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Notizie20 Ottobre 2021

L’Ambasciata d’Ungheria castiga le fake news di Repubblica

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
L'ambasciatore Adam Kovacs analizza le fake news pubblicate da La Repubblica, evidenziando le imprecisioni dell'articolo di Andrea Tarquini. Si discute anche della reazione diplomatica dell'Ungheria e delle implicazioni per il giornalismo mainstream.
Punti chiave
  • L'articolo di Repubblica accusa l'Ungheria di corruzione e scandali.
  • L'ambasciatore Kovacs scrive una rettifica dettagliata all'articolo.
  • Repubblica decide di non pubblicare la rettifica dell'ambasciatore.
  • Kovacs rende pubblica la lettera per difendere l'immagine dell'Ungheria.
  • Il caso evidenzia problematiche nel giornalismo e nella diffusione di notizie.
L'articolo

Chi di fake news ferisce, di lettera perisce. Nel giorno 28 settembre 2021, l’illustre quotidiano La Repubblica informava i propri lettori della seguente notizia: “Ungheria, un miliardo di euro per 6 chilometri di ferrovia: lo scandalo dell’ex idraulico amico di Orbán”. Il tono del pezzo, ad opera della penna di Andrea Tarquini, è quello consueto a cui ci hanno abituato i giornali mainstream quando si parla di Ungheria, Russia, Brasile, Trump e tutti quei “nemici del sistema” considerati sassolini nella scarpa: basse insinuazioni, sottili allusioni su dittature oligarchiche, accuse più o meno velate di corruzione, il tutto vòlto a dipingere sempre il solito quadro di squallore e pastette.

Stavolta però si deve essere passato il segno, perché l’Ungheria reagisce. L’ambasciatore Adam Kovacs prende carta e penna, scrive una rettifica di fuoco con cui smonta punto per punto le “lievi imprecisioni” che costellano l’intero articolo, e la invia a Repubblica in data 8 ottobre.

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Repubblica la cestina.

Ora, tutti sappiamo che la diplomazia è questione delicata, in cui occorre sapersi muovere con discrezione. Ma siccome stavolta si è passato il segno, l’ambasciatore rende pubblica la lettera (la trovate in calce). Leggendola viene voglia di nascondersi sotto un mattone, al posto dell’incauto redattore: la sequela di falsità e baggianate messa insieme al solo scopo di infangare qualcuno è davvero imbarazzante. Riuscire anche nell’intento di far imbufalire pubblicamente un ambasciatore di uno Stato europeo è anche impresa non da poco. Ma Repubblica nel dare “notizie certificate” è top level: fa parte di quel Trust Project la cui missione è “Rafforzare la pubblica fiducia nelle notizie tramite responsabilità e trasparenza“. Ma non solo: Repubblica si è anche assunto il gravoso compito, attraverso “L’Osservatorio Italiano sui Digital Media“, di “lavorare per distinguere il vero dal falso”. Come certifica l’ambasciatore d’Ungheria, ci sono riusciti benissimo.

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