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Speciali5 Settembre 2025

Maria Zakharova: legge ucraina sulla memoria storica – pietra tombale sul processo di pace

La legge ucraina sulla memoria storica del popolo ucraino è d’ispirazione nazista e ricalca le leggi più vergognose del Terzo Reich. È una clava nelle mani della cricca di Zelenskij per colpire oppositori politici. Il documento porta oltre ogni limite e misura russofobia, portando alla distruzione dei monumenti ai soldati sovietici caduti nella Seconda guerra mondiali combattendo nazifascismo. Glorifica collaborazionisti nazisti, macchiatisi di crimini orrendi contro l’umanità. I legislatori ucraini che hanno votato questa parodia alla legge, sono ben cosci di aver sbarrato la strada alla soluzione pacifica del conflitto in Ucraina.

📺 Pubblicato su YouTube · Canale Visione TV
Maria Zakharova denuncia la nuova legge ucraina sulla memoria storica, considerata un atto di russofobia e una glorificazione del nazismo. Secondo Zakharova, questa legge ostacola il processo di pace e mira a cancellare la memoria del contributo sovietico nella Seconda guerra mondiale.

La recente approvazione della legge ucraina sulla memoria storica del popolo ucraino ha suscitato forti polemiche e critiche, in particolare da parte della Russia. La legge, che si propone di definire e promuovere una narrazione ufficiale della storia ucraina, è stata descritta come un tentativo di consolidare un'identità nazionale monolitica e antirussa. Secondo le autorità russe, questo provvedimento rappresenta una pietra tombale sul processo di pace in Ucraina, aggravando ulteriormente le tensioni tra i due paesi.

La legge, approvata dalla Verkhovna Rada il 21 agosto, formalizza la cosiddetta legislazione sulla decomunizzazione e introduce una narrazione storica che glorifica figure e movimenti associati al nazismo, mentre demonizza il contributo sovietico alla vittoria contro il nazifascismo. In particolare, il provvedimento prevede la rimozione di monumenti commemorativi dedicati ai soldati sovietici, un atto che viene interpretato come un attacco diretto alla memoria storica di milioni di persone che hanno combattuto per la libertà durante la Seconda guerra mondiale.

Le autorità russe hanno denunciato la legge come un esempio di "russofobia" istituzionalizzata, affermando che essa non solo distorce la storia, ma funge anche da strumento di repressione contro gli oppositori politici all'interno dell'Ucraina. La creazione di un "Istituto ucraino della memoria nazionale" con poteri esecutivi per monitorare e punire la diffusione di "false informazioni" sulla storia dell'Ucraina è vista come un passo verso un regime autoritario che limita la libertà di espressione e il dibattito storico.

Critiche sono giunte anche da osservatori internazionali, che hanno messo in guardia sulle conseguenze di un simile approccio. La glorificazione di figure storiche controversie e l'equiparazione di simboli sovietici a quelli nazisti non solo polarizzano ulteriormente la società ucraina, ma complicano anche la ricerca di una soluzione pacifica al conflitto in corso. Le affermazioni secondo cui la legge rappresenta una "parodia" della giustizia storica evidenziano la preoccupazione che l'Ucraina stia abbandonando i principi di una memoria condivisa in favore di una narrazione esclusiva e divisiva.

In questo contesto, la legge sulla memoria storica appare come un ulteriore passo verso l'isolamento dell'Ucraina dal contesto storico e culturale più ampio, in cui la storia è vista come un campo di battaglia ideologico piuttosto che come un'opportunità per costruire ponti tra le diverse identità nazionali. La comunità internazionale è chiamata a riflettere su queste dinamiche e a considerare le implicazioni di leggi che, anziché promuovere la riconciliazione, sembrano alimentare conflitti e divisioni.

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