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Notizie22 Settembre 2021

Nasce l’Osservatorio che sa distinguere “il vero dal falso”

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Debora Billi analizza la nascita dell'Italian Digital Media Observatory, evidenziando la lotta contro le fake news. Si discute anche del coinvolgimento di nomi noti e delle critiche all'iniziativa, definita da alcuni come orwelliana.
Punti chiave
  • Nasce a Roma l'Italian Digital Media Observatory per combattere le fake news.
  • Partecipano nomi noti come Gianni Riotta e Gentiloni.
  • L'iniziativa è finanziata dall'Unione Europea.
  • Critiche da Stefania Maurizi che la definisce orwelliana.
  • Si mette in discussione la libertà di informazione sul web.
L'articolo

Ci era riuscito forse solo Nostro Signore, duemila anni fa, a distinguere il grano dal loglio. Ma personaggi della levatura di Gianni Riotta e Gentiloni non si lasciano intimorire da tale sfida senza precedenti: nasce così a Roma l’Italian Digital Media Observatory. Se ne sentiva francamente il bisogno, dell’ennesimo organismo  dedicato alla lotta alle fake news in Rete e ad un’affermazione più efficace della narrazione che già ci viene propinata 24/7 da tutti i media. Sia mai che qualcuno sfugga.

I partecipanti all’iniziativa sono tutti nomi noti che già suonano in orchestra: dall’ Università Luiss Guido Carli a RAI e TIM; dal Gruppo GEDI La Repubblica al Corriere della Sera, dagli ineffabili Reporters Sans Frontières alla solita House Ambrosetti , e vari altri specialisti in verità. E chi è il magnifico sponsor (cioè caccia materialmente i soldi per l’operazione)? Neanche a dirlo, l’oppressore in chief: ovvero l’Unione Europea.

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Lavoreremo per insegnare a distinguere il vero dal falso.

Così Gianni Riotta, sempre sicuro di sé. Davvero esilarante, invece, il messaggio del Ministro Di Maio:

l’onda di disinformazione e fake news cui abbiamo assistito negli ultimi anni in Europa e nel mondo rischia di indebolire il diritto a una corretta informazione.

Dieci anni fa avrebbe forse invocato la chiusura del blog di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, la prima fonte di controinformazione in Italia all’epoca e quella che gli ha consentito di diventare ministro. E magari sarà proprio lui a rivendicare lo scranno del futuro probabile Ministero della Verità. Un’esagerazione? Non tanto. Stefania Maurizi del Fatto, giornalista italiana vicina a Wikileaks e a Julian Assange, definisce l’iniziativa allucinante e orwelliana, e ne denuncia la cooperazione anche con l’Alliance of Democracies: un think tank dell’apparato militare-industriale Usa supportato da Fondazione Bush e Atlantic Council. Davvero un giardino di delizie.

Io mi chiedo come Repubblica e Corriere possano prestarsi ad un’operazione come questa.

Stefania Maurizi cade dalle nubi. Noi un po’ meno: sappiamo da tempo che gli imbavagliatori professionisti si ammantano della definizione di strenui difensori della verità. Ma cercare di bloccare la libera circolazione delle informazioni sul web è un po’ come voler fermare il vento con le mani, e questo sul “manuale Orwell” non era stato previsto.

DEBORA BILLI

 

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