Come già ampiamente previsto il mese scorso, l’October Surprise ai danni di Donald Trump é arrivata puntuale come un orologio svizzero. Anzi con congruo anticipo, nel caso in cui servisse più tempo per portare a compimento l’opera.

L’October Surprise, lo ricordiamo, é e rimane l’unico modo che il partito dem ha per provare a non perdere le elezioni del midterm in USA. Soltanto i brogli questa volta non basteranno, troppa la caduta rovinosa del partito, quindi l’ingegno criminale si é dovuto spostare su una tecnica vecchia come il mondo: discreditare il principale rappresentante del partito avversario ed andarci giù duro.

A costo di picchiare a caso. Così hanno fatto con Donald Trump, mentre si trovava a New York nella sua Trump Tower.

Due giorni fa, in una forsennata operazione che si é svolta tra le 9 del mattino e le 18.30, l’ex presidente ha avuto la sua villa di Mar-a-Lago messa letteralmente sotto sopra dall’FBI che ha fatto irruzione con regolare mandato di perquisizione.

Ma cosa stavano cercando gli agenti? Chi c’era dietro il mandato di perquisizione? Quali sono i contorni ed i risultati delle perquisizioni? Vediamo di rispondere per ordine.

Trump in realtà ha rifiutato di svelare le vere ragioni per cui gli agenti dell’FBI abbiano preso di mira il resort in Florida, ma possiamo però avere più di un’idea di cosa stessero cercando.

L’FBI ed in particolare il giudice che aveva firmato il mandato stavano molto probabilmente cercando un qualsiasi documento di proprietà pubblica (originale e/o manomesso) che Trump potrebbe aver portato via verso la residenza privata in Florida per scopi personali una volta lasciata la Casa Bianca.

Esiste infatti una legge, per la precisione, la 18 USC 2071, che recita che chiunque sia trovato in possesso di tale materiale non possa più ricoprire incarichi pubblici. Una manna dal cielo per i dem trovare almeno un foglio nella casa di Mar-a-Lago, non credete?

In particolare il New York Times riferisce che alcune fonti bene informate sarebbero a conoscenza del fatto che Trump avrebbe portato con sé dei documenti classificati quando si é trasferito in Florida e che, sebbene il National Archives avesse richiesto quel materiale più volte, si dice addirittura per mesi, Trump non li avrebbe restituiti. Il raid sarebbe stato fatto al fine di riportare quei fogli al loro legittimo posto.

Immediatamente al corrente degli eventi in svolgimento presso la residenza dell’uomo, numerosissimi supporters si sono schierati per strada e molti altri sono continuati ad arrivare urlando “Perquisite Joe Biden“, “Arrestate il figlio Hunter“, insieme ad altre chiarissime accuse nei confronti degli agenti all’opera, mentre membri di Antifa festeggiavano l’avvenimento sui social.

Stessa cosa é avvenuta per le strade di New York proprio sotto la Trump Tower e zone limitrofe.

Gli agenti dell’FBI, come riportato dal New York Post, hanno aperto ogni cassetto presente nella casa e cercato ovunque nell’ufficio privato di Trump, in un’operazione che in tutto ha richiesto più di 9 ore, come abbiamo detto.

Gli avvocati di Trump, pur chiamati dall’ex presidente per assistere alla perquisizione, non sono stati lasciati liberi di seguire gli agenti nelle 128 stanze di cui si compone la residenza di Mar O Lago, per cui sono assolutamente preoccupati che siano state impiantate cimici o altro atto ad intercettazioni ambientali ai danni della famiglia, anche perché pare siano stati costretti a spegnere le telecamere di sorveglianza presenti in giro.

Il raid ha visto impegnata una grande quantità di agenti dal distretto sud della Florida, circa 30, i quali si sono poi allontanati con un numero imprecisato di scatoloni il cui contenuto era e resta sconosciuto. Alcuni hanno ipotizzato che i documenti portati via dall’FBI consistessero in ricordi relativi alla presidenza tra cui lettere con i leader mondiali ed altro simile. Ma non é dato sapere con precisione.

Al netto di tutto vi sono alcune considerazioni da fare.

Intanto chi ha firmato il mandato di perquisizione della villa, Bruce Reinhart, non é proprio un magistrato qualunque. Per un periodo abbastanza lungo lo stesso ha interrotto la carriera di magistrato per lavorare per Jeffrey Epstein prima di ritornare al distretto sud della Florida. Che tipo di contatti ha mantenuto Reinhart con lo stato profondo per dare il via libera alla perquisizione della villa di Mar-a-Lago? C’é forse stato qualcuno che gli ha ordinato di firmare quel mandato? Non lo sappiamo, ovviamente, ma il dubbio, visti i precedenti é più che lecito.

Altra cosa che salta all’occhio (ed é riportata da molti commenti sui social) é che il governatore della Florida, Ron De Santis, non poteva non sapere che la perquisizione sarebbe avvenuta. Perché quindi non fermarla? Perché non dire nulla? Molti apprezzano Ron De Santis come il miglior governatore tra tutti e 50 gli stati della confederazione, e lo é per molti aspetti. Si é fatto amare dalla gente con il suo approccio in piena contro tendenza al covid e alla psicopandemia degli ultimi due anni. La Florida, insieme al Texas, sono divenuti i due stati verso cui migrare da New York, ad esempio, e da altri stati ultra dem che hanno reso la vita complicatissima ai loro stessi cittadini.

Ma vi é un aspetto che forse pochi considerano. Ron De Santis non ha mai fatto mistero del suo desiderio di presentarsi alle presidenziali del 2024. Nel partito repubblicano il consenso per Donald Trump é però ancora molto forte e probabilmente l’idea anche per lui di sbarazzarsi con il raid alla villa di un concorrente l’ha solleticato e anche parecchio. Probabilmente ha anche sperato che venisse trovato qualcosa in quei cassetti che avrebbe impedito all’ex presidente di ripresentarsi alle elezioni.

Anche i commenti degli altri politici lasciano un po’ perplessi.

In particolare ve n’é uno, quello di Andrew Cuomo, l’ex governatore di New York il quale in un Tweet ha pregato di fare le cose in maniera trasparente, cosicché la gente non creda che il raid sia soltanto una tattica politica dei democratici e che questa altrimenti faccia perdere legittimità e serietà alla commissione del 6 gennaio.

Appunto. Quello che sembrerebbe un post dedicato alla legalità e alla tutela del cittadino, in realtà potrebbe celare quello che ci siamo già detti il mese scorso. Perché si sa che lo stato profondo ama dire sempre quello che farà prima di farlo.

La perquisizione é stata fatta secondo i canoni di legge, e se Trump verrà trovato colpevole di fronte alla legge sarà solo il triste epilogo di un’operazione svolta alla luce del sole. E la commissione del 6 gennaio verrà preservata.

Ultimo step per completare il piano dei democratici é mandare l’ex presidente dietro le sbarre.

Ci riusciranno?

Inutile dire che i prossimi mesi che ci separano dalle midterm saranno letteralmente infuocati.

MARTINA GIUNTOLI

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