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Notizie6 Ottobre 2021

Maggio 2019: la Cina già faceva massicci acquisti di tamponi

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
L'autore analizza gli acquisti massicci di test PCR in Cina nel 2019, evidenziando la possibile presenza del Covid-19 a Wuhan prima dello scoppio ufficiale. Si discute anche delle implicazioni di tali acquisti e delle conseguenze sulla narrazione ufficiale riguardo all'origine del virus.
Punti chiave
  • Nel 2019, acquisti di test PCR aumentano drasticamente nello Hubei.
  • Internet2.0 ha analizzato i dati sugli appalti pubblici cinesi.
  • Wuhan ha speso 67 milioni di yuan per test PCR nel 2019.
  • Le autorità cinesi negano la presenza del virus nell'estate del 2019.
  • Scoperte recenti mettono in discussione l'origine naturale del Covid-19.
L'articolo

C’è puzza di (pipistrello) bruciato. Durante la seconda metà del 2019, ben prima dello scoppio ufficiale dell’epidemia, nella provincia cinese dello Hubei si sono impennati gli acquisti dei test PCR: quello che servono a rilevare il Covid-19. A Wuhan, principale città dello Hubei, i primi casi di Covid-19 sono stati ufficialmente accertati solo nel dicembre dello stesso anno.

I test PCR (Polimerase Chain Reaction, reazione a catena della polimerasi) servono per rilevare la presenza di  agenti patogeni in esseri umani ed animali ed  hanno applicazioni ben più ampie di quelle relative al Codiv-19. I massicci acquisti nello Hubei sono tuttavia come minimo curiosi.

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La società di sicurezza informatica Internet2.0, che ha individuato ed analizzato questi acquisti, ne deduce che molto probabilmente il Covid-19 era presente a Wuhan già nell’estate del 2019, o almeno all’inizio dell’autunno. Un’eventualità di questo genere, peraltro, consentirebbe  di spiegare alcune – diciamo – stranezze relative allo scoppio dell’epidemia.

Gli specialisti di Internet2.0 hanno trovato i dati relativi all’acquisto dei test PCR setacciando il database degli appalti pubblici cinesi. In sintesi: dal 2007 al 2019 c’è una sola, vistosa eccezione all’andamento altalenante e non sospetto degli approvvigionamenti. L’eccezione riguarda appunto la provincia dello Hubei, quella di Wuhan, che nel 2019 ha speso in test PCR 67 milioni di yuan, contro i 36 dell’anno precedente. Non solo: gli acquisti, fiacchi nei primi mesi dell’anno, sono bruscamente aumentati in maggio, hanno conosciuto una fase di stanca in giugno e sono rimasti molto alti da luglio in poi, con un picco in ottobre; il maggior acquirente è stata la Wuhan University of Science and Technology, che gestisce una ventina di ospedali e numerose altre strutture sanitarie. Altri massicci e anomali acquisti acquisti sono stati effettuati da autorità sanitarie, dal famoso laboratorio di virologia e Wuhan e dall’esercito.

Le autorità cinesi negano che il Covid-19 fosse presente a Wuhan nell’estate o nell’autunno del 2019. Tuttavia, se  il virus avesse cominciato a diffondersi già allora, si spiegherebbero perfettamente i malesseri cui andarono incontro gli atleti  – italiani compresi – che nell’autunno 2019 parteciparono ai Giochi militari di Wuhan. Potrebbe essere finalmente spiegata anche la vistosa stranezza  degli anticorpi del Covid-19 presenti in campioni di sangue prelevati a partire dal settembre 2019 in Veneto, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna.

La narrazione ufficiale sull’origine del virus, quella del pipistrello e del pangolino, ha ricevuto un brutto colpo quando si sono scoperte le relazioni fra il laboratorio di virologia di Wuhan e gli scienziati occidentali che, all’inizio dell’epidemia, hanno orientato l’opinione pubblica verso l’origine naturale del virus, dissipando (provvisoriamente) il sospetto che esso fosse invece il risultato di pasticci coi pipistrelli effettuati nel laboratorio. Non ci sarebbe da stupirsi se una vicenda così opaca producesse ulteriori colpi di scena.

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