Pare che ieri sera a Porta a Porta ci sia stata una lacrimevole sfilata di belle ragazze che si spacciavano per “le mogli degli Azov”, le quali hanno tentato di commuovere il pubblico di RaiUno con la triste sorte dei loro mariti nei sotterranei dell’Azovstal.
A parte l’uso indegno dei nostri soldi, che tutti siamo costretti a pagare nella bolletta della luce, è evidente che la battaglia per l’umanizzazione dei nazisti si intensifica. D’altronde, è ormai chiaro che l’opinione pubblica italiana non si convertirà mai all’intervento bellico diretto finché ritiene che il proprio Paese stia dalla parte di un governo nazista. Quindi le si tentano tutte per convincerci di una narrazione improbabile, che vede gli Azov come coraggiosi partigiani che difendono il proprio sacro suolo dall’invasione di un cattivo aggressore.

Già, perché la frase magica di questa operazione pubblicitaria è proprio “C’è un aggressore ed un aggredito”: avete notato come ne venga richiesta la recita ad ogni intervistato? Un po’ come quando in tv si doveva professare la fede “i vaccini sono sicuri ed efficaci” anche prima di commentare i risultati del basket. E’ una dichiarazione su da che parte si stia e che dà la patente di intervistabile.

L’ultima reclutata a recitare la filastrocca è Cecilia Strada, proprio ieri sera. “C’è un aggressore ed un aggredito” ripete 12 volte in un post vòlto a spiegare, alla fin fine, che gli Azov tanto male non sono. Stanno reclutando personaggi cari alla sinistra buonista, perché (sappiatelo, senza illusioni di sorta) è quella parte di popolazione che li preoccupa. E’ la sinistra non piddina che sta tirando calci, tra pacifismo ed antinazismo, quella sinistra che conosce bene il dramma del Donbass -ne parlava persino l’Espresso ai tempi- e che non vuole andare in guerra per la Nato. Devono convincere loro e il 20% che rappresentano, perché dell’altro 30% di cosiddetti “putiniani novax” se ne fregano altamente.

Tornando alle ragazze del casting di Porta a Porta, sono sicuramente frutto di una selezione della famosa “centrale media” che sta gestendo l’operazione mediatica sull’Ucraina, tant’è vero che sono accompagnate nientemeno che dal fondatore di quell’altra “operazione belle ragazze” di firma anglosassone chiamata Pussy Riot.  Perché le vere “mogli Azov” erano già state trovate tempo fa da amici oltreoceano: individuate su Instagram e Onlyfans a vendersi le foto nude mentre, come recita il testo in inglese, i mariti “vengono cotti nel calderone di Mariupol”.

Davvero delle sante donne.

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