modo ininterrotte. La Russia non ha frontiere naturali, né a Oriente, né a Occidente. È costretta a modernizzarsi e mettersi al passo con l’Occidente, quanto meno sul piano militare; ma, non potendo creare denaro dal nulla, deve prelevare le risorse necessarie dalla popolazione, per lo più contadina, il che genera un paradosso: quanto più lo stato si modernizza, tanto più la popolazione s’impoverisce. Ciò determina una condizione di arretratezza della società da un lato e un’ipertrofia dello stato dall’altro. La modernizzazione del XVII e XVIII secolo è causa diretta della servitù della gleba e del generale impoverimento, aggravato dal fenomeno dell’occidentalismo nelle classi dirigenti: l’infatuazione e l’imitazione delle mode e dei costumi occidentali. L’occidentalismo è associato alla corruzione, agli sprechi, alla criminalità, che aggravano ulteriormente le condizioni del popolo.

La storia della Russia è caratterizzata da una complessa interazione tra potere politico e religioso, una dinamica che ha influenzato profondamente il suo sviluppo sociale ed economico. La riflessione sulla cosiddetta "Terza Roma" di Filofej, una dottrina ecclesiastica che ha segnato l'identità russa, rivela come la Chiesa ortodossa abbia storicamente esercitato un'influenza predominante sul potere zarista, costringendo lo stato a confrontarsi con un'istituzione che, fino all'età moderna, era più forte del governo stesso.
Il concilio del 1666, voluto dallo zar Aleksej II, segna un punto di rottura in questo rapporto. I sostenitori della dottrina profetica della Terza Roma vengono dichiarati eretici e espulsi dalla Chiesa, un evento che segna un cambiamento radicale nel panorama religioso e politico russo. La condanna di questi gruppi non è solo una questione di fede, ma rappresenta un tentativo di consolidare il potere dello stato a scapito della Chiesa, che, priva della sua componente più combattiva, viene gradualmente assorbita dal potere politico. Questo processo culmina con l'abolizione del patriarcato da parte di Pietro il Grande nel 1721, trasformando la Chiesa in un ministero subordinato allo stato.
La modernizzazione della Russia, avviata in risposta alla pressione degli stati occidentali, porta con sé gravi conseguenze per la popolazione contadina, già impoverita. La necessità di risorse per finanziare l'esercito e le guerre costringe lo stato a prelevare risorse dalla popolazione, generando un paradosso: più lo stato si modernizza, più la popolazione si impoverisce. Questo ciclo di modernizzazione e impoverimento è un tema ricorrente nella storia russa, che ha portato a tensioni sociali e rivolte, come dimostrato dai moti populisti del XIX secolo, nei quali un numero significativo di rivoluzionari proveniva da contesti ecclesiastici.
La questione dell'occidentalismo, che ha affascinato e al contempo respinto le classi dirigenti russe, evidenzia un'altra dimensione della modernizzazione russa. Le mode e i costumi occidentali, adottati dalle élite, hanno generato una profonda diffidenza tra il popolo, che ha visto in queste influenze un simbolo di corruzione e decadimento. La servitù della gleba, lungi dall'essere un retaggio medievale, diventa un istituto giuridico moderno, consolidato nel XVII secolo, che riflette le contraddizioni di una società in cerca di progresso ma intrappolata in dinamiche di sfruttamento.
In questo contesto, la figura di Pietro il Grande emerge come un simbolo complesso: da un lato, il modernizzatore che porta la Russia a competere con l'Occidente; dall'altro, l'artefice di un sistema che schiaccia la popolazione sotto il peso delle riforme. La storia russa, intrisa di sorprese e contraddizioni, continua a rivelarsi un mistero, come osservato da storici e analisti. La sua evoluzione, segnata da oscillazioni tra aperture e chiusure verso l'Occidente, invita a una riflessione profonda sul futuro della Russia e sul suo posto nel mondo contemporaneo.
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