Stati Uniti e Cina stanno arrivando al muro contro muro. La causa è l’annunciato viaggio a Taiwan, in agosto, di Nancy Pelosi, presidente della Camera dei Rappresentanti statunitense: la terza carica dello Stato.

La Cina rivendica come parte integrante del proprio territorio l’isola di Taiwan, che è difesa dagli Stati Uniti. Per evitare incidenti, negli ultimi vent’anni sono andati a Taiwan al massimo dei parlamentari statunitensi: non però le più alte cariche dello Stato. E ora la musica improvvisamente cambia. Si fa cupa e minacciosa.

La data del viaggio non è nota per “motivi di sicurezza”. Se la Cina non reagisse all’arrivo di Pelosi a Taiwan con le pubblicamente annunciate misure “energiche e decise”, perderebbe la faccia: tanto più che ha mandato “severi avvertimenti” anche attraverso canali riservati. Nello stesso modo, perderebbero la faccia gli Stati Uniti se il viaggio saltasse: è già accaduto in primavera, ufficialmente perché Pelosi era diventata positiva al Covid. Una nuova cancellazione dovuta a motivi di salute non sarebbe credibile neanche se comportasse un ricovero in ospedale.

Due grandi potenze non arrivano inavvertitamente al muro contro muro in cui chi si ritira perde la faccia. Gli Stati Uniti sono convinti che la Cina bluffi, e viceversa? Ciascuno dei due vuole saggiare le reali intenzioni dell’altro? Somiglia alla situazione in cui erano, a gennaio, Stati Uniti e Russia a proposito della crisi in Ucraina: e non è finita bene.

C’è un particolare che richiama tremendamente quello che accadde allora. Il punto dolente, ricordate?, era l’intenzione dell’Ucraina di entrare della NATO: un fatto che per la Russia costituiva una minaccia. Gli USA rispondevano che l’Ucraina è Paese sovrano e non potevano influenzarne le decisioni: come se da Washington nessuno avesse mai telefonato a Kiev. Ebbene, ora accade una cosa analoga a proposito del viaggio di Nancy Pelosi.

Il presidente Biden, in un soprassalto di buonsenso, ha infatti ammesso che quella visita a Taiwan secondo i militari non è una buona idea. Però non è intervenuto per fare cambiare idea a Nancy Pelosi quando ancora poteva ingranare una dignitosa retromarcia. Formalmente, Pelosi è libera di decidere da sé se quando partire nonché dove andare. In pratica è ridicolo. La prima e la terza carica dello Stato che non si consultano! Appartengono tutti e due al Partito Democratico, e la situazione è così delicata…

Non solo. Nancy Pelosi ha quasi scherzato sulle preoccupazioni di Biden. Con sprezzo dell’inverosimiglianza, ha affermato di non avere discusso della cosa con lui. Soprattutto ha aggiunto: magari teme che il nostro aereo venga abbattuto dalla Cina.

C’è poco da scherzare. E’ effettivamente inverosimile che l’aviazione cinese attacchi l’aereo di Nancy Pelosi. Ma è già più verosimile, ad esempio, che i caccia cinesi lo seguano violando lo spazio aereo di Taiwan: il livello dell’escalation aumenterebbe ulteriormente. E come andrebbe a finire?

Sta di fatto che, dopo aver preso a sassate l’orso russo causando la guerra in Europa, gli Stati Uniti ora tirano sassi anche al dragone cinese. Non è un bel segnale per il mondo. C’è anzi da avere paura.

GIULIA BURGAZZI

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